Ufficiale arrestato per spionaggio non risponde al Gip: «Sono frastornato». Resta in carcere. La moglie: «Tremila euro al mese non bastavano»

Giovedì 1 Aprile 2021
Ufficiale arrestato per spionaggio non risponde al Gip: «Sono frastornato». La moglie: «3mila euro al mese non bastavano»
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Si è avvalso della facoltà di non rispondere Walter Biot, l'ufficiale della Marina arrestato in flagranza per spionaggio dai Carabinieri del Ros, coordinati dalla Procura di Roma. Al termine dell'interrogatorio di garanzia, che si è svolto in collegamento da remoto dal carcere di Regina Coeli, il difensore di Biot ha chiesto i domiciliari per il suo assistito mentre la Procura ha ribadito la misura del carcere e il giudice si è riservato. Il capitano di fregata è accusato di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico-militare, spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione. Intanto il gip ha convalidato l'arresto. Biot resta in carcere a Regina Coeli.

«Sono frastornato e disorientato ma pronto a chiarire la mia posizione». È quanto affermato da Walter Biot davanti al Gip di Roma nel motivare la decisione di avvalersi della facoltà di non rispondere. Il militare, difeso dall'avvocato Roberto De Vita, ha contestato la ricostruzione della vicenda ma «ha chiesto tempo per raccogliere le idee» e quindi potere affrontare l'interrogatorio con gli inquirenti che lo accusano di spionaggio.

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La moglie di Biot: «3mila euro al mese non bastavano»

«Mio marito non voleva fottere il Paese, scusate la parola forte. E non l'ha fatto neanche questa volta, ve l'assicuro, ai russi ha dato il minimo che poteva dare. Niente di così compromettente. Perché non è uno stupido, un irresponsabile. Solo che era disperato. Disperato per il futuro nostro e dei figli. E così ha fatto questa cosa...». Claudia Carbonara parla di Walter Biot, il capitano di fregata sorpreso dai Ros a vendere segreti militari ai russi in un parcheggio di Roma. «Walter era veramente in crisi da tempo - racconta al Corriere della Sera - aveva paura di non riuscire più a fronteggiare le tante spese che abbiamo. L'economia di casa. A causa del Covid ci siamo impoveriti».

«Tremila euro di stipendio - dice la moglie di Biot - non bastavano più per mandare avanti una famiglia con 4 figli, 4 cani, la casa di Pomezia ancora tutta da pagare, 268 mila euro di mutuo, 1.200 al mese. E poi la scuola, l'attività fisica, le palestre dei figli a cui lui non voleva assolutamente che dovessero rinunciare. Noi viviamo per i figli, abbiamo fatto sempre tanti sacrifici per loro. Niente vizi, niente lussi, attenzione, solo la vita quotidiana che però a lungo andare fa sentire il suo peso».

«Se solo me ne avesse parlato ne avremmo discusso insieme, avrei provato a dissuaderlo - afferma Claudia Carbonara - invece ha deciso tutto da solo e adesso è un giorno e mezzo che non lo vedo, davvero è a Regina Coeli? Non riesco a parlarci, non riesco nemmeno a trovargli un avvocato. Per 30 anni ha servito il Paese, dalla Marina alla Difesa, a bordo delle navi come davanti a una scrivania. Walter si è sempre speso per la patria e lo ribadisco: anche se ha fatto quello che ha fatto sono sicura che avrà pensato bene a non pregiudicare l'interesse nazionale. Non è uno stupido, lo ripeto. Ora temo la gogna mediatica. Chi non lo conosce lo ha già condannato, lo ha già crocifisso. Lui la patria l'ha servita».

Ultimo aggiornamento: 18:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA