Venezia e l'accoglienza: la storia di Pasquale

Martedì 3 Aprile 2018
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Venezia è una città di antica consuetudine folcloristica che si riassume oggi con il brand “Carnevale di Venezia”. Una città che, anche grazie alla sua rinomata attitudine mercantile e carnevalesca vogliosa di concedere a tutti la possibilità di vivere e lasciar vivere chiunque senza pensieri, ha sempre saputo accogliere e rispettare personaggi dalle caratteristiche più svariate: dai più lontani D’Artagnan, un appassionato di spade, Bepi comunista che sempre ubriaco urlava a squarciagola “Voglio morire!”, Giacobbe Anumereta perché quando parlava dava sempre i numeri, o meglio date sbagliate; ai più recenti Adriano l’omo dele piante, famoso per “Ma no ti ga na casa ciò?” e Marea, che intratteneva tutti con i suoi discorsi e debutti canori.

Da un po’ di tempo c’è Pasquale Aita che si è assunto l’onere di regalare qualche attimo di serenità a persone “dis-esistenti”, cioè una buona parte di coloro che ogni giorno attraversano Piazzale Roma frettolosamente come automi, con una mente ormai sopraffatta da tecnologia, lavoro, politica, denaro, e problemi di ogni sorta dettati da una società ormai arida di sentimenti. Questa è la missione di Pasquale; questo è il suo lavoro non retribuito: infatti lui non chiede l’elemosina, come invece purtroppo fanno molti africani tra le calli con il braccio teso che ostacola il passaggio, né tanto meno truffa i turisti o importuna la gente. Un pomeriggio, io e una mia amica volevamo fare due chiacchere con Pasquale.

Dopo qualche giro lo abbiamo trovato nella sala d’attesa della biglietteria Ve.La. a fianco delle casse del garage comunale. Era seduto in un angolo che, silenzioso, ascoltava musica con le cuffiette in questa saletta di cui non si conosce l’esistenza, nemmeno la si nota, tant'è vero che era deserta. Nessun turista, nessuno passava per di là, e i dipendenti Ve.La. non sembravano disturbati dalla sua presenza, visto che intrattengono buoni rapporti con lui, come in passato alcuni di loro hanno raccontato. Così decidiamo di fermarci proprio nella saletta per chiacchierare un po’ con Pasquale convinte di non dare fastidio a nessuno.

Pasquale ha tante cose da raccontare e ascoltarlo è interessante perché si capisce quanto sia una bella persona con dei principi, un’educazione e una cultura che molti purtroppo non hanno. Poco dopo, però, interrompendo un importante momento di integrazione sociale, si presentano i Carabinieri intimando Pasquale di uscire perché quello non è un posto per lui. Vorrei tanto conoscere quei dirigenti AVM - Ve.La. che hanno il buon cuore di preservare la sala d’attesa da persone (per loro) di serie B… come se tutti i turisti che invadono la nostra città fossero di serie A, ah-ah! So che questo invito a lasciare gli spazi aperti al pubblico di Ve.La. si è ripetuto in altre occasioni.

Ci domandiamo che fastidio possa mai dare: ci sono turisti indubbiamente più inopportuni di lui. Spero che questa lettera giunga oltre che al Gruppo AVM, anche al Comune e alle Forze dell’Ordine, che si mettano una mano sulla coscienza e che vicarino i principi politici con quelli etici. Allora perché non ci si concentra su chi chiede, o per meglio dire pretende, l’elemosina o su chi occupa abusivamente le case comunali? Perché non si blocca l’apertura di negozi souvenir o di somministrazione alimenti e bevande per incentivare i veneziani ad aprire attività di servizi ai cittadini? Torniamo a essere veri veneziani: da secoli cosmopoliti, folcloristi, felici, UNICI.

Due residenti veneziane

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