Coronavirus, da Lopalco a Burioni tutti contro l'idea di Renzi: «Follia riaprire fabbriche e scuole»

Sabato 28 Marzo 2020
Coronavirus, l'epidemiologo Lopalco: «Follia pensare di riaprire le scuole il 4 maggio»
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Non usa giri di parole. «Pensare di riaprire le scuole il 4 maggio è una follia e fare proclami in questo momento è sbagliato». Così l'epidemiolgo Pierluigi Lopalco, dell'università di Pisa e presidente del Patto trasversale per la Scienza (Pts), commenta la proposta avanzata da Mattero Renzi sulle pagine di Avvenire di riaprire le fabbriche prima di Pasqua e le scuole il 4 maggio. Nel dibattito si inserisce anche Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità (Iss) che sottolinea come «non si può dire nulla non prima della fine del mese». «Serve un piano per la riapertura e serve ora. Le fabbriche devono riaprire prima di Pasqua. Poi il resto. I negozi, le scuole, le librerie, le Chiese. Serve attenzione, serve gradualità. Ma bisogna riaprire», dice Renzi in un'intervista ad Avvenire.

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L'incubo coronavirus, per Lopalco, è purtroppo ancora molto presente. «Dobbiamo essere cauti e dare illusioni se non abbiamo dati - rimarca Lopalco - oggi abbiamo solo una flebile speranza in Lombardia ma ad esempio a Milano la situazione non è ancora sotto controllo. Come facciamo a riaprire le scuole se non lo abbiamo certezze. Non diamo false aspettavi e speranze». «Dobbiamo cominciare a pensare a una ripresa delle nostre vite: non possiamo pensare di stare in casa al fine di rimanere in casa per sempre. Però in questo momento la situazione è ancora talmente grave da rendere irrealistico qualunque progetto di riapertura a breve», la replica del virologo Roberto Burioni«Molti commentano la mia intervista a Avvenire senza averla letta. Per favore prima LEGGETE l'intervista e poi dite la vostra. Commentare senza aver letto è populismo, discutere su idee diverse é politica», replica a questo puntosu Twitter Matteo Renzi. 
Per la fine delle misure di isolamento sociale e per una riapertura di aziende e scuole «è ancora presto, realisticamente bisognerà aspettare almeno fine aprile». Lo afferma  il virologo Fabrizio Pregliasco, dell'Università di Milano. Di fatto, afferma, «non ci sarà un unico picco di casi ma ci saranno presumibilmente vari picchi sul territorio, in tempi diversi. Dunque l'arma più efficace per ora restano l'isolamento e le misure restrittive».

 

 

«Come epidemiologo devo guardare la salute pubblica e ora occorre rallentare e arrestare l'epidemia, non possiamo tenere l'Italia chiusa per sempre, ma occorre vedere prima gli effetti delle misure importanti messe in campo dal Governo. In questo momento non si può dire nulla non prima della fine del mese. Poi si posso studiare provvedimenti magari stop and go o misure complementari. Vedremo cosa accadrà», dice Gianni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità (Iss), ospite di 'Coffe Break' su La7.

Contro la proposta di Renzi si schiera anche Carlo Calenda«Caro Matteo Renzi, la tua dichiarazione che bisogna riaprire prima di Pasqua è poco seria. Potremo riaprire quando la curva inizierà a flettere seriamente. Altrimenti il lockdown sarà stato inutile e dovremo riapplicarlo al primo riaccendersi di un focolaio». «Al contempo - prosegue il leader di Azione - bisogna preparare la riapertura. Sono attività impegnative. Come servire le categorie a rischio che rimarranno a casa; far arrivare il materiale di protezione alle fabbriche; far partire il tracciamento e i tamponi; preparare il Sud per una recrudescenza sui giovani che ci sarà comunque se apri a tutti; gestire orari della distribuzione commerciale... Continuate a parlare per slogan senza comprendere le implicazioni gestionali. La verità è che in tutto l'Occidente abbiamo una classe dirigente politica che non è pronta per affrontare la prima vera emergenza della nostra generazione».

«Vedo che Renzi propone di riaprire scuole e imprese prima di Pasqua. Su quale base scientifica lo fa?». Lo afferma Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana-Leu. «Davvero non ci si rende conto ad esempio - prosegue l'esponente di Leu - che se si fossero chiuse le fabbriche nel Nord qualche settimana prima avremmo avuto forse degli sviluppi diversi nella diffusione del contagio? Francamente credo che non abbiamo bisogno di apprendisti stregoni irresponsabili. Prima si sconfigge il virus e prima sarà possibile tornare alle nostre vite».

 

Ultimo aggiornamento: 15:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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