Mafia, Brusca resta in carcere, Cassazione: «No ai domiciliari». La sorella di Falcone: «Non merita benefici»

Mafia, Brusca resta in carcere, Cassazione: «No ai domiciliari». La sorella di Falcone: «Non merita benefici»
Giovanni Brusca resta in carcere. Niente domiciliari per il criminale che spinse il bottone che fece saltare in aria Falcone e la sua scorta: è il parere espresso dalla Procura generale della Cassazione nella requisitoria scritta con la quale contrasta la richiesta della difesa dell'ex boss, condannato per la Strage di Capaci e altri gravi delitti, di ottenere gli arresti domiciliari in località protetta. Lo si apprende da fonti giudiziarie. Il verdetto degli "ermellini" è previsto per domani. Brusca è in carcere a Rebibbia.

Giovanni Brusca, condannato per la strage di Capaci , aveva fatto ricorso in Cassazione per chiedere gli arresti domiciliari, contro l'ordinanza del tribunale di sorveglianza di Roma che lo scorso 12 marzo aveva respinto la sua domanda di ottenere la detenzione domiciliare. È difeso dagli avvocati Antonella Cassandro e Manfredo Fiormonti.

BRUSCA USCIRA' COMUNQUE NEL 2021
«Giovanni Brusca terminerà di scontare la sua pena in carcere nel 2022, se la Cassazione non accoglierà la richiesta di collocarlo ai domiciliari, ma potrebbe tornare libero alla fine del 2021 perchè ha uno "sconto" di 270 giorni come previsto dal regolamento carcerario». Lo ha detto l'avvocato Antonella Cassandro, uno dei legali che ha patrocinato il ricorso dell'ex boss alla Suprema Corte. «Nel suo parere negativo alla detenzione domiciliare, il Pg della Cassazione - ha spiegato Cassandro - ha condiviso le motivazioni del Tribunale di sorveglianza che ritiene che Brusca non si sia ravveduto a sufficienza». Cassandro ha sottolineato che oltre al Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, hanno dato parere favorevole ai domiciliari anche la direzione del carcere di Rebibbia, e le autorità di pubblica sicurezza di Palermo.

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La sorella di Falcone. «Fermo restando l'assoluto rispetto per le decisioni che prenderà la Cassazione, voglio ricordare che i magistrati si sono già espressi negativamente due volte sulla richiesta di domiciliari presentata dai legali di Giovanni Brusca. Il tribunale di sorveglianza di Roma, solo ad aprile scorso, negandogli la scarcerazione, ha avanzato pesantissimi dubbi sul suo reale ravvedimento». Lo sottolinea Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone

LA RABBIA DELLA VEDOVA DI UN UOMO DELLA SCORTA DI FALCONE
«Sa qual è la verità? Che il nostro dolore non conta niente. Dicono che uno che ha ammazzato duecento persone e che ha sciolto un bimbo nell'acido si è ravveduto e che potrebbe andare tranquillamente ai domiciliari, quindi quanto vuole che conti il parere dei familiari delle vittime?». Tina Montinaro, vedova di un uomo della scorta di Falcone, è molto arrabbiata. Ma anche delusa. E amareggiata. La notizia che oggi la Corte di Cassazione deciderà se il collaboratore di giustizia Giovanni Brusca, l'uomo che ha premuto il telecomando della strage di Capaci, possa andare agli arresti domiciliari dopo 23 anni di carcere, la amareggia.

I legali hanno ottenuto anche il parere favorevole della Procura nazionale antimafia secondo cui «sono stati acquisiti elementi rilevanti ai fini del ravvedimento di Brusca». «Che ne parliamo a fare? - dice la vedova Montinaro in una intervista concessa all'Adnkronos - Tanto ormai hanno deciso che tra un' anno e mezzo Brusca sarà fuori, sarà un libero cittadino che ha scontato la sua pena. Per quanto ci possiamo lamentare, la nostra parola, il nostro dolore non contano niente. Perché lui è un collaboratore di giustizia e dicono che si è ravveduto. Uno che ha sulla coscienza 200 persone, compreso un bambino che prima è stato strangolato e poi sciolto nell'acido. Mi pare tutto ridicolo, sono sincera».

Tina Montinaro, funzionario direttivo dell'amministrazione regionale dal 1997, l'anno scorso, a ventisei anni dalla strage di Capaci in cui perse la vita il marito Antonio, capo scorta di Giovanni Falcone, è entrata in polizia occupandosi per conto del ministero dell'Interno, di «mantenere costante la memoria dei caduti di Polizia nei settori più attivi della società civile, tra cui scuola, sport, giovani ed associazionismo».

«Davanti a una decisione del genere io non so cosa dire - aggiunge Tina Montinaro - Io spero solo che chi prende questa decisione sia lì a passarsi una manco sulla coscienza, ricordandosi di tutti i morti di Palermo. Poi, mi possono fare anche attaccare ma sicuramente non interesserà niente a nessuno, se loro hanno deciso determinate cose non badano a quello che io o altri familiari abbiamo da dire. Noi siamo quelli delle commemorazioni, punto a basta».

«Dicono che Giovanni Brusca li ha aiutati, non so ancora perché hanno fatto la strage perché abbiamo dovuto aspettare che certi documenti vengano desecretati e avevamo tutti questi pentiti. Insomma, sono sincera, ci sentiamo presi in giro. Parto sempre dal principio, che forse abbiamo perso tempo nei processi a fare determinate cose, a crederci, perché arrivati a questo punto, come dicono a Palermo 'Agneddu e sucu e finiu u vattiù», un modo di dire palermitano per intendere che ormai la decisione è presa e non c'è più niente da fare. Sul presunto ravvedimento di Brusca, di cui parla anche la Superprocura antimafia, Tina Montinaro dice: «Beh, finora Brusca non ha avuto la possibilità di uccidere qualcun altro perché in galera...».

E aggiunge: «Non le capisco davvero certe cose, fanno solo rabbia e fanno male. E non parlo a nome mio, non è che questo individuo ha ucciso solo mio marito. Ha fatto le cose più atroci, basta pensare al piccolo Giuseppe Di Matteo. Mi chiedo allora, ma loro ci pensano al mio dolore? E al dolore di tutti gli altri? Io sono una donna delle istituzioni, mio marito era un uomo dello Stato e io continuerò a crederci. Voglio cambiare le cose. Ecco perché sto sempre insieme ai bambini, ma ci sono tante cose che a me non piacciono...». E mentre lo dice, Tina Montinaro si trova proprio in una scuola di periferia di Palermo per parlare con i bambini.
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Lunedì 7 Ottobre 2019, 15:03






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5 di 5 commenti presenti
2019-10-08 11:50:52
La legge Italiana per i pentiti di Mafia prevede pene ridotte. La colpa e del Brusca o dei nostri legislatori?
2019-10-08 11:30:42
Giustizia e leggi due cose che dovrebbero andare d'accordo peró ....... la prima se fosse applicata lo lascierebbe in carcere a vita dal momento che in Italia non c'é la pena di morte come negli USA. La seconda é che i giudici della legge se ne fanno un baffo e la applicano come meglio fa comodo ha loro
2019-10-08 07:05:59
Legge e Giustizia, due concetti agli antipodi. La Giustizia lo vorrebbe appeso il giorno stesso della condanna, la legge lo lascia libero dopo 23 anni.
2019-10-07 20:48:08
Ma percepirà pure il reddito di cittadinanza?
2019-10-07 18:25:06
Giustizia gestita da ingiusti. Bel problema di cultura e di casta. Siamo lo stato colabrodo ma c'è purtroppo anche di peggio. Il genere umano andrà oltre all'autodistruzione?