I politici facciano meno annunci sui vaccini: aumentano solo confusione e diffidenza fra i cittadini

Venerdì 20 Novembre 2020

Caro direttore, 
il primo ministro, Giuseppe Conte, assediato dalle proteste di tutte le categorie danneggiate dalle chiusure imposte dall'ultimo decreto, ha lanciato l'ennesima promessa: tre milioni di dosi di vaccino anti covid entro Natale, più altri 10 milioni di dosi nei primi mesi del nuovo anno. Ma secondo Guido Rasi, direttore esecutivo dell'Ema, l'agenzia europea del farmaco con sede ad Amsterdam «se tutto andrà liscio potremmo autorizzare i primi vaccini tra gennaio e febbraio, ma una vaccinazione di massa sarà possibile solo per metà 2021». Per Nicola Magrini, direttore generale dell'Aifa, l'agenzia italiana del farmaco, «potremo dire di essere usciti dall'emergenza Covid quando almeno il 70% delle persone sarà immunizzato, ossia la soglia minima che serve a raggiungere la cosiddetta immunità di gregge che impedisce al virus di circolare». Inoltre per ottenere una piena immunizzazione per tutti servirà un richiamo a distanza di tre settimane. Perché allora promettere un vaccino quando non è ancora disponibile? Perché invece non si inizia ad organizzare la logistica per la loro distribuzione?

A.C.Padova 


Caro lettore, 
le aziende farmaceutiche impegnate nella ricerca e produzione del vaccino hanno un'evidente interesse a diffondere notizie positive sulle loro sperimentazioni in corso. Si è visto cosa è successo nei giorni scorsi alle azioni del colosso farmaceutico Pfizer dopo che ha comunicato i risultati della fase 3 della sperimentazione del loro vaccino anti-Covid. In un solo giorno il titolo del colosso americano, alla notizia che il vaccino risulterebbe efficace nel 90% dei casi, ha guadagnato il 10% trascinando al rialzo le Borse di tutto il mondo. E la corsa al rialzo del titolo Pfizer è proseguita anche nei giorni successivi. La politica e i consulenti dei governi dovrebbe invece usare la massima cautela quando parlano di vaccino. Dovrebbero essere molto prudenti prima di avventurarsi in date, numero di dosi a disposizione, efficacia dei prodotti. E questo non solo per una ovvia ragione di credibilità e di serietà. C'è anche per un altro motivo. Come ha evidenziato anche il nostro Osservatorio del Nordest pubblicato l'altro ieri, una quota consistente di cittadini ( più di un terzo) è diffidente nei confronti del vaccino, non sarebbe insomma intenzionata a usarlo. Un atteggiamento che sconta una certa quota di irrazionalità ed emotività, ma di cui occorre tener conto. E certamente annunci e promesse non confortati da dati certi e da impegni precisi contribuiscono solo ad aumentare confusione, dubbi e scetticismo nelle persone. Sarebbe bene applicare che su questo tema la politica applicasse una vecchia regola: contare fino a dieci e poi...stare zitti. La battaglia al Covid ne guadagnerebbe.

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