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Omicron 5, come si cura? Sì antinfiammatori e antipiretici, no agli antibiotici

Andreoni fa riferimento alla scarsa capacità di Omicron 5 di scendere verso i polmoni

Mercoledì 29 Giugno 2022
Omicron 5, come si cura? Dagli antinfiammatori agli antipiretici, ma niente antibiotici

I contagi da Omicron 5 potrebbero arrivare presto a 100mila al giorno. Tra i virologi c'è chi ha definito la nuova variante del Covid la più contagiosa in assoluto. La coda alle farmacie è ormai una presenza fissa. E con i casi che aumentano sempre più persone cercano la cura. 

Omicron 5, la nuova cura 

La cura per Omicron 5 è stata spiegata da Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e professore della disciplina a Tor Vergata a Roma. Bastano farmaci che si trovano in farmacia. Ci sono però dei casi che richiedono l’intervento del proprio medico di famiglia. Gli anziani e chi ha altre patologie, oltre a necessitare di un richiamo per garantire l’efficacia della protezione contro le nuove sottovarianti, devono essere seguite nella terapia. La “fragilità” aumenta il rischio di un’evoluzione grave della malattia e, a maggior ragione, va ponderato l’utilizzo. 

“Per le persone con febbre e dolori il consiglio è di prendere antinfiammatori e antipiretici”, ha spiegato Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e professore della disciplina a Tor Vergata a Roma. La terapia suggerita dal professore prevede antinfiammatori e antipiretici e allo stesso tempo vieta cortisone e gli antibiotici.

Per i problemi più gravi

“In caso il malato inizi ad accusare problemi respiratori - continua il professore - deve avvertire il dottore, perché magari c’è bisogno di auscultare il paziente”. Andreoni fa riferimento alla scarsa capacità di Omicron 5 di scendere verso i polmoni, infatti la sottovariante si ferma all’altezza delle vie respiratorie, peggiorandone le capacità.

 

I pazienti fragili

Per le persone fragili cambia invece la terapia. “Le condizioni sono due: appunto la fragilità, che rende a rischio di un’evoluzione pesante della malattia, e la rapidità - ha detto Massimo Andreoni - Dopo il tampone positivo chi è a rischio deve avvertire il suo dottore”. I farmaci previsti per i “fragili” sono in genere due: antivirale o anticorpo monoclonale. Entrambi devono essere presi nei primi 5 giorni e sono prescritti dai medici di famiglia dal secondo giorno fino al quinto.

Ultimo aggiornamento: 22:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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