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Siccità, Po in secca: autobotti in alcune città del Nord. In molte zone non piove da 110 giorni

Mercoledì 15 Giugno 2022 di Paolo Ricci Bitti
Siccità, Po allo stremo: autobotti in alcune città del Nord. In molte zone non piove da 110 giorni

Lo scenario non potrebbe essere più desertico e così non appare fuori luogo il cammello portato sull'arido greto sabbioso del Po a Boretto, ma l'agonia del più imponente fiume italiano cancella subito il sorriso innescato dall'animale che per pubblicizzare una festa bruca arbusti sotto gli argini a pochi passi dall'epopea di Peppone e don Camillo a Brescello. Si piange, invece, se si ascoltano gli agricoltori, gli allevatori e le loro associazioni: una "secca" così non si registrava da 70 anni e ora la parola "razionamento" finisce nelle relazioni mentre si cerca di centellinare la poca acqua imponendo la pace per i prelievi coordinati di Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna dell'intero bacino del Po. Ma i controlli non sono facili: la carenza di acqua può dettare a volte la vita o la morte di un'azienda agricola. 

Di più: la siccità è talmente «in aumento dopo 110 giorni senza pioggia» che in decine di Comuni di Piemonte e Lombardia «sono già in azione le autobotti per l'approvvigionamento perché i serbatoi locali afferiscono a sorgenti che non ci sono più». Così all'Ansa Meuccio Berselli, segretario generale dell'Autorità distrettuale del Fiume Po - ministero della Transizione ecologica (AdPo-MiTe), dopo l'allarme già lanciato nei giorni scorsi dall'Osservatorio sulla siccità, che tornerà a riunirsi martedì 21 giugno.

La scorsa settimana Utilitalia, in rappresentanza delle multiutility del servizio idrico integrato, aveva fatto presente di aver chiesto ai sindaci di un centinaio di Comuni in Piemonte e di 25 in Lombardia (nella Bergamasca) sospensioni notturne dell'acqua, per rimpinguare i livelli dei serbatoi. Ebbene, in molti di questi le ordinanze ci sono già, sottolinea Berselli: «il razionamento dell'acqua per uso idropotabile c'è già». Altro fronte che preoccupa è il Ferrarese e, in misura minore, la Romagna. «Nel Ferrarese, un bacino di circa 250mila persone, abbiamo chiesto di prelevare meno acqua possibile». Circa 300mila sono le persone che invece fanno capo ai potabilizzatori della Romagna, «al momento più fortunate perché l'acqua arriva dalla diga di Ridracoli che ha immagazzinato buone scorte in autunno». Il razionamento c'è già anche in agricoltura, settore che è «scoppiato», aggiunge, «dove chiediamo di prelevare meno di quanto hanno bisogno, per consentire un deflusso minimo vitale di acqua», nonostante questo sia il periodo in cui ci sarebbe maggiore bisogno di acqua per portare a maturazione le colture. Siamo in una «tempesta perfetta, non si era mai visto un anno così»: «la neve sulle Alpi completamente sparita, ghiacciai in esaurimento, temperature più alte della media, scarse piogge, ventilazione calda che secca i suoli...». «Il Po - conclude Berselli - non aveva una portata così bassa da 70 anni, ma la verità è che la vedremo ancora più bassa».

L'allarme sulle condizioni drammatiche del Po era arrivato già sul finire dell'inverno, quando era apparso chiaro che di neve sulle Alpi non se sarebbe più caduta facendo così mancare la scorta che da millenni alimenta il fiume. Mancano all'appello almeno 3 miliardi di metri cubi di acqua rispetto al 2021: oltre la metà della media delle riserve idriche. E questo solo per la Lombardia dove solo il Lago di Garda, fra i grandi bacini ai piedi delle Alpi, non ha ancora alzato bandiera bianca.

 

Il bollettino di Aipo, agenzia interregianale per il fiume Po si potrebbe definire di guerra se non fosse per il dovere di non usare metafore belliche quando un conflitto è in corso davvero in Nord Europa con conseguenze dirette anche nello mondo dell'agricoltura italiana colpito dalla siccità. Qui sotto lo trovate, se vi piace navigare lungo il fiume di località in località, di secca in secca, di divieto in divieto di avventurarsi tra fango ed alghe che proliferano perché il caldo di gran lunga sopra la media (almeno 4 gradi) ne aiuta lo sviluppo.

