Robinho, la Corte di Milano: fu brutale stupro. Le motivazioni della condanna a 9 anni: «Sviò indagini e non risarcì»

Martedì 9 Marzo 2021
Robinho, la Corte di Milano: brutale stupro. I motivi della condanna a 9 anni: «Sviò indagini e non risarcì»

Pesanti motivazioni a carico di Robinho, colpevole di stupro e condannato a nove anni dai giudici di Milano. L'ex giocatore del Milan, Robinho, al secolo Robson de Souza Santos, e i suoi «complici» hanno manifestato «particolare disprezzo» nei confronti «della vittima che è stata brutalmente umiliata» e hanno «da subito cercato di sviare le indagini offrendo agli inquirenti una versione dei fatti falsa e previamente concordata». Lo scrive la Corte d'Appello di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui a dicembre ha confermato le condanne a 9 anni di carcere per Robinho e per un suo amico, Ricardo Falco, per violenza sessuale di gruppo su una ragazza che all'epoca, nel 2013, aveva 23 anni. Nei mesi scorsi il Santos, squadra brasiliana dove Robinho era tornato a giocare per chiudere la carriera, lo aveva messo fuori rosa perché in Brasile si era tornato a parlare del processo milanese ed erano state pubblicate intercettazioni dell'inchiesta sulla violenza che hanno scatenato reazioni e polemiche.

Violenza sessuale, nove anni all'ex milanista Robinho

Robinho nel 2013 giocava per il Milan e avrebbe commesso lo stupro con altri quattro, che si sono resi irreperibili. La Corte ha accolto la richiesta del sostituto pg di Milano Cuno Tarfusser della conferma delle condanne. Pg che aveva smontato nel suo intervento le quattro consulenze tecniche prodotte dalla difesa di Robinho. «L'illustrato quadro probatorio - scrivono i giudici - dimostra in modo inequivocabile, a parere della Corte, lo stato di totale incoscienza della persona offesa». A fronte delle «floride condizioni economiche» di Robinho «decantate dalla difesa e che avrebbero costituito l'obiettivo ultimo della denuncia, egli - scrive la Corte - non ha inteso avanzare neppure una offerta risarcitoria che, anche nella prospettiva difensiva di una mancata percezione del dissenso, avrebbe potuto trovare spazio».

Secondo le indagini, l'ex giocatore del Milan e i suoi complici, la sera del 22 gennaio 2013, avrebbero fatto bere la ragazza fino al punto da renderla incosciente e poi l'avrebbero violentata in un guardaroba di un locale notturno della movida milanese, dove la giovane si era recata per festeggiare il suo compleanno. Ipotesi d'accusa confermata anche dalla prima sezione penale d'appello (giudici Vitale-Nobili-Di Lorenzo).

Con consulenze tecniche, tra cui una con foto tratte dai social, invece, la difesa di Robinho puntava a dimostrare che la ragazza era solita bere alcolici e che era in buone condizioni psicofisiche quella sera. Per la Corte, invece, «non si ravvisa alcun elemento positivo diverso dall'incensuratezza, di per sé sola non sufficiente, per concedere agli imputati le circostanze attenuanti generiche». I due sono stati condannati anche a versare in solido 60 mila euro alla vittima, parte civile col legale Jacopo Gnocchi. Scontato il ricorso delle difese in Cassazione, mentre Robinho, che non venne mai arrestato per questa vicenda, in attesa di una condanna definitiva resta in Brasile.

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