Ammazzata di botte perché non voleva fare la prostituta: il pm chiede 60 anni di carcere

Sabato 14 Settembre 2019 di Elena Ganelli
Gloria Pompili

«Gloria è morta per difendere i suoi figli e non è stata una disgrazia: l'hanno uccisa ed è stata lasciata da sola, indifesa». Sono le parole con le quali il procuratore aggiunto Carlo Lasperanza ieri mattina ha ricostruito, con una requisitoria breve ma efficace, l'omicidio di Gloria Pompili, morta il 23 agosto 2017 su via dei Monti Lepini a causa delle lesioni provocate dalle botte ricevute mentre in auto tornava a casa a Frosinone. Nell'aula della Corte di Assise il rappresentante dell'accusa ha chiesto complessivamente sessanta anni di carcere per le tre persone che sono chiamate a rispondere della tragica morte della 23enne, le stesse che da tempo la costringevano a prostituirsi anche in presenza dei figli di 3 e 5 anni e che la sfruttavano.

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Per il pm vanno condannati a 24 anni di carcere ciascuno la zia della vittima, Loide Del Prete e il compagno di quest'ultima, l'egiziano Saad Mohamed Elesh Salem accusati di omicidio con le aggravanti di aver agito in presenza dei figli minori della vittima e con particolare crudeltà e di maltrattamenti sia su Gloria che sui due bambini: per loro ha chiesto anche ulteriori tre anni di libertà vigilata e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Per quanto riguarda invece Hady Saad Mohamed, marito di Gloria e fratello dell'altro imputato, accusato soltanto di maltrattamenti in famiglia, il sostituto procuratore ha chiesto una condanna a dodici anni di reclusione.
 

 

LE ACCUSE
Nelle parole del rappresentante dell'accusa c'è anche il quadro realistico e impietoso dell'ambiente nel quale l'omicidio è maturato. «Gloria è stata lasciata sola nella sua gracilità e incapacità di difendersi. La zia non l'ha mai aiutata - ha detto in aula Lasperanza - in questo processo si accavallano una valutazione penale ed un giudizio di carattere morale. Nessuna disgrazia, c'è stata una sfilata di testimoni che hanno raccontato il clima che si respirava in quella casa. Gloria si copriva per non far vedere i segni delle botte che riceveva». E ancora: «in questo processo si sovrappongono un giudizio penale e uno morale».

Parole pesanti come pietre dopo che Saad Mohamed Elesh Salem aveva chiesto di fare spontanee dichiarazioni per ribadire di non essere stato lui a uccidere la ragazza. «Sono superficiale ma non l'ho mai picchiata e non avrei consentito neppure a Loide di picchiarla - ha detto l'egiziano in aula - non condannatemi». La Corte d'Assise, presieduta da Gian Luca Soana, ha poi rinviato all'11 ottobre quando parleranno le difese.

Ultimo aggiornamento: 15 Settembre, 09:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA