Siri indagato, Salvini: «M5s vuole la crisi, ma io aspetto le Europee»

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Siri indagato, Salvini: «M5s vuole la crisi, io aspetto Europee»

di Alberto Gentili


ROMA Nei messaggi che invia ai suoi, Matteo Salvini è lapidario: «Questi grillini sono delle m...». Nel messaggio affidato al premier Giuseppe Conte, visto che nel Consiglio dei ministri celebrato a Reggio Calabria a Luigi Di Maio non ha lanciato neppure un saluto, invece il capo della Lega è minaccioso: «Dì a quello che dopo le elezioni facciamo i conti...».

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Ma di crisi, anche nel giorno in cui il rapporto con Di Maio e i 5Stelle, «quegli scappati di casa, quei mascalzoni che fanno i giustizialisti quando pare a loro», è ai minimi termini, Salvini non parla. E non perché il capo della Lega non ne abbia abbastanza dei grillini, ma perché «non si apre una crisi su una questione giudiziaria che riguarda uno dei nostri», spiega ai suoi. In più, come dice un ministro leghista, «finché non abbiamo letto bene le carte, finché non capiamo come sono andate le cose, non possiamo essere tranquilli fino in fondo».

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LA TELEFONATA
Insomma, strategia e prudenza. Non quella di Giancarlo Giorgetti che il matrimonio con i 5Stelle non avrebbe mai celebrato. E nel pomeriggio, si racconta in casa Lega, il potente sottosegretario impugna il cellulare e chiama un «altissimo esponente» di Forza Italia. C'è chi dice Silvio Berlusconi. Per lanciare un messaggio chiaro: «Siamo a un passo, qui crolla tutto». Come dire: state pronti. Pronti a un nuovo esecutivo.
Gli ostacoli su questa strada però sono due. Il primo: Salvini non ne vuole sapere di un governo con il Cavaliere. Il secondo sono i numeri: Lega, Forza Italia e Fdi non bastano. Servirebbe un bel plotone di transfughi grillini per mettere su un nuovo esecutivo.
Nella Lega monta forte il sospetto, però, che sia Di Maio a cercare la crisi. Adesso. Prima del voto delle elezioni europee 26 maggio. Perché «se resta con noi continua a perdere consensi, mentre se si presentasse alle Europee come nostro avversario potrebbe risollevare le sorti del Movimento che, da settimane, ha alzato le bandiere della sinistra su ogni tema. In più, non rischierebbe la scissione in giugno», dice un altro ministro leghista. E aggiunge: «Le elezioni anticipate a questo punto per i 5Stelle sarebbero un toccasana anche per mascherare i loro fallimenti. Sul decreto per la crescita, su Alitalia, sullo scontro tra la Trenta i vertici della Difesa, etc».

Vero? Dal Movimento la risposta è anodina: «Per noi il governo va avanti, se non è la Lega ad aprire la crisi...». E per tutta la giornata i grillini fanno di tutto per far saltare i nervi a Salvini e per spingerlo a decretare la fine di quel che resta dell'alleanza giallo-verde. Di Maio chiede le dimissioni di Siri appena un'ora dopo il primo lancio di agenzia relativo all'inchiesta. E Danilo Toninelli impiega tre ore per togliere le deleghe al sottosegretario leghista. In più, i 5Stelle assumono il ruolo dei pm, accostano ripetutamente il nome di Siri alla mafia. Con il portavoce Michele Gubitosa dispensano veleno: «Questa inchiesta per corruzione apre un interrogativo. Esiste un legame fatto di interessi tra Lega e Berlusconi?». E scovano addirittura un convegno della Lega nel 2017 a Piacenza dove fu ospite l'ex forzista Arata «il faccendiere che intratteneva rapporti con Siri: Salvini chiarisca».
Il capo del Carroccio però resiste. Nel più classico gioco del cerino, non vuole essere lui a spegnerlo. E a porta a porta in serata ripete: «Il governo durerà 4 anni».

LE ACCUSE DI RIXI
La Lega in ogni caso non resta con le mani in mano. Salvini le dimissioni di Virginia Raggi per un nuovo affaire Ama e blocca il salva Roma. Armando Rixi, il viceministro alle Infrastrutture che lavora con Toninelli e Siri al Mit, la mette così: «Di fronte a questi atteggiamenti cade ogni rapporto di fiducia. Toninelli, ritirando le deleghe è come avesse emesso una sentenza di colpevolezza. E allora chiedo: se Toninelli sa delle cose le dica. In più l'eolico, il tema del presunto emendamento presentato da Siri, non è tra le sue deleghe. Armando si occupa di aeroporti. Di eolico sono competenti i ministeri di Di Maio e Costa e forse è il caso di capire se sono stati loro a ricevere pressioni, senza contare che non c'è emendamento del Mit che non sia passato ai raggi x da Toninelli...». Una vera e propria chiamata in correità, «se reato c'è».

 
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Venerdì 19 Aprile 2019, 08:57






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