Al lavoro dopo la laurea, dagli psicologi ai dentisti: abolito l’esame di Stato

Basta il diploma universitario e non viene più richiesto il tirocinio: la riforma è legge

Domenica 7 Novembre 2021 di Lorena Loiacono
Dagli psicologi ai dentisti, abolito l esame di Stato: al lavoro dopo la laurea
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Addio tirocinio post laurea, la pratica professionale adesso si fa direttamente durante gli studi universitari: la laurea abilitante, infatti, è legge. E così lo studente con la tesi di fine corso ottiene non solo il titolo di studio ma anche l’accesso all’esercizio della professione. Ma non tutti corsi di laurea hanno aderito. La legge, approvata all’unanimità al Senato con 184 voti a favore, dà attuazione ad uno degli interventi di riforma previsti nel Pnrr inviato alla Commissione europea. 

 

 

IL DOPO EMERGENZA

La norma segue l’esperienza, ormai collaudata, della facoltà di medicina che nel 2020, in piena emergenza covid, tramite il Cura Italia avviò con urgenza la laurea abilitante perché gli ospedali e i laboratori erano al collasso. Servivano medici e allora, senza aspettare il tirocinio e poi l’esame di Stato, i laureati avevano già l’abilitazione per lavorare. Un passaggio chiave che da un lato ha alleviato, per quanto possibile, l’enorme difficoltà in cui versavano gli ospedali e dall’altro ha aperto una strada attesa da anni per snellire i tempi di passaggio dai libri al lavoro. Ora a fare ufficialmente da apripista sono le altre professioni sanitarie di odontoiatria e protesi dentaria, farmacia e farmacia industriale, medicina veterinaria e psicologia e vengono riconosciute abilitanti anche le lauree professionalizzanti in professioni tecniche per l’edilizia e il territorio, in professioni tecniche agrarie, alimentari e forestali e in professioni tecniche industriali e dell’informazione, per l’esercizio delle professioni di geometra laureato, agrotecnico laureato, perito agrario laureato e perito industriale laureato. 

 

 

COSA CAMBIA

In sostanza il tirocinio deve essere svolto durante gli anni di studio, senza rimandare al post laurea, evitando così di allungare i tempi dell’accesso al mondo del lavoro. Per le lauree professionalizzanti è previsto il conseguimento di un minimo di 30 crediti formativi relativi al tirocinio pratico valutativo, che sarà quindi interno ai corsi di studio. Il singolo ateneo valuterà poi i regolamenti didattici per definire le modalità di svolgimento della parte pratica, di valutazione finale e poi, infine, della certificazione del tirocinio.

 

 

 

«Con questa norma – spiega la ministra dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa - permettiamo alle nostre studentesse e ai nostri studenti di accedere al mondo del lavoro subito, senza aspettare anni di tirocinio e l’esame di stato per potere iniziare, li mettiamo in collegamento con i professionisti già durante il corso di laurea e diamo ancora più valore al loro tempo e ai loro studi». L’esame di laurea va quindi a coincidere con l’esame di Stato, semplificando e velocizzando così l’accesso al mondo del lavoro da parte dei laureati: viene infatti certificato il superamento del tirocinio pratico-valutativo, che resta interno ai nuovi corsi di studio, e si accede direttamente all’esame di laurea, con cui si consegue il titolo accademico ma anche il titolo di abilitazione, dopo aver superato una prova pratica. La commissione giudicatrice dell’esame finale viene inoltre integrata da professionisti esterni, designati da rappresentanti nazionali dell’ordine o del collegio professionale di riferimento per la professione: quindi in commissione di esame siederanno anche rappresentanti dell’ordine dei farmacisti o dei veterinari. In questo modo gli ordini professionali mantengono il loro ruolo anche se tutto si svolge in ambito accademico. 

FRONTE DEL NO

Ma non tutti gli ordini sono d’accordo: è il caso degli avvocati che, per giurisprudenza, non prevedono un percorso accademico professionalizzante. La platea di studenti interessati può comunque ampliarsi ulteriormente: hanno già dato parere positivo i chimici, fisici e biologi con la necessità però di modificare i corsi di laurea attraverso tirocini pratico valutativi. Ma non solo, la possibilità di far aderire altre lauree professionalizzanti è già prevista: «Il testo prevede che con regolamenti di delegificazione, e quindi non più con legge, si possano rendere abilitanti all’esercizio delle professioni regolamentate ulteriori lauree – ha spiegato il senatore della Lega Mario Pittoni, relatore del testo e vicepresidente della commissione cultura - si tratta di un intervento organico con cui si estende ad altri ambiti professionali la misura, avviata con l’articolo 102 del decreto Cura Italia, che ha introdotto la laurea abilitante in Medicina e chirurgia. Ulteriori integrazioni saranno possibili al tavolo che il Governo si è impegnato ad attivare in tempi celeri per la revisione e l’aggiornamento della disciplina relativa all’accesso alle professioni regolamentate». Per evitare “scavalcamenti” dei nuovi laureati rispetto a quelli subito precedenti, la nuova procedura di abilitazione decorrerà non dall’approvazione della legge ma dal prossimo anno. 
 

Ultimo aggiornamento: 8 Novembre, 09:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA