Zona gialla Lazio, Veneto e Sicilia (più altre 2 regioni)? Settimana decisiva, il nodo parametri

Lunedì 19 Luglio 2021 di Francesco Malfetano
Zona gialla Lazio, Veneto e Sicilia (più altre 2 regioni)? Settimana decisiva, il nodo parametri

I parametri utilizzati per stabilire i colori delle Regioni saranno rivisti, probabilmente già entro questa settimana. Il motivo è piuttosto semplice: la crescente diffusione della variante Delta su tutto il territorio nazionale sta causando un'impennata dei contagi. In base al bollettino di monitoraggio di ieri, 18 luglio, si è infatti toccata quota 3.127 nuovi casi in 24 ore. Ben più dei circa 300-400 che si registravano a fine giugno. Un boom che, poco alla volta, sta ovviamente spingendo le Regioni verso la zona gialla. Al momento infatti, per rientrare nuovamente nella fascia di rischio che prevede le prime restrizioni, il valore che viene tenuto maggiormente in conto è quello dell'incidenza del Sars-Cov2 sulla popolazione. Ovvero quanti casi si registrano in un territorio su 100mila abitanti. Il valore di riferimento oggi è 50. Per cui, guadata questa soglia, scattano automaticamente nuove limitazioni.

Regioni gialle, le zone a rischio

Un orizzonte che con il virus che ha ormai toccato un tasso di positività pari all'1,9% (dato del 18 luglio) e soprattutto un Rt stabile a 0,91 (dato del monitoraggio settimanale Iss del 16 luglio) è tutt'altro che distante. Basti pensare che 5 regioni sono già considerate a rischio. Si parte dalle isole: Sardegna e Sicilia hanno un'incidenza piuttosto alta (rispettivamente 33.2 e 31.8), ma sono preoccupanti anche i dati del Veneto (26.7), del Lazio (24) e della Campania (21.7).

Green pass, Walter Ricciardi: «Certificato da estendere anche a metro e autobus»

Certo non è detta l'ultima parola - col passare dei giorni l'incidenza di queste zone potrebbe diminuire anziché aumentare - ma mantenendo il ritmo attuale questi territori già da lunedì prossimo, il 26 luglio, rischiano concretamente di essere ricollocate in giallo. Inoltre, a testimoniare la difficoltà della situazione attuale, l'ultimo monitoraggio dell'Iss ha sancito come «quasi tutte le Regioni e province autonome sono classificate a rischio epidemico moderato». In questo momento a basso rischio resistono solo la provincia autonoma di Trento e la Valle d'Aosta. 

IL DESTINO
Il destino delle 5 Regioni con il dato dell'incidenza più alta, non è tuttavia ancora segnato. Come già richiesto da governatori ed esperti e avallato dal ministro della Salute Roberto Speranza, infatti i parametri per il passaggio di colore dovrebbero essere rivisti prima della prossima cabina di regia per la valutazione dei dati settimanali.

Regioni gialle, Lopalco: «Chiudere tutto? Stavolta non serve, non c'è un'ondata come in Inghilterra»

A giorni quindi, per le cosiddette pagelle si dovrebbe decidere di dare meno importanza al dato dell'incidenza (che appunto consegna al giallo i territori con più di 50 casi ogni 100mila abitanti) in favore di quello delle ospedalizzazioni. Ovvero del tasso di occupazione da parte dei malati Covid dei posti letto in area medica e in terapia intensiva. Un parametro al momento già esistente con le soglie considerate critiche indicate rispettivamente al 30% e al 40%. Ora però il dato assumerà maggiore rilevanza e sarà in qualche modo (non è ancora definito come) scaglionato per definire il passaggio in giallo, arancione o rosso. Una buona notizia perché, nonostante l'aumento dei contagi in corso, le ospedalizzazioni in Italia sono ancora decisamente sotto controllo. La campagna di vaccinazione di massa (che però ora è praticamente ferma dal punto di vista delle prime dosi) consente infatti agli immunizzati di ridurre drasticamente il pericolo di sviluppare una forma grave di malattia, e quindi le terapie intensive e i posti letto negli ospedali italiani hanno un tasso di occupazione attorno al 2%.

Video

Zona gialla, rischio in 5 Regioni: i criteri per evitare le chiusure

Attenzione però, come ha spiegato il presidente dell'Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro, anche questo parametro è destinato a salire e a toccare, ad agosto, il 10%. Una proiezione che evidenzia come, anche con nuove regole, l'emergenza è tutt'altro che finita e il pericolo che la Penisola torni a colorarsi di giallo tutt'altro che scampato. Il rischio è che, dopo il 15 agosto o comunque entro il mese, alcune regioni paghino il boom di contagi con il ritorno del coprifuoco (in teoria alle 22, ma sarebbe probabilmente esteso alle 24) e della limitazione negli orari di alcune attività.

 


Uno spettro che torna ad aleggiare sopratutto perché ad oggi in Italia, tra le categorie fragili, gli over 80 completamente vaccinati sono l'89,81%, gli over 70 il 77,95%, gli over 60 l'64,96%. E, cosa più preoccupante, superano i 2,5 milioni i cittadini nella fascia di età tra i 50 e i 59 anni che non hanno ancora ricevuto neanche la prima dose del vaccino anti Covid. In pratica una grossa fetta di coloro che sono più a rischio di finire in ospedale qualora dovessero contrarre l'infezione, scelgono di non proteggersi e questo rischia di penalizzare tutti, anche gli immunizzati. 

 

 

Ultimo aggiornamento: 20 Luglio, 10:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA