Coronavirus, una "ricetta" per l'equità sociale e la ripresa dopo la crisi

Martedì 31 Marzo 2020
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Caro Gazzettino,
il Paese è in pericolo; è in corso la distruzione, pressoché totale, della piccola impresa, pilastro dell’economia e del lavoro senza la quale il Paese andrà incontro alla fame e, Dio non voglia, alla guerra civile.
Per evitare di morire (non solo economicamente) è necessario sospendere provvisoriamente l’erogazione di TUTTI gli stipendi e le pensioni assegnando a ciascuno, dal Presidente della Repubblica all’ultimo addetto alle latrine delle autostrade, la stessa “paga” parametrata al Costo della vita e al RISCHIO (dei quali dirò più oltre).
A seguire, memori di quello che sta accadendo, per rilanciare l’economia (e riportare, nel paese, un minimo di giustizia) si dovranno tassare i redditi di lavoro, impresa e pensione NON più con aliquote (progressive) uguali per tutti ma in misura inversamente proporzionale  al RISCHIO di RESTARE SENZA i redditi stessi; ferma beninteso restando la difesa dei  REDDITI MINIMI (la “paga” di cui si è detto).

Si tratta, in altre parole, di tassare MENO chi rischia di PIÙ e VICEVERSA (a costo ZERO, pertanto, per l’Erario).
Il “rischio” (relative aliquote fiscali) verrà calcolato, con precisione in base al numero di uscite (desumibili in tempo reale, dalle banche-dati Inps, Camera di Commercio ecc.) dalle varie, tendenzialmente infinite, categorie per motivi, come il licenziamento, le dimissioni, il fallimento, la cessazione attività ecc., DIVERSI da quelli naturali (morte, pensione, scadenza mandato politico ecc.).
Le categorie, inizialmente MOLTO SEMPLICI (pubblico anziché privato, lavori rischiosi anziché tranquilli ecc.), potrebbero essere tendenzialmente infinite in quanto verrebbero divise in base non solo all’attività svolta ma anche al luogo nel quale l’attività stessa viene esercitata.
In altre parole le aliquote fiscali, FORTEMENTE progressive (altro che Flat-Tax!) terranno conto del costo della vita di/in ogni angolo del paese.

Una volta applicata tale modalità di tassazione comporterà, per la collettività, i seguenti vantaggi.
1.           “VOGLIA D’IMPRESA” e conseguente RILANCIO ECONOMICO indotti dalla riduzione delle imposte in favore di una categoria (l’impresa, soprattutto quella piccola) per definizione “a rischio” (come risulta da cià che sta accadendo.
2.           VALORIZZAZIONE DEL RISCHIO D’IMPRESA, un costo REALE, incidente pesantemente sul risultato d’esercizio e quindi sulla reale “capacità contributiva” (finalmente rapportata all’INTERA vita del contribuente, anni di “vacche magre” e/o di autentica rovina compresi). Conseguente tassazione dei contribuenti NON in modo uguale per tutta la vita ma a  SECONDA DEL RISCHIO DEL LORO LAVORO E DELL’ENTITÀ DEI LORO REDDITI. Si eviterebbe la carneficina di piccole imprese che ha condotto l’Agenzia delle Entrate a mille miliardi di euro di crediti inesigibili frutto in gran parte di accertamenti andati a vuoto.
3.           RIDUZIONE DEL COSTO DEL LAVORO (e conseguente, ulteriore, rilancio economico) favorita dalla disponibilità di coloro che svolgono lavori pericolosi, faticosi, “sporchi”, precari ecc. (quindi fortemente detassati) a percepire stipendi o salari di livello inferiore a parità di netto in busta-paga. Introduzione DI FATTO del SALARIO MINIMO.
4.           Riduzione dell’IMMIGRAZIONE economica provocata dalla maggiore disponibilità degli italiani a svolgere lavori “umili”.
5.           Valorizzazione del lavoro FEMMINILE (più PRECARIO di quello maschile).
6.           Valorizzazione di certi lavori come quelli, in questo momento pericolosissimi, di certi settori della sanità.
7.           Riduzione delle SCANDALOSE DIFFERENZE DI REDDITO conseguenti alla maggiore o minore “intelligenza” delle persone (ovvero al superamento di concorsi e/o esami spesso comprati e/o truccati). Il quoziente d’intelligenza varia di pochissimo, infatti, tra una persona e un’altra. UGUAGLIANZA “SOSTANZIALE”. Gli “uguali” vanno trattati in modo uguale e i diversi, in termini di RISCHIO in modo diverso; essendo quest’ultimo, il rischio, unico fattore che, a parità di lavoro e di studio, è giusto premiare essendo e/o dovendo venire, l’intelligenza, dote naturale, profusa in ogni caso, a beneficio di tutti.
8.           Riduzione faraonici compensi dei dirigenti pubblici.  Disincentivazione delle RACCOMANDAZIONI per ottenere posti e/o incarichi non più “gettonati” in quanto destinati a venire fortemente tassati. Occupazione delle relative posizioni da parte di persone non venali (le più adatte ad amministrare la cosa pubblica). Abolizione di TUTTI i VITALIZI (e non solo di alcuni!) e delle PENSIONI D’ORO. Penalizzazione delle “vecchie” raccomandazioni. Riduzione della CORRUZIONE.
9.           Trasformazione da società di capitali (più “richieste” in quanto meno rischiose) a società di persone (più affidabili per i creditori e per il fisco).
10.        UNITÀ DEL PAESE favorita dalla valorizzazione delle persone migliori in ogni regione. Possibilità di riscatto per coloro che si sono trasferiti in altre regioni.
11.        IMPOSSIBILITÀ di enormi arricchimenti a SPESE DI MILIONI DI PERSONE.
12.               Maggiore DEMOCRAZIA: milioni di “formiche” si dirigeranno SPONTANEAMENTE verso il BENE COMUNE. I cittadini diventeranno padroni del proprio futuro attraverso le proprie scelte e/o vicende lavorative senza subire l’influenza dell’informazione in mano ai poteri forti. SARÀ VERA DEMOCRAZIA “DIRETTA”. 

Luciano Dissegna
Romano d'Ezzelino (Vi)
Ultimo aggiornamento: 17:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA