Omicidio di Giulio Regeni, l'assurdo "garantismo" per i 4 imputati egiziani

Venerdì 15 Ottobre 2021

Caro Gazzettino,

la terza sezione della Corte d’Assise di Roma si è rifiutata di aprire il processo contro i 4 agenti dei servizi segreti egiziani accusati dalla Procura di Roma di aver sequestrato, torturato ed ucciso Giulio Regeni nel febbraio 2016. Lo ha fatto sostenendo che non vi è la certezza che i 4 accusati fossero a conoscenza delle imputazioni a loro carico e quindi non si potesse procedere contro di loro neppure in contumacia.

Questa decisione è venuta nonostante i nomi degli agenti e le loro imputazioni fossero noti da tempo e fossero stati comunicati da anni al Governo e alla magistratura egiziani. I quali hanno sistematicamente non solo rifiutato ogni collaborazione, ma anzi ostacolato in ogni modo la ricerca della verità sulla morte di Giulio Regeni. Per una fraintesa tutela dei diritti di persone che violano sistematicamente i diritti umani fino alla pratica dell’omicidio, sulla base di un ossequio formale alle leggi italiane ed europee che tutelano ogni individuo, la Corte d’Assise di Roma si è rifiutata di cercare verità e giustizia per un cittadino europeo massacrato in Egitto.

Non so se questa decisione sia stata dettata dal timore di affrontare un processo comunque difficile, e dal desiderio di evitarlo magari trincerandosi dietro un cavillo legale. Quel che è certo però - e su questo la Magistratura italiana, ma anche il Governo italiano dovranno assumersi una piena e chiara responsabilità - è che il messaggio ed il precedente che ci arrivano da questa decisione sono devastanti: nel futuro qualsiasi cittadino italiano potrà essere torturato ed ucciso impunemente da appartenenti ai servizi di sicurezza di Stati autoritari, quando questi ultimi riterranno di farlo.

Mario Breda
Padova

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