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Omicron 5, sintomi, incubazione e tamponi: come è cambiato il virus? Domande e risposte

Polmoniti meno frequenti, colpiscono soprattutto gli immunodepressi. Incubazione più breve: 2 o 3 giorni

Sabato 2 Luglio 2022 di Graziella Melina
Omicron 5, sintomi, tamponi e incubazione: come è cambiato il virus? Domande e risposte

Che il virus ora in circolazione sia molto trasmissibile, è evidente dal continuo aumento dei contagi. A far discutere è invece la patogenicità, ossia la capacità delle varianti omicron 4 e 5 di causare la malattia più o meno grave. Se è vero infatti che la maggior parte delle persone che si infettano riescono a gestire i sintomi a casa, preoccupa invece il tasso di occupazione delle terapie intensive che secondo i dati del ministero della Salute ormai è salito al 2,6 per cento; a dimostrazione del fatto che anche le varianti omicron 4 e 5 possono essere pericolose. A fare la differenza, ormai, è la reazione dell’individuo che si infetta, e quindi la capacità di difendersi grazie alla protezione del vaccino.

QUALI SONO I SINTOMI DI OMICRON?

«Nei soggetti che non hanno malattie pregresse - precisa Claudio Mastroianni, direttore di malattie infettive del Policlinico Umberto I di Roma e presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali - il virus colpisce per lo più le alte vie respiratorie, si manifesta con febbre elevata, mal di gola, diarrea e un senso di spossatezza marcato. Nei pazienti immunocompromessi, invece, osserviamo ancora polmoniti». La perdita di gusto e olfatto e l’interessamento alle basse vie respiratorie sono meno frequenti. Ma la sintomatologia dipende, come sempre, dai singoli soggetti.«La differenza più sostanziale - precisa Mauro Pistello, ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica all’Università di Pisa e vicepresidente della Società italiana di Microbiologia - si osserva soprattutto nel periodo di incubazione che intercorre tra contagio e comparsa dei sintomi. Mentre prima era di circa due settimane, e a volte anche più, ora si arriva al massimo a due-tre giorni». Omicron, infatti, essendo molto trasmissibile, replica più rapidamente nelle alte vie respiratorie.

 

I RICOVERATI HANNO CARATTERISTICHE DIVERSE RISPETTO A PRIMA?

«Oltre a non vaccinati, e in giro in Italia ce ne sono ancora 7milioni - ricorda Mastroianni - prevalentemente sono ricoverate le persone fragili, quindi gli anziani che hanno varie comorbidità, bronchitici cronici, diabetici, persone con disabilità. Questa infezione, che si manifesta con febbre e spossatezza, può causare infatti uno scompenso e un aggravamento delle malattie pregresse». La preoccupazione, per chi sta in corsia, è che la situazione possa degenerare.«Lentamente stanno aumentando i ricoveri, e tra questi c’è un incremento anche di pazienti in terapia intensiva. E aumentando il numero dei contagiati - mette in guardia Mastroianni - crescerà inevitabilmente anche il numero dei ricoverati, anche se forse non in maniera drammatica come nella prima e nella seconda ondata. Se oggi stiamo sui circa 80-90mila casi al giorno e il numero dei morti è molto più basso rispetto a quello degli anni scorsi, vuol dire che l’immunità del vaccino e quella indotta dall’infezione naturale sono riuscite in qualche maniera a contrastare l’evoluzione grave».

È POSSIBILE CHE LA POSITIVITÀ SIA RITARDATA RISPETTO AI SINTOMI?

Se il tampone risulta negativo, nonostante siano già comparsi i sintomi, dipende per lo più dal tipo di esame anticovid. «I risultati sono legati alla sensibilità dei test e da quanto spesso vengono effettuati - precisa Pistello - Ma che in alcuni soggetti compaiano prima i sintomi e poi si renda evidente il virus non è un fatto insolito: molti dei sintomi che noi avvertiamo sono dovuti infatti alla reazione dell’ospite contro l’infezione. Ovviamente, l’individuo infetto vaccinato è molto più pronto a reagire. Nei soggetti non vaccinati, invece, il virus trova campo libero, dopodiché il sistema immunitario entra in azione, mettendo in moto alcuni meccanismi; quindi solo in questo momento compaiono i sintomi». 

CAMBIA ANCHE IL LONG COVID?

I dati finora disponibili non sono sufficienti per affermarlo. «Questo virus causa comunque una malattia sistemica, si ha un quadro infiammatorio abbastanza importante - chiarisce Mastroianni - Non ci sono differenze tali che ci permettano di sostenere che il long covid sia diverso da quello di un anno fa». 

Ultimo aggiornamento: 17:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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