Green pass, la colf sprovvista va sospesa. Bonetti: «Le famiglie devono controllare»

Domenica 19 Settembre 2021 di Maria Lombardi
Green pass, la colf sprovvista va sospesa. Bonetti: «Le famiglie devono controllare»

Green pass, “affare” di famiglia. «Obbligatori i controlli a colf e baby-sitter». Congedi straordinari Covid. «Stiamo lavorando per reintrodurli». Quarantena. «In alcuni casi da ridurre o abolire». Smart working. «Sì, ma che non sia un ghetto per donne». Emergenza femminicidi. «Finanziamenti strutturali per contrastare la violenza contro le donne».

Green pass, con le riaperture «crescita Pil al 7%». Brunetta: è un momento magico

Elena Bonetti, ministra per le Pari opportunità e la famiglia, come ci si dovrà comportare nelle case con colf, badanti e baby-sitter? Sarà obbligatorio controllare il Green pass?
«La famiglia dovrà comportarsi come qualsiasi altro datore di lavoro. Entro il 15 ottobre ha l’obbligo di farsi carico di verificare che la persona che lavora in casa sia dotata di Green pass. Si tratta di una misura di protezione e di tutela nei confronti dei familiari e degli stessi lavoratori. Usciranno a riguardo delle linee guida, ma è chiaro che in casa valgono le stesse regole degli altri luoghi di lavoro. Nel caso ci sia un rifiuto di ottemperare all’obbligo del Green pass, la famiglia ha lo strumento per poter sospendere il collaboratore domestico, la badante o la baby-sitter, come è previsto per tutti gli altri lavoratori. Soprattutto in un momento in cui c’è desiderio di ricominciare con maggiore energia e slancio, il Green pass rappresenta uno strumento che tutela il diritto alla salute e il diritto al lavoro».

Saranno reintrodotti i congedi straordinari Covid per i genitori costretti a restare a casa con i figli?
«La scuola, i servizi educativi, lo sport e le attività ricreative devono essere riaperti nella dimensione più stabile e continuativa possibile. La scuola è cominciata. Come governo ci stiamo attrezzando per reintrodurre eventuali sistemi di supporto normativo per i genitori che devono rimanere a casa nel caso della quarantena dei figli, come i congedi Covid straordinari per madri e padri con figli fino ai 14 anni retribuiti al 50%. Si tratta di definire la formulazione tecnica e la copertura finanziaria. Ma il primo di strumento di supporto alle famiglie è che le scuole restino aperte, bisogna spingere la campagna vaccinale per chi ha dai 12 anni in su».

Dall’inizio della scuola sono già tante le classi in quarantena e le famiglie in affanno. 
«Ho chiesto una revisione della regole delle quarantene per i vaccinati che hanno avuto contatti stretti con un contagiato. Penso agli insegnanti con doppia vaccinazione per i quali la quarantena di 7 giorni potrebbe essere ridotta o sostituita con altri strumenti, come il tampone. Stiamo aspettando il parere del Cts, eventuali nuove procedure dovranno essere validate dalla scienza ma alla politica compete l’organizzazione. Per questo ritengo utile uno snellimento per consentire una maggiore capacità organizzativa scolastica ed evitare altri disagi per le famiglie. Già oggi sono le singole classi ad andare in quarantena e non più l’intero istituto, si può ragionare su piccole bolle per gli studenti vaccinati». 

Che autunno sarà per le famiglie?
«C’è una prospettiva di serenità, fiducia e stabilità, essendo state create le condizioni per riaprire le scuole. Inoltre le famiglie potranno godere di un’entrata finanziaria che prima non avevano: l’assegno ponte per i figli. Dai primi dati dell’Inps, in media sono stati o saranno erogati al mese 135 euro a figlio».

Cosa resterà dello smart working?
«Abbiamo verificato le potenzialità e le criticità di questo strumento ed è in corso una riorganizzazione e un rinnovamento del lavoro nel privato e nel pubblico. Se ben attuato, lo smart working è uno strumento a cui guardare con positività, ha elementi di efficienza e produttività e consente una maggiore armonizzazione tra vita e lavoro. Sia chiaro: non deve diventare uno strumento ghettizzante per le donne e inibire una partecipazione al mondo del lavoro e ai processi di carriera». 

Sette femminicidi in 10 giorni, cosa non ha funzionato nella prevenzione? E cos’altro si può fare per contrastare la violenza contro le donne?
«Il sistema nel suo complesso non ha ancora raggiunto l’obiettivo di eradicare definitivamente questo fenomeno aberrante. Sono in contatto con le ministre Lamorgese e Cartabia per valutare azioni tempestive e urgenti in questo contesto che si sta evidenziando come sempre più grave. Penso che la risposta definitiva sia in un approccio strutturale: i finanziamenti ai centri anti-violenza finora sono stati rinnovati di anno in anno. Proporrò già dalla prossima legge di bilancio che alle Regione e poi ai centri siano destinati fondi strutturali». 

In che modo inciderà il cambio di passo della Ue? 
«Osservo con favore il fatto che la violenza contro le donne oggi viene considerata come una delle tragedie che richiedono un’assunzione di responsabilità e una sinergia integrata su scala europea. Questo per la pervasività che la violenza ha nei singoli stati e per l’uniformità di caratteristiche che presenta. La Commissione Ue è impegnata nell’istituire una normativa europea di contrasto alla violenza contro le donne e avrà il nostro pieno supporto. Ma solo il raggiungimento della piena parità ci consentirà di fermare la violenza».
 

Ultimo aggiornamento: 20 Settembre, 14:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA