Navi migranti, Meloni risponde alla Francia: «Accordi da rivedere: così isolate noi, non gli scafisti»

Parigi: rotto il rapporto di fiducia. Mattarella: l'Ue sia solidale

Sabato 12 Novembre 2022 di Francesco Bechis
Navi migranti, Meloni risponde alla Francia: «Accordi da rivedere: così isolate noi, non gli scafisti»
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«Aggressiva, incomprensibile, ingiustificata». Giorgia Meloni sceglie con cura le parole. E definisce così la reazione muscolare del governo francese per il caso Ocean Viking, «sono rimasta molto colpita». All’indomani dello scontro tra Italia e Francia intorno alla nave dell’ong - attraccata ieri mattina al porto di Tolone con 230 migranti a bordo dopo il diniego di sbarco delle autorità italiane - il presidente del Consiglio rompe il silenzio. 

IL MONITO DEL COLLE

«La situazione non si può più gestire come è stato fatto finora. O accettiamo che l’Italia sia l’unico Paese di sbarco, ma non sono d’accordo, o si litiga ogni volta». Tiene il punto, Meloni, «l’Europa potrebbe affrontare questa materia isolando l’Italia, io penso che sarebbe meglio isolare gli scafisti». «Vorrei una soluzione comune, l’unica possibile e seria, per la difesa dei confini esterni dell’Ue», spiega in mattinata, in conferenza stampa a Palazzo Chigi.

Un richiamo alla solidarietà che poche ore dopo trova una sponda di peso. Da Maastricht il presidente della Repubblica Sergio Mattarella invia un messaggio all’Ue: «La risposta alla sfida migratoria avrà successo soltanto se sorretta dai criteri di solidarietà all’interno dell’Unione, di coesione nella risposta esterna e da una politica lungimirante nei confronti della regione africana». Servono allora «coordinamento e responsabilità condivisa tra Stati membri» frutto di «intese efficaci e rispettose dei diritti di ciascuno», ribadisce in Olanda il Capo dello Stato affiancato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che lunedì porterà il dossier migranti al Consiglio Ue. 

Il monito non è passato inosservato tra le cancellerie di Roma e Parigi impegnate a ricucire lo strappo. Il clima però resta teso. La minaccia francese di sospendere l’accordo Ue sui ricollocamenti dei migranti - e l’invito agli altri Stati membri a fare altrettanto - ha lasciato il segno. Al punto che ieri la segretaria agli Affari Ue Laurence Boone ha parlato di «una rottura di fiducia», promettendo «controlli molto più severi dei passaporti» al confine tra Francia e Italia. 

Sarà crisi? È l’unica domanda che aleggia nella sala stampa di Chigi quando Meloni entra alle dieci, accompagnata dai ministri Urso (Imprese), Calderone (Lavoro), Giorgetti (Economia). 
L’idea iniziale, in una giornata di incontri fittissimi a Piazza Colonna, da Confindustria alle principali associazioni di categoria, è fare un punto sulle misure economiche approvate nel Cdm di giovedì. 
Ma le tensioni con i francesi rimangono in cima ai pensieri del premier. Che risponde alle accuse numeri alla mano. «La nave Ocean Viking è la prima nave di una Ong che abbia mai attraccato in Francia con 230 migranti. Questo ha generato una reazione molto dura nei confronti dell’Italia che ha fatto entrare quasi 90mila migranti». 

Ci tiene a sillabare le cifre, una ad una, per dare il senso di una sproporzione. «Nell’accordo si prevede che debbano essere ricollocate 8mila persone, ne sono state ricollocate 117, di cui 38 in Francia». Le ripassa a margine della conferenza il fedelissimo Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario a Chigi: «La nostra non è una forzatura, vogliamo solo ripristinare una situazione di legalità», spiega. Meloni da parte sua non vuole accettare che l’«Italia debba essere l’unico porto di sbarco per i migranti nel Mediterraneo: non siamo più in grado di occuparcene, e abbiamo ricevuto un mandato per farlo in modo diverso». Promette mano ferma nella gestione dei flussi migratori, garantendo che «ci saranno altri provvedimenti». Una stretta sulle sanzioni alle ong e la confisca delle navi le ipotesi a cui si ragiona al Viminale in queste ore. 

LE APERTURE
Al tempo stesso però il premier soppesa le parole, abbassa i toni: «Nelle relazioni accade che non ci si comprende, poi si parla e non è un problema». Le fa sponda, in mattinata, il leader del Ppe Manfred Weber, che in visita a Palazzo Chigi lancia un assist a Meloni, «l’Italia non deve essere lasciata sola» di fronte a una sfida che richiede «una soluzione europea». 

Resta l’impressione, a sentire chi segue la crisi da vicino, che Roma voglia scongiurare un nuovo incidente con Parigi. «L’Italia non ha intenzione di mettere a repentaglio le relazioni diplomatiche», ha chiarito ieri a scanso di equivoci il ministro agli Affari Ue Raffaele Fitto. Si lavora, allora, per «il ripristino di un clima basato su uno spirito costruttivo tra tutti gli attori europei». L’apertura c’è. In attesa di un segnale concreto d’Oltralpe.
 

Ultimo aggiornamento: 13 Novembre, 12:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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