Di Maio: «Benetton non mi pagava le campagne elettorali». Renzi: «Sciacallo»

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Ponte crollato, Di Maio: «A me Benetton non pagava le campagne elettorali». Renzi: «Sciacallo»
Violenta polemica tra Luigi Di Maio e Matteo Renzi sulle macerie e i morti del ponte crollato a Genova. «Nelle prime ore abbiamo chiesto a tutti di non fare polemiche. Un Paese civile davanti a una tragedia del genere si unisce, non si divide. Confermo l'impegno. Tuttavia le parole di queste ore di alcuni membri del Governo impongono una puntuale replica», scrive su Facebook l'ex premier Matteo Renzi.
 





«Chi come Luigi Di Maio - sottolinea - dice che il mio Governo ha preso i soldi da Benetton o Autostrade è tecnicamente parlando un bugiardo. Se lo dice per motivi politici invece è uno sciacallo. In entrambi i casi la verità è più forte delle chiacchiere: il mio Governo non ha preso un centesimo da questi signori, che non hanno pagato la mia campagna elettorale, né quella del Pd, né la Leopolda. Utilizzare una tragedia per attaccare gli avversari, mentendo, dà il senso della caratura morale e politica del Vicepresidente del Consiglio».

«Nello Sblocca Italia nel 2015 fu inserita di notte una leggina che prolungava la concessione a Autostrade in barba a qualsiasi forma di concorrenza. Si è fatta per finanziare le campagne elettorali. A me la campagna non l'ha pagata Benetton e sono libero di rescindere questi contratti», ha detto oggi il vicepremier Luigi Di Maio dopo un vertice con il premier Giuseppe Conte in Prefettura a Genova. «Questo governo non ha preso soldi dai Benetton, ma i Benetton hanno finanziato le campagne elettorali di tutti i partiti del passato, di tutti i partiti del governo del passato», aveva già accusato ieri Di Maio al Tg4 parlando della revoca della concessione a Autostrade per l'Italia dopo il crollo del ponte.

 

«Luigi Di Maio sta blaterando ovunque parole confuse e offensive. Benetton o Autostrade per l'Italia non hanno pagato la campagna elettorale al Pd o a Renzi. Schifo e vergogna #sciacallo», scrive su Twitter il tesoriere del Pd Francesco Bonifazi. 

«Renzi dice che Benetton non ha finanziato il pd né la Leopolda. Non dice niente delle altre fondazioni legate a doppio filo col suo partito. La sua parola per gli italiani vale zero». Così la contro-replica di Di Maio a Renzi. «Pubblichi tutti i nomi dei finanziatori del Pd dalla sua nascita a oggi e di tutte fondazioni ad esso collegate. Carta canta! Che hanno da nascondere ancora? Tanto scoperchieremo tutto e il marcio verrà a galla», prosegue Di Maio che continua: «Inizino spiegando il perché dell'emendamento vergogna nella legge di bilancio del 2017 che permette ai concessionari delle autostrade di moltiplicare ulteriormente gli strepitosi guadagni ottenuti al casello facendosi in casa, con le proprie aziende, una bella quota dei lavori di manutenzione senza dover ricorrere alle gare. O il perché del regalo miliardario dell'allungamento delle concessioni che inserirono in una notte nello Sblocca Italia del 2015. Tanti, troppi favori da giustificare. Se non ci diranno perché, lo scopriremo noi».

Interviene anche il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Danilo Toninelli. «Il gruppo Benetton ha finanziato partiti e campagne elettorali. Chi dice il contrario ci faccia prima vedere i conti del partito e delle tante fondazioni politiche. Il M5S non ha mai preso un euro e per questo possiamo agire con le mani libere e cambiare questo sistema», scrive su Twitter.


 
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Giovedì 16 Agosto 2018, 12:57






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5 di 10 commenti presenti
2018-08-17 20:51:43
Io credo alla parola di Di Maio,quella di Renzi non ha nessun valore,ossia e' priva di credibilita'
2018-08-17 13:26:29
Fatta l'accusa, ora deve sostenerla con le prove. In caso contrario ancora una volta ha parlato a vanvera.
2018-08-17 09:21:50
attento di maio ... magari si scopre che una volta hai comprato un golfino benetton
2018-08-16 22:06:26
renzi si e' mai guardato allo specchio?
2018-08-16 18:26:39
I primi segnali non sono confortanti. Certo, le indagini sono ai primi passi e il processo, se e quando si farà, avrà verosimilmente tempi lunghi. Ma le ipotesi di reato che la procura di Genova ha fin qui formulato fanno già pensare quel che temono un po' tutti: che anche questa volta, difficilmente qualcuno finirà in carcere per il crollo del ponte Morandi sulla A10 a Genova. Nonostante i 38 morti (destinati a diventare purtroppo di più), le decine di feriti e le centinaia di persone sfollate per sempre dalle loro case. I reati ipotizzati, infatti, sono quello ex articoli 432 e 449 del codice penale ("Attentato colposo alla sicurezza dei trasporti"), ex articoli 434 e 449 ("Disastro colposo dovuto a crollo") ed ex articolo 589 comma 1 e comma 3 ("Omicidio colposo plurimo"). E' proprio quel "COLPOSO" a fare temere il peggio: chi mai per un reato "colposo" è finito in carcere in questo paese sbullonato, oltretutto in riferimento a un disastro relativamente al quale sarà difficile indicare le responsabilità e i confini delle responsabilità dei soggetti coinvolti (Autostrade per l'Italia e ministro dei Trasporti)? Ad ogni modo sono i rossi (non il cognome) ad averne la colpa hanno governato loro in questi ultimi anni, loro hanno votato la costituzione la lega allora non era ancora nata, e poi il ponte di Littorio è ancora in piedi, si proprio quello che unisce Mestre e Venezia altri anni, altro che Saragat o sarà can col suo amico che ha progettato il ponte di Genova, poi il papa vuole costruire ponti...un'altro ingegnere. ahahahahahah.