Putin, l'uomo che ha attaccato il ministro Guerini premiato: ambasciatore in Vaticano

Per la Farnesina è una provocazione, arriverà alla Santa Sede solo in estate

Martedì 22 Marzo 2022 di Franca Giansoldati e Francesco Malfetano
Putin, l'uomo che ha attaccato il ministro Guerini premiato: diventa ambasciatore in Vaticano
1

Il cambio della guardia nella sede diplomatica di via della Conciliazione tra la “colomba” e il “falco” dovrebbe maturare con l’estate, non di certo di questi tempi, segnati dalla guerra. Tuttavia l’avvicendamento alla ambasciata russa in Vaticano, una sede considerata dal Cremlino di particolare interesse, sembrerebbe già stabilita come rivelato dall’Adnkronos. E ha tutto l’aspetto di una «provocazione» come filtra dalla Farnesina. Al posto dell’attuale titolare - la colomba - Alexander Avdeev, dovrebbe infatti arrivare il capo dipartimento per l’Europa al Cremlino ed ex console di Milano, cioè proprio quell’ambasciatore Alexei Paramonov - il falco - che pochi giorni fa ha biasimato l’ingratitudine di Roma per gli aiuti che la Russia aveva fornito all’Italia durante il Covid, tacciando il ministro della Difesa Lorenzo Guerini di essere «ispiratore» della campagna anti-russa e minacciando conseguenze irreparabili nei rapporti bilaterali nel caso di nuove sanzioni. 

Mosca minaccia l'Italia: «Conseguenze irreversibili» per il nostro Paese in caso di nuove sanzioni


Quanto alla sua nomina in Vaticano sembra che manchi solo la firma del presidente Putin, una formalità, in attesa di far partire il percorso previsto per ottenere l’agreement dalla Santa Sede. In genere per nomine così importanti iniziano mesi prima delle consultazioni informali con la diplomazia d’Oltretevere, in questo caso con il nunzio a Mosca. Il Vaticano valuta anche il profilo morale del candidato benché sia assai raro che venga apposto un rifiuto. In passato ci sono stati alcuni casi clamorosi, per esempio quando venne respinta la nomina caldeggiata dal governo francese dell’ambasciatore gay e quando la proposta del governo libanese fu rispedita indietro perché il candidato era massone. Si tratta però di casi limite che si contano su una mano e non sarà di sicuro per Paramonov. Il diplomatico, peraltro, è finito al centro delle polemiche perché nel 2018 e nel 2020 - durante il primo e il secondo governo Conte - aveva ricevuto delle onorificenze. Riconoscimenti che, in virtù degli ultimi attacchi, gli saranno revocate. Non senza l’ennesimo caso politico. Giuseppe Conte infatti ha sostenuto di non saperne nulla, spiegando come «la consegna della stella d’Italia è stata concessa dal ministero degli Esteri senza coinvolgere la presidenza del consiglio» mentre il cavalierato dell’ordine al merito della Repubblica italiana (Omri) è stato consegnato «su proposta del ministro degli Esteri». Uno scaricabarile che ha generato stupore tra intelligence, militari e diplomatici. «Anche perché l’Omri, dopo la proposta, viene deliberata da una commissione a Palazzo Chigi» spiega una fonte di governo.

Russia, la missione anti-Covid in Lombardia e il niet dell'Italia: «Volevano carta bianca»


L’AMBASCIATORE USCENTE


In ogni caso, fino all’estate, a Roma resterà Avdeev, l’ambasciatore uscente, che ricopre questo incarico dal 2013 e si è guadagnato la stima di tutti sul campo, per essere un uomo di grande cultura e apertura. Tant’è che - dopo una lunga carriera diplomatica tra Francia, Lussemburgo e Bulgaria e una parentesi da ministro della Cultura tra il 2008 e il 2013 - venne nominato in Vaticano con l’obiettivo di creare condizioni favorevoli a un appeasement tra Roma e il Patriarcato di Mosca. Per anni ha tentato di creare ponti tra il mondo bizantino e quello italiano, facendo leva soprattutto sulla diplomazia dell’arte. È stato lui a fare da tramite al viaggio del Papa e di Kirill a Cuba nel 2016 e ora, prima che la Russia invadesse l’Ucraina, stava lavorando ad un secondo incontro tra Bergoglio e il Patriarca. Poco prima di Natale, quando già all’orizzonte erano chiari i segnali del rischio di un conflitto con l’Ucraina, Avdeev in una intervista al Messaggero aveva fatto intravedere una via di uscita al nodo ucraino ripescando il vecchio progetto del modello altoatesino da replicare per il Donbass e Lugansk. Pochi giorni dopo l’invasione russa Papa Francesco ha rotto il protocollo per andarlo a trovare in ambasciata, a via della Conciliazione. Un gesto inusuale che ha intrapreso -come ha in seguito spiegato il cardinale Pietro Parolin - per chiedere al Cremlino la garanzia dei corridoi umanitari. Ma Putin non ha ascoltato. 

Vaticano, cambio della guardia alla ambasciata russa: arriva il "falco" che ha criticato Draghi

 

Ultimo aggiornamento: 23 Marzo, 12:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA