Il caso Palamara entra pure in Concorsopoli

Martedì 15 Giugno 2021 di Egle Priolo
Luca Palamara in tribunale a Perugia

PERUGIA - Non bastasse un gup ufficialmente distaccato sull'inchiesta, un altro giudice investito da un filone secondario, la procura di Perugia con addosso gli occhi di tutta Italia (con almeno altri quattro uffici interessati), ora il caso Palamara prova a fare giurisprudenza anche nel processo che ha terremotato la politica e la sanità in Umbria.

È iniziato ieri infatti il processo noto come Concorsopoli: sul banco degli imputati, dopo la riunificazione dei procedimenti stabilita a maggio, davanti al collegio presieduto da Carla Maria Giangamboni ci sono 33 persone, tra manager e politici per tutti quei concorsi in sanità considerati con l'aiutino, quelle prove pilotate da una «rete di sistema» per cui i pubblici ministeri Paolo Abbritti e Mario Formisano sostengono l'accusa di associazione per delinquere. Accusa a carico dell'ex segretario regionale del Pd Gianpiero Bocci, dell'ex presidente della Regione Catiuscia Marini, dell'ex assessore regionale alla Salute Luca Barberini, degli ex direttori generale e amministrativo del Santa Maria della misericordia Emilio Duca e Maurizio Valorosi (che nel giudizio abbreviato chiuso nei loro confronti hanno riportato condanne, rispettivamente a 3 e 2 anni), insieme a Maria Cristina Conte, Rosa Maria Franconi e Antonio Tamagnini. La riunificazione è stata chiesta dalla procura per motivi di economia processuale di un'inchiesta complessa - considerando che all'inizio i procedimenti erano addirittura tre, oltre ai riti abbreviati e quell'unica assoluzione che hanno fatto uscire sette persone dal processo - e che è stata osteggiata con veemenza dalle difese. Prima fra tutte proprio quella dell'ex sottosegretario agli Interni Bocci, con l'avvocato David Brunelli che aveva sottolineato come il suo assistito fosse sotto processo da ottobre 2019 (con giudizio immediato) e all'udienza di ieri avrebbe dovuto «ancora assistere alla discussione sulla costituzione delle parti civili. Una chiara violazione del giusto processo inteso nella sua ragionevole durata».

E ieri, infatti, come da programma una sfilza di eccezioni - una trentina - sono state sollevate dagli avvocati contro le parti civili già ammesse: CittadinanzAttiva (assistita da Sara Pievaioli), Unione nazionale consumatori (con l'avvocato Alessandra Bircolotti), Regione Umbria (Anna Rita Gobbo), Azienda ospedaliera di Perugia (Fabio Pili) e Usl Umbria 1 (Francesco Maresca). In particolare, dopo il la dato dall'avvocato Massimiliano Sirchi, si è sostenuta l'inammissibilità delle parti civili per il capo di imputazione di rivelazione di segreti di ufficio. Come? Tirando fuori dal cilindro proprio l'ordinanza firmata dal gup Piercarlo Frabotta nel caso di Luca Palamara – l'ex magistrato accusato, tra l'altro, di corruzione -, per cui il giudice non ha ravvisato un «solido aggancio» tra l'accusa e il dettato letterale dello statuto e ha escluso per esempio proprio CittadinanzAttiva. Un precedente importante per le difese, contestato però soprattutto dall'avvocato Pievaioli, parte civile in entrambi i processi e ormai più che rodata su queste eccezioni, che ha sottolineato invece il danno per la pubblica amministrazione nel caso di aiuti sulle tracce dei concorsi pubblici, ribadendo la bontà dell'ammissione. Il collegio (con Giangamboni, a latere ci sono Matteo Cavedoni e Serena Ciliberto) si è riservato e ha rinviato la decisione all'udienza del 28 giugno, quando si deciderà anche dell'utilizzabilità o meno delle intercettazioni (per cui, con tanto di perizia, ad esempio c'è già stato un sì nel procedimento contro Bocci).

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