Eitan di nuovo in Italia a 84 giorni dal rapimento: torna con la zia nella casa dov'è cresciuto «La sua vita è qui»

I nonni materni e un complice indagati per il rapimento del nipote di sei anni

Venerdì 3 Dicembre 2021
Eitan in volo da Tel Aviv a Milano a 84 giorni dal rapimento: torna con la zia nella casa dov'è cresciuto

Eitan è atterrato a Bergamo su un aereo di linea decollato da Tel Aviv: questa notte dormirà di nuovo nel suo letto a Travacò Siccomario (Pavia) a 84 giorni di distanza dal rapimento da parte del nonno materno Shmuel Peleg. Se non è un record in questo tipo di vicende poco ci manca. Meno di tre mesi per ristabilire la legalità, con le magistrature di Italia e Israele che hanno agito all'unisono per il bene del bimbo di 6 anni. 

Il piccolo, unico superstite della tragedia del Mottarone, con la zia Aya Biran Nirko, suo marito Or e le loro due figlie è partito dall'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv per rientrare in Italia. Si tratta della famiglia a cui la magistratura italiana ha affidato il bimbo che nella strage della funiva ha perso padre, madre e fratello minore. Una scelta in linea con quella che era stata fino a quel terribile giorno la vita di Eitan, cresciuto in Italia da quando aveva un mese e già iscritto alla prima elementare.

Il bambino si trova insomma con la famiglia che almeno per adesso è stata ritenuta dai giudici più idonea per continuare a crescere il più serenamente possibile. Dall'altra parte c'è invece la famiglia materna che è arrivata a rapire il bambino dall'Italia e con un piano degno di una spy story che vede adesso il nonno e la nonna materna indagati, così come è indagato un complice del nonno rintracciato nei giorni scorsi a Cipro. Ben tre gradi di giudizio israeliani hanno dato torto al nonno rapitore che aveva violato, fra l'altro, la stessa Convenzione dell'Aja che tutela i minori. I nonni materni potranno tentare di far valere nei tribunali italiani le loro convinzioni sul futuro dei nipote, ma intanto dovranno rispondere dei gravi reati di cui sono accusati.  Del resto più volte il nonno materno Shmuel Peleg ha rivendicato il diritto a riportare in quel modo il nipote a Tel Aviv, arrivando a lamentarsi del fatto che Israele non abbia fatto tutto il possibile per ascoltare le sue ragioni, le ragioni di chi aveva violato le leggi arrivando a rapire il nipote.   

 

In una nota il portavoce della famiglia Biran ha confermato la partenza. «Eitan - ha detto - torna a casa della zia, che è accanto alla casa dove è cresciuto da quando aveva un mese - la casa dei suoi genitori defunti - che è anche vicina alla casa dei nonni da parte del padre che li aspettano il suo ritorno»

 

Dopo aver sottolineato che Eitan torna a casa con «il suo tutore legale», la zia Aya, il portavoce della famiglia Itai Ha Or ha spiegato che «le procedure per la restituzione dei passaporti e per garantire un passaggio agevole, veloce e sicuro all'aeroporto e al controllo di frontiera in Israele sono state supervisionate a distanza dagli avvocati della famiglia Biran, Shmuel Moran e Avi Chimi». «Dopo 84 giorni da quando è stato allontanato illegalmente dalla sua casa, Eitan - ha aggiunto - tornerà ora alla routine della sua vita, a tutti gli ambienti medici, terapeutici ed educativi, ai suoi amici del quartiere e alla scuola, alla comunità in cui è cresciuto , e al suo adorato gatto Oliver».

La storia

 

Ieri per Eitan è stato il giorno dei saluti e dei preparativi. Ha vissuto in uno spazio 'neutro' a Tel Aviv e alla presenza di un assistente sociale, prima il nonno Shmuel e poi, separatamente, la sua ex moglie, la nonna Esther Cohen: con loro continuerà a sentirsi per telefono mentre con gli zii da parte di mamma la promessa è di incontrarsi presto. Il bimbo è stato anche sottoposto al tampone come i famigliari che con lui prenderanno il volo in direzione Bergamo. Un volo in cui, da quanto si è saputo, avranno da parte del personale di bordo tutte le attenzioni necessarie affinché sia garantita la massima serenità. In vista del suo arrivo anche i legali di zia Aya, gli avvocati Grazia Cesaro e Cristina Pagni, hanno lanciato un appello scritto ai mass media affinché spengano i riflettori sulla vicenda.

Hanno invitato i giornalisti di carta stampata e tv a «comprendere l'esigenza di tutelare la privacy del minore nel rispetto dei principi della Carta di Treviso nonché delle norme deontologiche e professionali». «Eitan - si legge nel messaggio - ora ha bisogno di serenità e tranquillità, insieme alla sua famiglia, per affrontare un percorso di recupero delicato. Per tale ragione desideriamo che possa cessare il clamore mediatico, e chiediamo di evitare ogni forma di intrusione nella vita del minore e della famiglia che lo accoglie».

«Siamo certi che saranno rispettati i principi dell'ordinamento giuridico posti a tutela della riservatezza e dell'interesse del bambino», hanno aggiunto i due legali, ricordando che la sua tutela «è ora responsabilità di tutti», stampa compresa. Il ritorno in quella che, dopo la morte dei genitori e del fratello, è diventata la sua nuova casa italiana dovrebbe mettere fine al calvario del bambino di 6 anni che si è ritrovato in mezzo a una aspra controversia e a vivere in un Paese che aveva lasciato quando aveva poco più di un anno e dove, poi, aveva trascorso le vacanze.

A mettere un primo punto fermo sulla vicenda è stata due giorni fa la Corte Suprema di Tel Aviv che, confermando le due decisioni delle scorse settimane di primo e secondo grado, ha stabilito che si è trattato di un rapimento verso cui la Convenzione internazionale dell'Aja prevede «tolleranza zero» e che impone «la restituzione immediata» ai tutori. Quindi, ha riconosciuto, accogliendo l'istanza della zia Aya, la sottrazione illegittima del minore da parte del nonno materno. Il quale è destinatario di un mandato d'arresto internazionale per le accuse di sequestro di persona, sottrazione e trattenimento di minore all'estero e appropriazione indebita del passaporto del bambino. Nell'inchiesta, condotta dalla Squadra Mobile pavese e coordinata dalla Procura, nei giorni scorsi è stato arrestato con mandato europeo il presunto complice di Peleg: il «soldato» dell'agenzia di contractor statunitense Blackwater, Gabriel Alon Abutbul, anche lui israeliano, bloccato a Cipro, dove risiede, già scarcerato dietro il versamento di una cauzione e adesso, in attesa della conclusione del procedimento di estradizione, con l'obbligo di firma. L'uomo avrebbe fatto da autista nella fuga verso la Svizzera da dove partì l'aereo privato. Per la vicenda è indagata anche la nonna materna Esther.

Con il suo rientro in Italia Eitan dovrebbe ritornare, dunque, alla normalità per cercare di dimenticare il terribile trauma che ha vissuto, in attesa che anche davanti al Tribunale dei minorenni di Milano si chiuda la partita tra le due famiglie.

Ultimo aggiornamento: 23:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA