Borsellino, per la Cassazione «strage mafiosa e zone d'ombra». La famiglia: notevole inquinamento

Il verdetto della Cassazione sui boss Madonia e Tutino: i misteri, dall'agenda sparita al ruolo del Sisde

Lunedì 8 Novembre 2021
Borsellino, per la Cassazione «strage mafiosa e zone d'ombra». La famiglia: notevole inquinamento

Una strage di chiara matrice mafiosa quella costata la vita al giudice Paolo Borsellino e agli uomini della scorta. Nessun dubbio sulla paternità dell'attentato - scrivono i magistrati della Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza di conferma per le condanne all'ergastolo dei boss Salvatore Madonia e Vittorio Tutino - anche se ci sono «anomalie» come il coinvolgimento del Sisde e «zone d'ombra» legata alla scomparsa dell'agenda del magistrato. Nello stesso verdetto sono stati condannati anche due finti pentiti per aver calunniato altri collaboratori e persone innocenti. Per gli "ermellini", quanto emerso nel processo sulla trattativa Stato-mafia è di «sostanziale neutralità» e non ci sono «nuovi scenari», nonostante gli «abnormi inquinamenti delle prove».

La strategia del terrore

«La strage di via d'Amelio rappresenta indubbiamente un tragico delitto di mafia, dovuto a una ben precisa strategia del terrore adottata da Cosa Nostra, in quanto stretta dalla paura e da fondati timori per la sua sopravvivenza a causa della risposta giudiziaria data dallo Stato attraverso il 'maxiprocesso', potendo le emergenze probatorie relative a quelle 'zone d'ombra - in parte già acquisite in altri processi, in parte disvelate dal presente processo - indurre, al più, a ritenere che possano esservi stati anche altri soggetti, o gruppi di potere, interessati alla eliminazione del magistrato e degli uomini della sua scorta». È l'adesione di Madonia, attraverso il 'consenso del silenzio', alla 'resa dei conti' attraverso il progetto stragista indirizzato, in primo luogo, ai nemici storici di Cosa Nostra - e tra questi a Paolo Borsellino - a fondare il giudizio di sussistenza «nei cuoi confronti della fattispecie concorsuale, ossia quella partecipazione morale all'attentato stragista». 

La vendetta per le indagini con Falcone e il capitano Basile

«L'uccisione del giudice Paolo Borsellino, 'inserita nell'ambito di una più articolata strategia stragista unitaria', risponde a più finalità di Cosa Nostra - spiegano gli 'ermellini' -. Viene così in rilievo una finalità prima di tutto di vendetta, che chiama in causa la vita professionale del magistrato, dalle iniziative adottate insieme con il capitano Emanuele Basile e dopo il suo omicidio fino al ruolo centrale rivestito maxiprocesso; in secondo luogo una finalità preventiva perseguita da Cosa Nostra in relazione 'alla possibilità che il giudice Borsellino divenisse capo della Procura antimafia, ricevendo il testimone del giudice Giovanni Falcone nella lotta al crimine organizzato'. La Corte di assise di appello di Caltanissetta richiama la 'finalità di destabilizzazione' volta a 'esercitare una pressione sulla compagine politica e governativa' e 'a mettere in ginocchio lo Stato', di cui hanno riferito i collaboratori di giustizia». 

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Il sopravvissuto: molti i coinvolti

«Lo abbiamo sempre saputo che ci sono tante zone d'ombra e anche tanti personaggi coinvolti nella strage di Via D'Amelio. Adesso lo dice anche la Corte di Cassazione nelle motivazioni del processo Borsellino quater». Lo ha detto all'Adnkronos Antonino Vullo, l'unico agente di scorta del giudice Paolo Borsellino sopravvissuto alla strage del 19 luglio del 1992, costata la vita oltre al magistrato anche a cinque colleghi di Vullo (Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli). Lui riuscì a salvarsi, seppure ferito gravemente. Lo scorso anno, in via D'Amelio, nel giorno dell'anniversario, Vullo si rivolse direttamente all'allora ministra Provenzano: «Signor ministro, da 28 anni sentiamo ripetere dalle istituzioni sempre le stesse cose, ma ancora la verità su quanto accaduto qui il 19 luglio del 1992 non la conosciamo. Ed è assurdo».  E oggi, dopo avere appreso delle motivazioni della Corte di Cassazione, Vullo spiega: «C'è da sperare che un giorno si possa venire a scoprire tutta la verità, vogliamo sapere cosa accadde realmente, chi ha voluto l'uccisione del giudice. Perché ancora oggi, a distanza di quasi trent'anni, è una cosa che ci addolora ancora molto. E addolora soprattutto chi ha perso i propri cari».

La famiglia: evidente depistaggio

«L'uccisione di Paolo Borsellino e il depistaggio sulla strage sono legati». Lo ha detto l'avvocato Fabio Trizzino, legale della famiglia Borsellino e marito di Lucia Borsellino, commentando con l'Adnkronos, a nome della famiglia, le motivazioni della Cassazione sul processo Borsellino quater in cui è stata confermata la condanna per due boss e due finti pentiti che hanno calunniato altri collaboratori e persone innocenti. «In questo scenario bisogna anche collocare l'abnorme inquinamento probatorio di cui parla anche la Cassazione perché l'uccisione di Borsellino e gli agenti di scorta e il depistaggio sono legati - dice Trizzino - Anche quel depistaggio sicuramente ha una funzione». E aggiunge: «Che sia stato un delitto di mafia non c'è alcun dubbio, ma non solo, ci sono troppe zone d'ombra, come la scomparsa dell'agenda rossa». Poi l'avvocato Trizzino, che rappresenta la famiglia anche nel processo sul presunto depistaggio sulle indagini sulla strage di via D'Amelio in corso a Caltanissetta, parla ancora «delle cointeressenze di Cosa Nostra con importanti imprenditori e società del Nord, i cui sviluppi si sarebbero potuti meglio vedere solo attraverso una giusta valorizzazione del dossier mafia e appalti. Cosa che Borsellino non ha potuto fare...». 

Ultimo aggiornamento: 21:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA