Marò, la Procura chiede l'archiviazione per Girone e Latorre: prove insufficienti per sostenere l'accusa di omicidio

I pm: rispettate le regole di ingaggio, i fucilieri convinti di essere sotto attacco dei pirati

Giovedì 9 Dicembre 2021
Marò, la Procura chiede l'archiviazione per Girone e Latorre: prove insufficienti per sostenere l'accusa di omicidio
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Il caso marò: prove insufficienti per avviare un processo. La Procura di Roma ha chiesto l'archiviazione per Salvatore Girone e Massimiliano Latorre accusati dell'omicidio di due pescatori indiani per quanto avvenuto nel febbraio del 2012 a largo delle coste del Kerala, nell'India sud occidentale. Il procuratore Michele Prestipino e il sostituto Erminio Amelio hanno chiesto al gip di fare cadere le accuse nei confronti dei due fucilieri di Marina in quanto il quadro degli elementi di provi raccolti in questi anni non è sufficiente a garantire l'instaurazione di un processo. I due marò hanno agito rispettando le regole di ingaggio e convinti di essere sotto attacco di pirati. È quanto sostengono i magistrati di Roma. Tra gli elementi che hanno portato a chiedere di fare cadere le accuse anche la non utilizzabilità degli accertamenti svolti all'epoca dei fatti in India come l'autopsia o gli esami balistici.

L'interrogatorio in Procura

I due fucilieri erano stati interrogati in Procura lo scorso luglio. Latorre e Girone furono già ascoltati dai pm di Roma il 3 gennaio del 2013 e nello stesso anno i pm capitolini disposero una perizia sul computer e su una macchina fotografica che si trovavano a bordo della Enrica Lexie, la nave su cui erano in servizio Latorre e Girone. Al termine degli accertamenti i pm di Roma, coordinati dal procuratore Michele Prestipino, hanno chiesto al gip di archiviare le accuse in quanto il quadro degli elementi di prova raccolti è insufficiente a garantire l'instaurazione di un processo.

Le autopsie e la ricostruzione dei fatti

Per i magistrati, gli accertamenti tecnici, balistici e autoptici irripetibili svolti in India, compiuti dalle autorità locali secondo regole che non sono quelle italiane, non sono utilizzabili. Un esempio sono le autopsie svolte sui due pescatori, i cui corpi sono stati cremati. I pm nel motivare la richiesta di archiviazione spiegano di non aver riscontrato elementi sufficienti ad attribuire in modo univoco il fatto ai due indagati. Dagli accertamenti ad ampio raggio disposti dagli inquirenti è emerso inoltre che sulla Enrica Lexie, la nave su cui erano in servizio Latorre e Girone, erano state rispettate le regole di ingaggio: i componenti quando hanno visto avvicinarsi il barchino a 90-100 metri alla nave hanno prima mostrato le armi e poi sparato in acqua.

La giurisdizione italiana e il risarcimento

I due fucilieri, dunque, hanno pensato di essere sotto attacco di pirati, elemento confermato anche da parte del personale indiano che era a bordo della nave. Conclusioni che dal punto di vista penale hanno portato i pm, coordinati dal procuratore Michele Prestipino, a chiedere l'archiviazione. Una decisione non in contrasto con il risarcimento per le vittime e con la determinazione del Tribunale arbitrale dell'Aja che aveva attribuito all'Italia la giurisdizione penale sulla vicenda. Ora l'ultima parola spetta al gip chiamato a decidere sulla richiesta. 

La moglie di Latorre: fine di un incubo

«Siamo soddisfatti di essere arrivati finalmente alla fine di un incubo. Ringraziamo l'avvocato Fabio Anselmo che ci è stato vicino in questo periodo difficile e tutti gli italiani che in 10 anni ci hanno stretto in un forte abbraccio, non facendoci sentire mai soli». Lo ha detto all'Adnkronos Paola Moschetti, moglie di Massimiliano Latorre, dopo la notizia della richiesta di archiviazione da parte della Procura di Roma dell'inchiesta sui due marò in merito alla vicenda di due pescatori uccisi da colpi di arma da fuoco a febbraio 2012 al largo delle coste del Kerala, in India.

«Apprendo dalla stampa della richiesta di archiviazione avanzata dalla procura di Roma e sono molto soddisfatto per Massimiliano e Paola che aspettavano questo esito dal 2012». Così all'Adnkronos l'avvocato Fabio Anselmo, difensore di Latorre, dopo la richiesta di archiviazione dell'inchiesta. «Un'inchiesta nata da una comunicazione di notizia di reato che fece proprio Massimiliano a caldo, nell'immediatezza dei fatti. Quando ho ricevuto l'incarico il compito era arrivare quello di arrivare il più presto possibile all'affermazione della verità: ora attendiamo che il gip vagli la richiesta e possa mettere la parola fine a questa drammatica vicenda».

Ultimo aggiornamento: 16:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA