​Quarantena. Una parola, cento significati e mille emozioni

Martedì 7 Aprile 2020
un salice piangente
Caro Gazzettino,
sono una studentessa di seconda superiore, ho 16 anni e voglio condividere con i tuoi lettori questo mio racconto sull'emergenza Coronavirus.

Quarantena. Una parola, cento significati e mille emozioni. Il mondo si è fermato e questa volta per davvero: le strade isolate e desolate brillano e sembrano appena state lastricate, l’erba cresce incolta nei parchi ormai abbandonati che, a gran voce e piangendo rugiada, invocano la compagnia di quei bimbi strillanti che tanto si erano rotolati nell’ardore ed il profumo di quei prati sempreverdi.

Il salice piangente vicino al fiume, mi scruta guardingo e mi sussurra, ormai vecchio, che aveva ragione. Si narra infatti che ogni salice piangente accoglie un amore finito male e che, ogni ramo, dai più piccoli ai più lunghi, si dispera per esso. È così, non abbiamo amato abbastanza il nostro mondo, la nostra Terra, che ora si ribella e decide di prendersi i propri spazi, brillando indisturbata alla luce di questo vivido ma nostalgico sole. E noi siamo ora quei piccoli rami, che piangiamo il ricordo di una vita perfetta.

Una punizione, una rivincita, un consiglio, una catastrofe o nulla di tutto ciò. Riesco solo a pensare al silenzio straziante che, oggi, fa più rumore del frastuono dei ritmi frenetici della città.

I negozi chiusi, i coprifuoco e i telegiornali che, non appena riusciamo a distrarci, ci riportano violentemente alla realtà con soli numeri, formule e immagini; siamo chiusi in una grandissima Escape room, il mondo, dove non ci sono né porte, né finestre. È una sfida ma senza limiti di tempo, dobbiamo cercare l’uscita senza abbandonare però gli scenari che, ormai racchiusi nelle nostre ardenti iridi, hanno stravolto la nostra vita.

Quarantena. Non avrei mai immaginato che un giorno, la casa sarebbe stato il luogo più sicuro per sfuggire alla sofferenza. Io, innamorata delle lunghe biciclettate all’aperto con la brezza che giocherellava serena tra i miei boccoli ribelli, e amante delle passeggiate a tarda sera, quando il sole sfiorava per un attimo i campi in fiore, oggi sono qui a guardare il cielo, in cerca di risposte. Quando i pensieri scorrevano ripidi e scoscesi come rapide indomate e la mente si annebbiava, il mio rifugio sicuro era il profumo tagliente dell’aria fredda che pian piano cominciava a scaldarmi il cuore. La soluzione ad ogni problema, ad ogni incertezza e dolore, l’ho sempre trovata nella libertà, nel poter uscire di casa, inforcare la bici e correre libera senza una meta precisa. Potevo alzarmi in volo e cavalcare le nuvole o abbracciare il sole che ricambiava raggiante e mi restituiva tutta quella luce che, nei brutti periodi, le lacrime avevano spento. Quando ormai i raggi della bicicletta non si riuscivano più a distinguere, cominciava poi un altro viaggio: quello dentro di me. Più l’asfalto diventava leggero sotto le ruote sottili e più mi addentravo negli abissi dell’anima.

Un viaggio alla scoperta di quelle emozioni che, come gli infiniti libri posti sui grandi scaffali di una biblioteca, attendono solo di essere lette, decifrate e amate come si adora il profumo delle pagine nuove oppure quelle antiche ingiallite. Così, come ogni libro è destinato a un lettore, ogni sentimento nasce fragile e innocente perché qualcuno possa segretamente prendersene cura.

Quarantena. Fra queste mura non posso fuggire e i pensieri rimbalzano furiosi tra le pareti troppo strette di questa grande casa, che mi protegge ma non sempre mi rende felice. Ora che, forse dopo anni, ho tempo per fermarmi a pensare, vengo travolta da un mare di sensazioni, anche quelle che le giornate frenetiche di quella vita ormai lontana riuscivano a mettere a tacere.

La verità però è che possiamo silenziare o mettere in vibrazione un cellulare ma non saremo mai in grado di farlo con un sentimento che, libero e giocondo, scalpita dentro di noi e ci percorre con un brivido fulmineo.

Mi mancano gli amici, le corse a perdifiato per salire sull’autobus affollato, il continuo guardare l’orologio prima del suono dell’ultima campanella, gli abbracci, i complimenti per le scarpe nuove, il banco perennemente in disordine, i pianti per i brutti voti, le strette di mano, gli sguardi d’intesa, le urla durante la ricreazione e le litigate che poi si trasformavano nelle migliori risate.

Quarantena. Un periodo troppo lungo e indescrivibilmente surreale, ma che mi ha permesso di scrutare più a fondo e con occhi diversi la realtà.

Quarantena. Una parola, cento significati, mille emozioni. Il mondo si è fermato ma il mio sorriso, anche se sotto una mascherina bianca, continua a splendere nella speranza ed il sogno del giorno in cui, insieme, riusciremo a uscirne per rimetterci in gioco più forti e consapevoli che mai.

El. Bi.
Zelarino (Venezia)
  Ultimo aggiornamento: 28 Aprile, 16:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA