Immuni dal Covid, il genetista: «Nelle persone che non si infettano la chiave per capire chi è più a rischio»

Martedì 26 Gennaio 2021 di Graziella Melina
Immuni dal Covid, il genetista: «Nelle persone che non si infettano la chiave per capire chi è più a rischio»

Resistere al Sars Cov 2 è anche una questione di geni. Non tutte le persone, infatti, reagiscono al virus allo stesso modo. C'è chi si ammala e magari rischia di finire in ospedale, c'è chi invece è asintomatico e c'è poi anche una percentuale di persone che non si contagiano affatto. «La nostra sfida - spiega Giuseppe Novelli, direttore del laboratorio di genetica medica del policlinico Tor Vergata di Roma - è quella di capire quali siano i meccanismi di resistenza al virus». Per riuscirci sono al lavoro gli scienziati di circa 250 laboratori che fanno parte del consorzio internazionale di Genetica guidato dal genetista Jean-Laurent Casanova della Rockfeller University di New York. Sotto la lente degli scienziati di Tor Vergata ci sono finora un centinaio di casi di persone che, pur avendo frequentato a lungo soggetti positivi, non si sono contagiati.

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Come è possibile individuare le persone che sono resistenti al virus?
«Prima di tutto bisogna fare molta attenzione a selezionarle: va accuratamente studiato il fatto che il soggetto ha avuto un'esposizione prolungata e costante al Sars Cov 2 e con limitati sistemi di protezione. Poi è necessario effettuare la verifica dei test, sia molecolari che antigenici, e un controllo sugli anticorpi con i sierologici. È necessario insomma accertare il reale stato di resistenza all'infezione».


In cosa consiste questa resistenza?
«Quando un ospite si infetta con un patogeno, ossia un virus o un batterio, nel momento in cui arriva nelle cellule di ognuno di noi, si attivano meccanismi di difesa, una sorta di sensori che avvisano che sta arrivando un intruso. I sensori, messi in atto dai nostri geni, sono in realtà delle proteine. Ma, siccome siamo variabili e diversi, è possibile che alcune persone abbiano sensori e quindi risposte diverse, più o meno forti nei confronti del patogeno. Non dimentichiamo che la risposta all'invasione è naturalmente sempre individuale. Noi non ce ne rendiamo conto, ma per le nostre cellule è una battaglia continua contro virus, batteri e parassiti».


Qual è il gene della resistenza?
«Direi che ce ne sono diversi. Noi vorremo capire quali sono, quanti sono e con quale frequenza sono presenti nella popolazione. Potrebbero essere rarissimi, oppure comuni. È quello che vogliamo studiare. Per ora sappiamo che non tutti i geni hanno lo stesso peso. Come per esempio per la predisposizione al cancro. Sono migliaia i geni suscettibili, ma alcuni pesano di più e danno un maggior rischio, altri sono meno importanti perché appunto danno un rischio minore».


Quanto influisce il gruppo sanguigno?
«A livello statistico, è poco importante, perché offre un rischio basso di resistenza. Quindi clinicamente non è utile. Noi sappiamo invece che i geni che producono l'interferone hanno un peso importantissimo. In base ai risultati che otterremo dallo studio che stiamo portando avanti, stiamo pensando di avviare un trial clinico mirato dell'interferone».


Le persone che non si sono ammalate di Covid spesso sostengono di non essersi mai ammalate in passato neanche di influenza. C'è un nesso?
«Certamente, ci possono essere persone che hanno una maggiore capacità di produrre l'interferone, che è specifico per tutte le infezioni. Però, bisogna stare molto attenti nel valutare queste situazioni, perché probabilmente si tratta di persone che hanno sviluppato anticorpi contro il virus ma non lo sanno».


Perché è importante studiare i geni per combattere il Covid?
«Innanzitutto, grazie ai risultati del nostro studio sarà possibile sviluppare test genetici che consentono di suddividere le persone potenzialmente ad alto rischio e quelle a rischio meno basso. Questo consentirà di somministrare trattamenti adeguati. I test di suscettibilità potranno poi essere utili per scoprire farmaci personalizzati. Se conosciamo la diversità genetica di risposta al farmaco, possiamo infatti prescrivere il farmaco più adatto ed efficace».

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Ultimo aggiornamento: 15:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA