​La competizione nella società
e la meritocrazia mortificata

Venerdì 11 Aprile 2014
Caro direttore,

è in gioco il futuro di una società che, oggi più che mai, ha bisogno di riscrivere le regole del vivere insieme. Una società che si è nutrita per anni di un’ideologia ultra-individualistica e competitiva che ci ha spinti a credere che l’unico modo per emergere e dare un senso alla propria vita fosse battersi sempre contro tutti, schiacciando i più fragili e mostrando di essere i più forti. Una società che oggi sta facendo i conti con i risultati di questo "egoismo assoluto" che, dopo aver cercato di cancellare ogni forma di solidarietà e di cooperazione, si rende conto di non essere più in grado di andare avanti.



Perché coloro che si sono persi per strada sono troppi; e adesso chiedono il conto di quell’esclusione. E anche chi sembra avercela fatta, paga poi a livello esistenziale il peso del proprio successo. Nella vita nessuno può "avere tutto" ed "essere tutto". Come scriveva Oscar Wilde, però, "le cose della vita non si studiano né si imparano, ma si incontrano".




Francesco Criserà

Padova




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Caro lettore,

nella sua vastissima produzione di aforismi Oscar Wilde ha anche scritto che "L'egoismo non consiste nel vivere come ci pare, ma nell'esigere che gli altri vivano come pare a noi". Ma c'è un'altra frase celebre dello scrittore irlandese che è forse più indicata all'argomento della sua lettera. Wilde diceva che: "Bisogna sempre giocare onestamente, ma solo quando si hanno le carte vincenti".



A me sembra che questo, forse più dell'esasperato individualismo e della competizione, sia stato e sia il male profondo della nostra società, in particolare della società italiana. La diffusa attitudine cioè a non rispettare le regole, a farsi largo e spazio in ogni modo e a ogni costo. Ma questo è il risultato di un sistema che ha ignorato e in larga parte ancora oggi ignora i meriti e privilegia, ad ogni livello, nella selezione delle sue classi dirigenti, locale e nazionale, le logiche di appartenenza ai risultati e alla capacità di raggiungerli.



La competizione, nella sua sana accezione, è uno dei motori della società. Non è il male assoluto e non va demonizzata. Il male è una competizione che mortifica la meritocrazia e che si sviluppa senza regole chiare e (quanto più possibile) uguali per tutti.

Ultimo aggiornamento: 13 Aprile, 13:49