Omicron, Cauda: «Il virus è cambiato, incubazione più breve. Quarta dose? In autunno»

L’infettivologo del Gemelli: «Evitiamo di paralizzare il Paese»

Lunedì 17 Gennaio 2022 di Mauro Evangelisti
Omicron, Cauda: «Meno casi gravi, ma tanti infetti: gli ospedali vanno in crisi. Quarta dose? In autunno»

«Il Covid è cambiato, i tempi di incubazione sono ridotti. Io non rinuncerei al sistema dei colori, perché bisogna continuare a essere molto prudenti, però sono favorevole a una valutazione dei ricoveri che distingua chi va in ospedale per altri motivi e viene trovata positivo asintomatico. Inoltre, uno snellimento del sistema delle quarantene è necessario». Il professor Roberto Cauda, direttore di Malattie infettive al Policlinico Gemelli di Roma e consulente di Ema (Agenzia europea del farmaco) per le malattie infettive, invita alla cautela, ma anche a gestire questa fase della pandemia con pragmatismo. «A mio avviso - osserva - la quarta dose non servirà prima dell’estate. Trovo giusto attendere l’autunno, valutare la situazione, con la speranza di avere dei vaccini aggiornati associati magari a quelli per via inalatoria, perché questo potrà garantire maggiore protezione anche dalle infezioni».

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Professore, anche lei ritiene che siamo in una fase di stagnazione della pandemia in Italia?
«Lo dicono i numeri. Sono cresciuti di molto per undici settimane di seguito. A dicembre abbiamo avuto la diffusione di Omicron, che ha portato a un incremento notevole di casi, partendo probabilmente dalla Lombardia che per fortuna ora sta già iniziando una discesa. A livello nazionale la settimana scorsa abbiamo avuto una crescita del 140 per cento, poi è scesa al 30-50 per cento. L’inclinazione della curva tende a diminuire. Non amo le previsioni sui picchi, ma secondo i matematici è possibile un abbassamento del numero dei nuovi casi a fine mese, un decremento dei posti letto occupati prima in area medica, poi in terapia intensiva a febbraio, infine un calo dei decessi a inizio marzo. Sempre ricordando che questo virus ci ha abituato anche a brutte sorprese».

Tutti temono però il contraccolpo della riapertura delle scuole.
«Il rischio esiste, ma trovo sia stato giusto riprendere le lezioni. Teniamo conto che comunque i bambini e i ragazzi, con le scuole chiuse, continuerebbero a socializzare, magari praticando sport, vedendo gli amici, accompagnando i genitori nei negozi dei centri commerciali e in tante attività. Semmai bisogna accelerare con le vaccinazioni anche nella classe di età 5-11 anni».

Lei parla di espansione della Omicron, ma in numeri assoluti sono aumentati anche i casi di Delta, anche se in percentuale la prima è ormai dominante.
«Vero. La Delta c’è ancora. Ma sono convinto, anche sulla base dell’esperienza passata, che la Omicron soppianterà la Delta. Sulla Omicron 2, la sottovariante vista in Danimarca, dobbiamo vigilare, ma ancora non ci sono elementi per farci preoccupare. In fondo anche con la Delta, abbiamo incontrato la Delta Plus che non ha causato problemi particolari».

Sappiamo che chi era stato contagiato da Delta può reinfettarsi con la Omicron. Può succedere il contrario?
«I primi dati lo escludono. Uno studio sudafricano ha mostrato come i soggetti contagiati da Omicron abbiano sviluppato un incremento importante di anticorpi nei confronti di Delta. E appare improbabile anche la reinfezione da Omicron per chi era stato contagiato sempre con quella variante. Questo può farci sperare, visto la intensa diffusione, che la situazione possa migliorare. Vista anche la stagionalità del virus, penso che una eventuale quarta dose vada semmai prevista solo in autunno».

La Omicron sta effettivamente causando malattie meno gravi?
«Parliamo di una variante che ha un R con Zero pari a 15-17, ogni contagiato in media ne infetta altri 15. Si tratta di una contagiosità fortissima, simile al morbillo. Allo stesso tempo vediamo che se con Delta i casi gravi sono circa cinque su 100, con Omicron è uno su 100. Però con molti più contagiati gli ospedali hanno comunque problemi».

Le Regioni chiedono di semplificare le regole di gestione dei dati, delle quarantene e addirittura di eliminare il sistema dei colori. Cosa ne pensa?
«Io concordo su una mossa: distinguere alla voce dei ricoveri coloro che in ospedale vanno con tutt’altra patologia e poi vengono trovati positivi ma asintomatici. Certo, non sempre questa distinzione è così netta, ma una maggiore trasparenza eviterebbe comunque di alimentare l’irrazionale sfiducia dei vaccini. Se un ricoverato con una gamba rotta che poi risulta positivo asintomatico, lo contiamo come “ricoverato Covid”, aumentiamo senza ragione il numero degli ospedalizzati vaccinati. Anche sulla durata delle quarantene di un positivo asintomatico una revisione può essere corretta, con la Omicron l’incubazione si è ridotta a 2-3 giorni. Dobbiamo comunque evitare un eccesso di misure che paralizzi i servizi. Al contempo, non mi sembra ancora il momento per rinunciare al sistema dei colori, la pandemia è ancora in corso. Insomma, tra l’eliminazione di ogni strumento e un eccesso di misure, ci può essere una razionale via mediana».
 

Ultimo aggiornamento: 12:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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