Ecco perchè le aperture
domenicali sono un fallimento

Giovedì 13 Marzo 2014
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Caro Gazzettino,

torna d'attualità il dibattito sulle aperture domenicali dei negozi, meglio identificate con le aperture domenicali dei centri e dei parchi commerciali, perchè in realtà i piccoli punti vendita hanno aderito in piccolissima parte.



Da operatore del settore ribadisco che le aperture domenicali sono da considerarsi un fallimento perchè non hanno assolutamente raggiunto lo scopo e l'obiettivo che si erano prefissate, cioè, l'aumento dei consumi e l'aumento dell'occupazione per un rilancio dell'economia.



In questi due anni i dati economici italiani sono talmente chiari che sono esattamente l'opposto di ciò che si voleva : contrazione dei consumi anche nell'alimentare, aumento della disoccupazione e un numero impressionante di piccole attività commerciali chiuse. E su questo facciamo una riflessione : i dipendenti " storici " della grande distribuzione hanno subìto il lavoro domenicale , prima non c'era e non hanno avuto alternative a non accettarlo ( ritorsioni? ); i pochi dipendenti assunti nella grande distribuzione sono quasi esclusivamente a tempo determinato ( tre/sei mesi ), per non parlare, ma pochi lo sanno, che anche nella grande distribuzione ci sono dipendenti in cassa integrazione o con contratto di solidarietà.



Consideriamo invece il titolare di un negozio che gestisce la sua attività da solo, magari dentro un centro commerciale ( ce ne sono ancora a Mestre, nel Veneto e in Italia ) : come fa a lavorare 7 giorni su 7, tutto l'anno salvo Natale, S. Stefano, Capodanno, Pasqua e Pasquetta, 12/13 ore al giorno?



Il fatto che ci siano moltissime categorie di lavoratori che lavorano alla domenica è scontato, ma sono categorie di lavori utili per il prossimo ( polizia, trasporto pubblico, medici, ecc. ). Ci sono poi i dipendenti dei parchi, cinema, ristoranti e tutti quei lavori dove c'è il dilettevole per il prossimo. Andare al Centro Commerciale di domenica è utile e dilettevole? No, è solo un'opportunità in più per il consumatore, che poi la paga nel prodotto finale che acquista, perchè tenere aperto la domenica costa e il maggior costo ricade sul prodotto che si compra ( o forse è bello chiudersi dentro un capannone tutta la domenica a guardare le vetrine e mangiare un pezzo di pizza? )



Un'altra questione logica è che, chi ha 1.000, spenderà 1.000 anche in sette giorni di apertura, non ne spenderà 1.100 e oltretutto certe attività commerciali ormai lavorano solo al sabato e alla domenica, dal lunedì al venerdì non ci va quasi più nessuno. Quando si guarda all'Europa, guardiamola anche qua : nessun paese europeo ha le aperture domenicali come le nostre, sono tutte regolarizzate come era prima anche in Italia e se guardiamo alla vicina Austria e alla Germania i negozi sono chiusi anche al sabato pomeriggio.



L'idea quindi è quella di tornare ad un ritorno alle domeniche regolarizzate, perchè le domeniche di apertura selvaggia non hanno portato alcun beneficio.

Infine chiudo con un altro argomento che riguarda questa cementificazione selvaggia di capannoni commerciali nelle periferie di Mestre : è talmente evidente che ci sono troppe attività commerciali per il bacino d'utenza ( perchè mai uno da Treviso o Padova deve venire a Mestre al Centro Commerciale quando ci sono anche lì e uguali ? ) che prima o poi ci troveremo gran parte di questi capannoni chiusi ( come la Marghera industriale ? ), dopo aver desertificato e ucciso il commercio e la vita sociale del Centro di Mestre quanti si ricordano la Piazza Ferretto dove facevi fatica a camminare da quanta gente c'era ? )



Federico Dabalà

Zelarino (Venezia)
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