Roma, gessi sbagliati sui pazienti: scoperti 4 tecnici “abusivi”

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Gessi sbagliati sui pazienti: scoperti 4 tecnici “abusivi”

di Giuseppe Scarpa

Una ingessatura applicata male ad una ragazza. I dolori lancinanti e poi la corsa verso un altro ospedale. In questo modo gli investigatori hanno scoperto che, all’Umberto I, ci sono almeno quattro dipendenti privi di competenze che lavorano da una decina di anni nella sala gessi.

«Non resisto più, per piacere fate qualche cosa». La ragazza provava delle fitte profonde alla caviglia nei giorni successivi alle cure ricevute al policlinico. Per questo motivo i genitori avevano deciso di portare la figlia in un altro nosocomio. All’ospedale Cto un medico aveva assistito la ragazza. L’ortopedico si era stupito per l’applicazione dell’ingessatura. Comprimeva in modo eccessivo la caviglia, la considerava sbagliata. Realizzata in modo grossolano e pericolosa, dannosa per la paziente. Ne aveva applicato una nuova e alla ragazza, poco dopo, era già diminuito il dolore. Per questo motivo aveva deciso di denunciare all’Arma l’episodio. 
La vittima si chiedeva, insomma, se dietro l’intervento sbagliato si celasse una grande superficialità. Gli investigatori, i carabinieri del nucleo radiomobile, dopo mesi di indagini avevano scoperto però l’imponderabile. 
 
Da un’informativa, adesso approdata a piazzale Clodio, gli inquirenti sottolineavano che nel reparto di ortopedia ci sono almeno quattro soggetti che applicano i gessi senza alcuna preparazione professionale da diversi anni. Da qui la decisione degli investigatori di denunciarli per esercizio abusivo della professione. In pratica, i militari del radiomobile, avevano ricostruito le carriere dei quattro soggetti a cui spesso veniva richiesto il compito di intervenire. Si tratta di personale dell’Umberto I assunto diversi anni fa. Tutti e quattro avevano fatto negli anni dei corsi sanitari senza acquisire quelle competenze teoriche necessarie per poter applicare i gessi. Avevano però imparato il mestiere sul campo. Opzione che non è di certo contemplata dalle leggi italiane.
Dei quattro, assunti intorno alla metà degli anni Ottanta, uno è andato in pensione da poco. Un altro collega dovrebbe andarci a breve, verso ottobre. È probabile che a settembre il pm chiederà un approfondimento d’indagine. Bisognerà infatti tracciare con precisione gli anni di servizio nella sala gessi dei quattro. 
 
Inoltre due di loro sono coinvolti anche in un’altra inchiesta. Risultano indagati per truffa ai danni dello stato, assieme ad un altro dipendente del policlinico. In pratica strisciavano il cartellino e poi andavano ad accompagnare i figli a scuola a fare la spesa oppure anticipavano di mezza giornata il weekend. I tre erano stati scoperti dagli inquirenti, erano stati monitorati durante gli orari di lavoro spesso affaccendati in ben altre attività. Un camice azzurro, alle sette di mattino, strisciava il cartellino all’ingresso. Contrassegnava così la sua presenza tra i corridoi del reparto. Fingeva di stare tra pazienti e colleghi. In realtà poi scivolava via. Prendeva la stessa auto con la quale era arrivato all’Umberto I, rientrava a casa prendeva la figlia e l’accompagnava a scuola. Poi, in tutta serenità, rientrava al lavoro. Un’ora e mezza sottratta al suo impiego e dedicata ai suoi cari a spese dei contribuenti. Episodi simili, monitorati dai carabinieri del nucleo radiomobile, avevano riguardato anche gli altri due dipendenti. Anche loro sottraevano tempo prezioso dedicandolo alla spesa al supermercato o ad altre attività a favore della famiglia. Tutto, rigorosamente, durante l’orario di lavoro. Un’attività scoperta, da parte degli investigatori, che andava avanti ormai da quasi un anno (fino allo scorso febbraio). Il venerdì, tra l’altro, era il giorno speciale. Spesso, tutti e tre, anticipavano di parecchie ore l’uscita dal policlinico. Un finesettimana che iniziava in largo anticipo. 
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Mercoledì 14 Agosto 2019, 11:19






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1 di 1 commenti presenti
2019-08-14 18:06:42
Miracoli della sanita'italiana. Pero' dal titolo sembra quasi che il gesso fosse stato fatto da un giardiniere o da un centralinista che si trovava li' per caso a giocare all'ortopedico. Poi si legge che gli interessati sarebbero dei "professionisti strutturati" a tutti gli effetti nell'organico dell'ospedale che svolgevano QUELLA FUNZIONE da anni, se NON da decenni, anche se non "abilitati" dal titolo di studio o formazione per farlo. Quindi nel corso degli anni migliaia e migliaia di pazienti sono stati "trattati" da queste persone. Ma a parte l'evento "scatenante" oggetto dell'articolo, le cronache degli anni passati non riportano (almeno sembra) un'epidemia di gessi malfatti al Policlinico (non fosse altro perche' la faccenda sarebbe stata scoperta prima). Per altro decine e decine di MEDICI ortopedici (e relativi primari) per non parlare delle direzioni sanitarie si sono mai accorti "di nulla" lavorando quotidianamente a contatto con queste persone ? E di che dovevano accorgersi ? Lavori con uno che se sta li a fare quel lavoro dovrebbe essere qualificato e titolato per farlo: e' in fase di assunzione/assegnazione che si verificano i titoli di studio, mica chiedi al collega di mostrare laurea, specializzazione o diploma da infermiere. Fare un gesso e' una pratica medica ma puo' essere anche fisicamente fatta da un operatore sanitario "abilitato" sotto supervisione del medico (che e' comunque co-responsabile del trattamento). E a volte l'operatore come manualita' e' molto piu' bravo del medico a fare il gesso. O magari mentre si fa il gesso il medico visita un altro paziente, magari urgente, in PS. Ma bisogna comunque essere abilitati per fare i gessi. Gia' ma come ? In "sala gessi" di norma c'e' un medico ORTOPEDICO e un infermiere (oltre al personale ausiliario, se c'e'). Esiste la figura del tecnico ortopedico (adesso con laurea triennale) ma quanti ospedali ne hanno in servizio ? Ma in sanita' il titolo si puo' anche acquisire con la pratica. Un tempo chi lavorava per almeno 5 anni in un reparto specialistico poteva chiedere il riconoscimento "sul campo" della relativa specializzazione. Moltissimi infermieri hanno trasformato il loro diploma in laurea triennale grazie al fatto che gia' lavoravano da tanti anni