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Saman, storia di un omicidio "annunciato": tutte le tappe della vicenda e il giallo rimasto irrisolto

La notte in cui è sparita aveva scritto un sms al fidanzato. Saman sapeva che era in pericolo. Ecco cosa sappiamo sulla storia della ragazza e cosa manca alla ricostruzione degli investigatori

Venerdì 23 Settembre 2022
Saman Abbas, chi è la ragazza uccisa dal padre: la fuga da casa, l'ultimo messaggio al fidanzato

«Ho ucciso mia figlia». Le parole di Shabbar Abbas, il padre di Saman Abbas, durante una telefonata a un parente sembrano chiudere il mistero della ragazza pakistana di 18 anni scomparsa nella notte del 30 aprile 2021 da Novellara (Reggio Emilia). Parole che confermano l'ipotesi degli inquirenti: Saman sarebbe stata uccisa dai familiari perché rifiutava di sposare un cugino in patria e voleva andarsene di casa. 

Ma nonostante mesi di indagini siano riusciti a ricostruire quasi completamente gli ultimi giorni di vita della vittima, un mistero resta ancora da svelare: che fine ha fatto il corpo di Saman?  Per mesi la ragazza è stata cercata dai cani molecolari nelle campagne, in mezzo alle serre che circondano la casa di famiglia dove presumibilmente è stata uccisa. Ma di lei nessuna traccia. Il ritrovamento sarebbe stato una prova importante, probabilmente in grado di incastrare in maniera ancora più definitiva gli indagati nel prossimo processo che si aprirà a febbraio a Reggio Emilia. Alla sbarra degli imputati lo zio Danish Hasnain e i due cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, arrestati nei mesi scorsi, oltre ai genitori, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, entrambi ancora latitanti in Pakistan. 

In assenza delle conferme che solo il ritrovamento del corpo potrà dare, ecco la ricostruzione degli inquirenti sugli ultimi mesi di vita di Saman e le tappe che hanno portato alla sua uccisione. 

Saman, il padre intercettato: «Ho ucciso mia figlia». La ragazza è sparita a Novellara nel 2021

Saman, l'ultima lite con i genitori 

Saman aveva denunciato già nel 2020 gli abusi da parte della famiglia. Era stata ospitata in una casa famiglia per minorenni a Bologna, ma una volta raggiunta la maggiore età era tornata a casa, per recuperare i documenti e riuscire così a essere finalmente libera. L'11 aprile 2021 però, ormai maggiorenne, torna nella casa di famiglia, a Novellara, per recuperare alcuni documenti ed essser libera. Dopo 10 giorni è in caserma a denunciare nuovamente i genitori: i documenti erano stati chiusi nell'armadio del padre. Così il maresciallo dei carabinieri chiede al PM un decreto di perquisizione e allerta i servizi sociali per trovare un nuovo posto dove ospitarla. Se i documenti fossero stati ritrovati, lei sarebbe tornata in una comunità protetta. 

 

Il messaggio al fidanzato: vogliono uccidermi 

Alle 23:30 del 30 aprile Saman scrive un sms al fidanzato Saqib: “L’ho sentito con le mie orecchie, ti giuro che stavano parlando di me..”. Riferisce di aver sentito la madre e il padre parlare di come fare con una donna che non rispetta le regole. La soluzione, dicono, è ucciderla. Chiede spegazioni alla madre, che gli dice di non preoccuparsi, che parlavano di una storia accaduta in patria. Scoppia una lite violenta, la ragazza decide di prendere uno zaino e i documenti e tenta di scappare. E a quel punto, secondo gli inquirenti, che il padre avrebbe deciso e si sarebbe rivolto allo zio della ragazza  Hasnanin Danish, che poi insieme ai figli (cugini di Saman) avrebbe compiuto materialmente l'omicidio. 

I due video: gli ultimi attimi di Saman e i cugini con la pala 

Quella stessa notte del 30 aprile, un video girato poco dopo della mezzanotte dalle telecamere di sorveglianza mostra la ragazza camminare al fianco dei genitori con lo zaino in spalla, in un vialetto in mezzo alle serre che si trovano intorno alla loro abitazione. È l'ultimo video in cui si vede Saman viva. Poco dopo la stessa telecamera inquadra i due genitori che tornano indietro. La ragazza non c'è. Il suo zaino è sulle spalle del padre. 

Secondo l'accusa in quel lasso di tempo la giovane sarebbe stata consegnata allo zio, Danish Hasnain che avrebbe eseguito il delitto, forse insieme ai cugini Nomanhulaq Nomanhulaq, 35 anni e Ikram Ijaz, 28 anni (quest'ultimo arrestato lo scorso 28 maggio a Nimes, in Francia). 

A carico dello zio e dei due cugini di Sman c’è un video del 29 aprile che ritrae i tre uomini mentre escono dal casolare di Novellara con attrezzi da lavoro, tra cui una pala. L’ipotesi degli inquirenti è che stessero andando a scavare la tomba della giovane, materialmente assassinata dallo zio il giorno dopo, sempre secondo l’accusa. 

La telefonata del padre: «Ho ucciso mia figlia»

A pochi mesi dal processo che si aprirà il prossimo febbraio a Reggio Emilia emerge un altro dettaglio che getta luce sulla vicenda. Si tratta della telefonata del padre di Saman, Shabbar Abbas, effettuata l'8 giugno 2021, mesi dopo la scomparsa di Saman, in cui l'uomo confessa apertamente a un parente di aver compiuto l'omicidio. «Ho ucciso mia figlia», diceva Shabbar Abbas l'8 giugno 2021, quando ormai era fuggito in Pakistan. 

Il 10 febbraio 2023 andranno a processo a Reggio Emilia i tre familiari di Saman arrestati all'estero, Francia e Spagna, nei mesi scorsi: lo zio Danish Hasnain e i due cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, oltre ai genitori, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, entrambi ancora latitanti in Pakistan. «Per me la dignità degli altri non è più importante della mia (...) - diceva Shabbar al parente nella telefonata intercettata - Io ho lasciato mio figlio in Italia (il fratello minorenne di Saman ora affidato a una comunità protetta, ndr). Ho ucciso mia figlia e sono venuto, non me ne frega nulla di nessuno». Lo stesso familiare, sentito dai carabinieri il 25 giugno di quell'anno, ha riferito che il padre di Saman lo aveva chiamato per intimargli di non parlare di lui. «Io sono già rovinato - le parole di Abbas nel racconto del parente - avete parlato di me in giro, non lascerò in pace la vostra famiglia». E ancora: «Io sono già morto, l'ho uccisa io, l'ho uccisa per la mia dignità e per il mio onore. Noi l'abbiamo uccisa», senza fare nomi specifici, ma intendendo con 'noi', ha spiegato sempre il parente ai carabinieri, il contesto familiare.  

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