La caduta del Muro ha cambiato il nostro mondo, ma l'Europa ha mostrato tutta la sua fragilità

Domenica 10 Novembre 2019
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Caro direttore,
oramai mi pare il momento, a trent'anni dell'abbattimento del muro di Berlino, il muro del comunismo, di revisionare la storia contemporanea, partendo seriamente dalle scuole. Si sta facendo più danno culturale, tranne quelli che non si fanno usurare psicologicamente dalla stessa musica dell'antirazzismo e dalla paura del diverso. La paura del fascismo, dell'antisemitismo ecc. Si confonde il teppismo degli stadi e nelle strade, dando la colpa agli estremismi politici. Abbiamo bisogno di un gesto di Salvini e figlia per stemperare il clima di odio?
Francesco Pingitore
Belluno



Caro lettore,
non bisogna aver paura della storia e bisogna aver consapevolezza del presente. La caduta del Muro fu un grande giorno di libertà e segnò la fine di una tragica illusione. Costata milioni di morti. Ma quell'evento così carico di simboli, segnò anche la fine di un mondo in cui la politica traeva la sua principale legittimazione dall'essere contro qualcosa. L'anti-comunismo e l'anti-capitalismo erano le travi su cui si reggevano i fragili equilibri internazionali ma che regolavano anche gli equilibri politici interni e continentali. Caduto il Muro, non è solo crollato il sistema sovietico, è cambiato il mondo, almeno il nostro mondo, di europei e di occidentali. Ma l'Europa del dopo Muro ha mostrato tutte le sue debolezze: è diventa più grande, allargandosi a molti dei paesi subito usciti dall'orbita sovietica, ma ha mostrato anche tutta la sua fragilità. Venuto meno il collante anti-sovietico, l'Europa non ha saputo darsi una nuova e forte identità e ha smarrito il suo ruolo guida nel mondo. Il risultato è ciò che abbiamo oggi sotto gli occhi a 30 anni dalla caduta del Muro: una democrazia stanca, come è stata efficacemente definita, con classi dirigenti logorate e cittadini disillusi. Che in un contesto di questo tipo, ulteriormente deteriorato da una lunga crisi economica, trovino terreno fertile estremismi, nazionalismi esasperati e fenomeni deteriori come i rigurgiti antisemiti, non è purtroppo strano. Ma la risposta che queste derive impongono non può arrivare da letture semplicistiche della realtà. Non basta rispolverare l'antifascismo o urlare all'emergenza democratica per coprire le proprie inadeguatezze. Non è il passato che dobbiamo temere. Ciò che ci deve preoccupare è l'incapacità di fare i conti con il presente e la sua nuova idea di democrazia. Un presente che è figlio diretto della caduta del Muro. Ultimo aggiornamento: 15:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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