Vivi in un ambiente di lavoro negativo? Ecco 10 domande per scoprirlo

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Vivi in un ambiente di lavoro negativo? Ecco 10 domande per scoprirlo
Ansia, insonnia, depressione, irritabilità, deficit di concentrazione e disturbi del sonno: il luogo di lavoro a volte può tramutarsi in un vero e proprio incubatore di malessere se le relazioni con i colleghi e con i superiori non funzionano come dovrebbero. I sintomi dello stress professionale colpiscono un italiano su cinque, come è emerso dai dati presentati durante un incontro all'ospedale Fatebenefratelli di Milano in occasione della Giornata mondiale della Salute mentale 2017, lo scorso ottobre. Nel nostro Paese sono quasi 6 milioni gli italiani che lo sperimentano. Molto spesso la colpa è dell’ambiente in cui devono operare e delle organizzazioni aziendali non a misura di persona. Un problema che si traduce in un calo di produttività e in giornate di lavoro sprecate.

Fra colleghi malevoli e scaricabarile, capi poco attenti e scarsa comunicazione, le ore passate al lavoro rischiano di tramutarsi in un campo di battaglia. “Quando interveniamo in un’azienda, nella maggior parte dei casi, i problemi che riscontriamo sono legati alla comunicazione con i reparti e tra i reparti, tra colleghi, con i capi”, spiega Marco Lamacchia, life&business coach, autore di "Il metodo anticrisi", prossimo all’uscita in libreria per Mind Edizioni: un prontuario di metodi efficaci per migliorare le performance lavorative intervenendo sull’organizzazione aziendale. “Cambiare un clima stressante si può – spiega il coach – a patto di conoscere con chiarezza quali siano le problematiche esistenti e su cui intervenire. Per farlo è necessario che dirigenti e lavoratori si pongano domande precise. Ci sono comportamenti e situazioni che possono indicare le aree di crisi, e scoprirle è il primo passo per trovare le soluzioni che aiuteranno a riportare salute e benessere all'interno del luogo di lavoro”.

Ecco dieci domande stilate dall’esperto con cui si può provare a capire se il clima di lavoro che si respira in azienda è adeguato o invece dannoso per i dipendenti (e gli affari).
1. Ciascuno dei dipendenti conosce e comprende le priorità del reparto nel quale lavora?
2. Ciascun dipendente ha sufficiente libertà e credibilità nell’esprimere opinioni circa le decisioni che possono influenzare il suo lavoro?
3. I conflitti vengono ignorati o vengono affrontati in modo trasparente?
4. Nel reparto sono previsti spazi, iniziative, momenti per migliorare le competenze?
5. I responsabili tengono aggiornati riguardo le novità tutti i membri del reparto?
6. I membri del reparto sono disponibili ad offrire sostegno spontaneamente, in caso di necessità, per aiutare un collega a risolvere un problema complesso?
7. Gli orari e i turni di lavoro sono adeguati alle esigenze personali e del reparto?
8. Le risorse umane e le risorse tecnologiche sono adeguate?
9. Andresti in vacanza con i tuoi colleghi?
10. Sei orgoglioso di lavorare nel tuo reparto e per la tua azienda?
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Sabato 13 Gennaio 2018, 16:30






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3 di 3 commenti presenti
2018-01-13 21:45:10
Si, vabbe... Fuori dal mondo, proprio.
2018-01-13 19:25:42
11) ritieni di collaborare in maniera leale con il tuo responsabile? 12) al termine di una giornata lavorativa elabori ed evidenzi i problemi riscontrati verificando procedure e competenze? 13) evidenzi al tuo responsabile, con lealtà, eventuali tue incompetenze in modo che tu possa essere inserito in un ciclo di apprendimento? ecc... indicare solo gli errori dall'alto verso il basso per fare il bignami del piccolo frustrato non aiuta a creare un clima sereno nel lavoro
2018-01-14 08:52:45
Scritte in seconda persona singolare già si capisce dove si vuole sia la colpa. Si potrebbe scrivere: ritieni utile collaborare...? Ritieni utile evidenziare...? In certi posti il solo dire di non sapere, o di proporre, o non avere i mezzi significa non avere il contratto rinnovato.