Migranti, Meloni avverte l’Europa: «Bruxelles deve gestire i rimpatri»

L’affondo del premier: ««Serve più Europa sul fronte Sud. Italia hub del Mediterraneo»»

Sabato 3 Dicembre 2022
Migranti, Meloni avverte l’Europa: «Bruxelles deve gestire i rimpatri»

«Ci vuole più Europa sul fronte Sud. Da soli non possiamo gestire un flusso che ha assunto dimensioni ormai ingestibili». Davanti ad una platea composta principalmente dagli emissari diplomatici dei paesi nordafricani e sub-sahariani, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni lancia ancora una volta un messaggio a Bruxelles. Provando a consolidare «l’identità comune» talvolta smarrita con quella che definisce una «comunità di destino» legata dall’affacciarsi sul Mediterraneo, il premier ha provato a dettare una sua ricetta: «Occorre che l’Europa realizzi con urgenza un quadro di collaborazione multilaterale basato su flussi legali, su un’incisiva azione di prevenzione, di contrasto ai flussi irregolari. Tassello indispensabile è quello della europeizzazione della gestione dei rimpatri». 

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Sullo stesso tema è intervenuto, a margine dell’evento, anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: «Sui decreti flussi stiamo lavorando insieme ai ministri dell’Interno e dell’Agricoltura per avere un percorso strategico. Vorremmo avere lavoratori che arrivano nel nostro Paese già formati, che abbiano già una destinazione operativa, cioè sapere dove devono andare a lavorare. E poi vorremmo premiare i Paesi che fanno accordi con noi». Una proposta politica che in tutta evidenza non può essere costruita solo a Bruxelles dai Ventisette dell’Unione, quanto necessita di un’azione comune sulle sponde del Mediterraneo e nelle aree più interne dell’Africa. 

 

IL DISCORSO

Non a caso per il suo discorso conclusivo all’ottava edizione dei “Med Dialogues” organizzati a Roma dal ministero degli Esteri e dall’Ispi (Istituto di Studi di Politica Internazionale), Meloni rispolvera non solo il concetto di Italia come hub energetico europeo ma anche quello di un’importanza strategica della vicinanza del Paese nordafricano. «L’Italia è cerniera e ponte naturale energetico fra il Mediterraneo e l’Europa, in virtù di una posizione geostrategica particolare, delle sue infrastrutture e del prezioso contributo dato anche dalle proprie imprese. Il Mediterraneo allargato è la colonna della sicurezza energetica italiana».

Un impianto strategico nazionale che fa il paio con una visione più ampia che la stessa Meloni ha già definito “Piano Mattei”: «Solamente creando uno spazio di stabilità, di prosperità condivisa potremo attraversare in modo efficace le sfide epocali che abbiamo di fronte: dalla sicurezza alimentare, alla salute, passando per i cambiamenti climatici». Un concetto, quello della creazione di un fronte comune, anticipato anche dal presidente dell’Ispi Giampiero Massolo. Il diplomatico ha infatti invitato le decine di presidenti, ministri, ambasciatori, spettatori interessati ed esponenti della società civile presenti nella tre giorni, a lavorare per «rendere l’area Med sempre più soggetto e non oggetto delle relazioni internazionali. Se si è oggetti si lasciano aree vuote che qualcuno alla fine riempie».

In altri termini, ciò che l’Italia auspica è una collaborazione a tutto tondo tra Paesi che si rispettano. Tant’è che il premier non sembra lesinare quella che appare una critica più o meno velata ad un altro attore regionale importante: la Francia. Meloni infatti ha rivendicato «un approccio che non abbia una postura predatoria ma collaborativa». Esattamente quanto contestato al presidente francese Emmanuel Macron - secondo la ricostruzione offerta dallo stesso presidente del Consiglio - durante la sua visita nella Capitale del mese scorso.

L’AGENDA

Non solo. Nel suo discorso Meloni, coadiuvata dai tanti bilaterali tenuti dal vicepremier Tajani nei tre giorni di lavori, ha anche chiarito la sua agenda immediata per l’area, sostenendo «la necessità di una più stretta collaborazione tra i Paesi del Maghreb per creare condizioni di sviluppo e stabilità», guardando tra le altre alla delicata situazione politica in Tunisia, alla partnership energetica tra Israele e il Libano o, in generale, alla normalizzazione dei rapporti tra Israele e il mondo arabo. 

Non solo. Il presidente del Consiglio si è anche soffermata sull’importanza della «libertà religiosa», della tutela delle «minoranze» e del contrastare «il preoccupante dilagare del radicalismo islamista, soprattutto nell’area subsahariana». «Non possiamo fingere di non vedere quanto sta avvenendo in questi mesi alle donne e ai giovani in Iran», ha tenuto a sottolineare in un passaggio del suo discorso.
 

Ultimo aggiornamento: 4 Dicembre, 00:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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