Papa Francesco e l'ennesima batosta al mondo della finanza, è un settore «liquido e gassoso»

Sabato 23 Ottobre 2021 di Franca Giansoldati
Papa Francesco e l'ennesima batosta al mondo della finanza, è un settore «liquido e gassoso»

Città del Vaticano – Man mano che passa il tempo Papa Francesco è sempre più diffidente e ostile verso il mondo della finanza. E non ne fa mistero. Mentre l'economia ha basi concrete e alimenta una visione di prospettiva, la finanza a suo dire resta una realtà di difficile comprensione, sfuggente e persino controproducente perché non regolamentata. L'ennesima batosta a questo settore è arrivata stamattina mentre riceveva in Vaticano la fondazione Centesimus Annus formata da economisti, imprenditori, uomini del mondo bancario. E' davanti a loro e alla loro presidente, Annamaria Tarantola – con un lungo curriculum in Banca d'Italia – che ha confessato la sua sfiducia raccontando un significativo aneddoto. 

«Riprendo la parola “predominio della finanza”. Quattro anni fa è venuta a trovarmi una grande donna economista che aveva un lavoro, anche, in un governo. E mi disse che lei aveva cercato di fare un dialogo tra economia, umanesimo e fede, religione; un dialogo che è andato bene e continua ad andare bene, in un gruppo di riflessione. Ho cercato lo stesso – mi disse – con la finanza, l’umanesimo e la religione, e non siamo potuti neppure riusciti a partire. Interessante. Questo mi fa pensare. Quella donna mi faceva sentire che la finanza era qualcosa di inagibile, qualcosa di “liquido”, “gassoso” che finisce come la catena di Sant’Antonio... Vi dico questa esperienza, forse può servirvi» ha detto Francesco tacendo però l'identità della economista alla quale faceva riferimento nel discorso a braccio. 

Sull'argomento finanziario gli interventi del Papa non si contano in questi suoi otto anni di regno. Una volta chiese ai governi di regolamentare la finanza «perché la situazione, a causa della speculazione è diventata insostenibile». Aveva spiegato di seguito che mentre l'economia reale,«quella che crea lavoro, è in crisi - quanta gente è senza lavoro! - i mercati finanziari non sono mai stati così ipertrofici come sono ora». La conclusione era stata questa: «La finanza, se non viene regolamentata, diventa pura speculazione animata da politiche monetarie. Questa situazione è insostenibile. È pericolosa».

Stamattina il Papa ha fatto affiorare il divario che si è creato in questi due anni di pandemia, tra persone sempre più ricche (una ristretta minoranza) e persone sempre più povere. Secondo la sua visione servirebbe iniettare nel mondo dell'economia e degli imprenditori un surplus evangelico. «Oltre il potere del denaro che spesso decide le cause dei popoli; oltre gli steccati delle ideologie, che dividono e amplificano gli odi; oltre ogni barriera storica e culturale e, soprattutto, oltre l’indifferenza, quella cultura dell’indifferenza che, purtroppo, è quotidiana. Possiamo essere fratelli tutti, e dunque possiamo e dobbiamo pensare e operare come fratelli di tutti. Può sembrare un’utopia irrealizzabile. Preferiamo invece credere che sia un sogno possibile, perché è lo stesso sogno del Dio uno e trino. Con il suo aiuto è un sogno che può cominciare a realizzarsi anche in questo mondo».

Alle persone presenti in Vaticano ha poi parlato anche di un grande compito: quello della costruzione di un mondo più solidale, giusto ed equo. “Per un credente non è qualcosa di pratico staccato dalla dottrina, ma è dare corpo alla fede, a lode di Dio, amante dell’uomo, amante della vita”. 


 


 

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