Il fiume Po, arrivato anche a Cremona -8,19 - è scritto nel bollettino - desta le preoccupazioni maggiori e che arrivano fino alla Pianura di Ferrara con il Bacino più importante d’Italia da 600 milioni di metri cubi nel 2021, vitali per un intero ecosistema e non solo per l’agricoltura, che qui è rappresentata da più di 6 mila aziende per 170 mila ettari di terreno. Con danni complessivi destinati a superare un miliardo di euro, se non pioverà neanche sulle Alpi “si può già dire addio al pomodoro tardivo così come a molte orticole, la cui coltivazione, vista la mancanza di acqua necessaria per irrigare, non può neanche essere avviata. Per meloni e cocomeri si prevede, invece, una riduzione tra il 30% e il 40% che arriva al 50% per il mais e la soia, produzioni il cui mercato è già ampiamente sotto stress per via della guerra in Ucraina”, spiega Cia.

“Enti e istituzioni, con le organizzazioni agricole, devono necessariamente sedersi a un tavolo per valutare strategie concrete di contenimento – spiega il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini – Bisogna pensare a una bacinizzazione del Po, come avviene nel Nord Europa, in Belgio. Abbiamo perso almeno 20 anni e ora intervenire è solo questione di buon senso, a garanzia della sicurezza alimentare, ma anche delle filiere produttive, della biodiversità e del paesaggio, e soprattutto dei cittadini. Non è un’emergenza solo dell’agricoltura. L’acqua è una risorsa strategica e il Pnrr deve fare di più – conclude Fini – oltre gli 800 milioni di euro previsti per gli interventi irrigui”.

Agricoltura ed energia

I guai non vengono mai soli: la siccità che azzoppa il grande fiume produrrà danni stimati per un miliardo, con seri problemi anche per il settore idroelettrico - potrebbe scarseggiare l'acqua per raffreddare le centrali - e per i cittadini, con alcuni comuni che potrebbero essere costretti a sospendere l'erogazione notturna di acqua a latitudini dove simili misure non si erano mai viste.

Il quadro, di allarme e preoccupazione, arriva dall'Osservatorio sulla crisi idrica del fiume Po che si è riunito chiamando a raccolta gli esperti dell'Autorità di bacino, che fa capo al ministero della Transizione ecologica, ma anche Regioni, Protezione civile e portatori d'interesse fra i quali Utilitalia, in rappresentanza delle multiutility del servizio idrico integrato, Terna Rete Italia, Anbi, Assoelettrica. L'esito dell'Osservatorio - che tornerà a riunirsi il 21 giugno - non lascia grandi spiragli di ottimismo. Nel bacino padano il fabbisogno d'acqua è alto, spiega l'autorità, ma tutte le disponibilità sono «in esaurimento» in quella che è una crisi «con valori mai visti da 70 anni». Allo scenario già molto critico, si evidenzia, «si aggiunge la previsione di mancanza di piogge e il persistere di alte temperature sopra la media».

«La situazione sta diventando drammatica - spiega Meuccio Berselli, segretario generale di AdBPo - perché oltre al fatto di avere una portata limitata e le piogge che stanno mancando, abbiamo altri due fattori molto importanti. La temperatura è più alta di 2-3 gradi, in alcuni punti anche quattro gradi, rispetto alla media del periodo. E manca completamente la risorsa della neve, quindi il magazzino e lo stoccaggio in montagna» di acqua. Ci sono insomma delle aree che possono rimanere senz'acqua, pertanto «bisogna innescare uno spirito di sussidiarietà tra i territori, per cui i prelievi idrici vanno controllati, vanno verificati, e dobbiamo portare acqua a tutti. Altrimenti dobbiamo intervenire immediatamente con la Protezione civile».

Le spie d'allarme sono molte. La neve sulle Alpi è totalmente esaurita in Piemonte e Lombardia. I laghi, a partire dal Lago Maggiore, sono ai minimi storici del periodo (eccetto il Garda). Le colture, nonostante l'avvio tardivo di 15 giorni della pratica dell'irrigazione (esempio in Lombardia), sono tutt'ora in sofferenza e Coldiretti stima perdite per un miliardo. Si accentua anche la risalita del cuneo salino con un impatto non indifferente su habitat e biodiversità. In quelle aree del Rodigino e del Ferrarese l'irrigazione è tutt'ora sospesa o regolata in modo minuzioso nel corso della giornata. C'è un centinaio di comuni in Piemonte e 25 in Lombardia (nella Bergamasca) in cui Utilitalia chiede ai sindaci eventuali sospensioni notturne per rimpinguare i livelli dei serbatoi con ordinanze mirate a un utilizzo estremamente parsimonioso dell'acqua. La siccità incide anche sul settore idroelettrico: al momento le criticità legate al pescaggio dell'acqua di raffreddamento delle centrali termoelettriche sono in ripresa, però in prospettiva delle prossime settimane Terna attesta la progressiva scarsità di risorsa utile per un raffreddamento adeguato.

Ultimo aggiornamento: 17 Giugno, 10:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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