Vaccini, Draghi alla Ue: «Siamo indietro, non è momento di donarli. No scuse per aziende inadempienti, priorità a prime dosi». Primo sì a passaporto vaccinale

Giovedì 25 Febbraio 2021
Vaccini, Draghi alla Ue: «Siamo indietro, non è momento di donarli. No scuse per aziende inadempienti, priorità a prime dosi». Primo sì a passaporto vaccinale

Stop alle esportazioni delle aziende farmaceutiche che non rispettano gli impegni presi nella fornitura di vaccini e primo via libera al passaparto vaccinale. Questi gli orientamenti della Ue emersi al Consiglio europeo presieduto da Charles Michel che riunisce i 27 capi di Stato e di governo dei Paesi membri. Si tratta del primo a cui Mario Draghi partecipa in veste di premier italiano. Al centro delle discussioni, la lotta alla pandemia e la partita dei vaccini. Draghi avrebbe sollecitato l'Unione europea ad accelerare con la campagna e soprattutto ad esigere il rispetto dei contratti da parte delle case farmaceutiche in merito alle consegne. Non solo: il premier avrebbe espresso pieno sostegno a Covax, lo strumento per l'accesso globale ai vaccini anti Covid, ma avrebbe sottolineato che non è questo il momento di fare donazioni. 

L'intervento di Draghi

Durante la discussione dei leader Ue alla videoconferenza Draghi ha rilevato che per rallentare la corsa delle mutazioni occorre aumentare le vaccinazioni. «Occorre andare più veloce», ha sollecitato, secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche europee. In particolare, rispetto alla diapositiva sulle consegne delle dosi di vaccino del secondo e del terzo trimestre, mostrate dalla presidente Ursula Von der Leyen, ha affermato che non sono rassicuranti perché non danno certezze. Per rallentare la corsa delle mutazioni - ha osservato - occorre aumentare le vaccinazioni. Serve un'azione coordinata a livello europeo, rapida e trasparente. 

Draghi avrebbe inoltre affermato che le aziende che non rispettano gli impegni non dovrebbero essere scusate. Richiamando gli esempi del Regno Unito e degli Stati Uniti, che tengono per loro i vaccini, il presidente del consiglio ha chiesto perché l'Europa non possa fare altrettanto, invitando anche a guardare ad altre produzioni fuori dell'Ue. Ha poi sollecitato ad un approccio comune sui test e ad un coordinamento per l'autorizzazione all'export. 

Su Covax, il programma Onu per distribuire i vaccini ai Paesi poveri, Draghi ha detto di sostenerlo ma ha messo in rilievo un problema di credibilità nei confronti dei cittadini europei se si avviassero le donazioni in questo momento. Draghi ha detto di comprendere in pieno le ragioni morali, ma di non essere a favore delle donazioni ora, perché l'Unione è troppo indietro sulle vaccinazioni.

Vaccini, Draghi: priorità alle prime dosi

Draghi, ai colleghi Ue, ha anche suggerito di prendere in considerazione l'approccio inglese sui vaccini e cioè coprire il maggior numero di persone con una prima dose di siero, ritardando i richiami ben oltre i tempi indicati dalle case farmaceutiche. C'è la possibilità di «dare priorità alle prime dosi» di vaccino «alla luce della recente letteratura scientifica», ha sottolineato il presidente del Consiglio, riferendosi a studi che dimostrano come una sola dose garantisca già una adeguata immunizzazione.

 

 

Passaporto vaccinale

«Tutti hanno concordato sul fatto che serva un documento digitale che certifichi il vaccino» e che sia «compatibile» nei diversi paesi europei, ha detto Angela Merkel, dopo il consiglio europeo informale sul Covid, incontrando la stampa a Berlino. «Ci aspettiamo che siano pronti per l'estate», ha anche spiegato. Ma non succederà che non si possa viaggiare senza, ha aggiunto, «una decisione politica a riguardo non è stata presa», ha sottolineato, ricordando che i bambini non possono vaccinarsi ancora contro il covid.

Più cauta la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: «Abbiamo discusso dei certificati vaccinali ma ci sono ancora questioni politiche in sospeso e anche questioni scientifiche». «I dati di Israele sono promettenti - ha aggiunto - e alla fine si deciderà in ogni singolo Paese», precisando inoltre che «c'è un accordo di principio». «Ci servono almeno tre mesi per lo sviluppo tecnico di un sistema inter-operabile europeo» per i passaporti vaccinali, ha spiegato. I leader Ue hanno trovato un accordo sull'utilizzo di «una serie di dati minimi» nel passaporto «che potrebbero essere utili per dare informazioni sulla presunta immunità» dei cittadini. Le informazioni confidenziali, che riguardano la vaccinazione, la negatività a un test e l'eventuale sviluppo di anticorpi, devono essere «pertinenti a livello transfrontaliero», ha aggiunto.

La presidente della Commissione Ue ha insistito sull'importanza di «sviluppare un approccio europeo» al sistema dei passaporti vaccinali. «Se non ci riuscissimo, le iniziative bilaterali» degli Stati membri «creeranno ancora più difficoltà» e anche grandi società come «Google e Apple sono pronte a offrire soluzioni all'Oms», ma si tratta di condividere «informazioni confidenziali, quindi vogliamo dire chiaramente che noi offriamo una soluzione europea», ha avvertito von der Leyen. Bruxelles continuerà a dialogare con i governi per «progredire in questa direzione entro marzo», ha aggiunto la leader Ue, sottolineando che «il dibattito dovrà tenere conto del rischio di discriminazioni» e, al contempo, del fatto che «per molti Paesi Ue il turismo è estremamente importante dal punto di vista economico e sociale».

«Sono in favore di un sistema volontario di condivisione delle licenze» per assicurare la necessaria produzione di vaccini, «alcune aziende stanno già collaborando tra loro», ha detto inoltre Von der Leyen, sottolineando che una collaborazione di questo tipo sarà importante anche per riuscire a fare fronte alle mutazizioni del virus.

Macron: Ue produrrà vaccini da fine anno

Al vertice si è discusso anche della volontà di intensificare la produzione dei vaccini, con lo scopo di scongiurare incertezze sulle consegne. «L'Ue si doterà della capacità di produrre dalla fine dell'anno vaccini in modo più autonomo e in modo permanente, dal momento che sembra verosimile che dovremo vivere a lungo con questo virus», ha detto il presidente francese, Emmanuel Macron, nella conferenza stampa al termine del Consiglio europeo.

Charles Michel: mantenere le restrizioni

«Siamo determinati a continuare a lavorare insieme e coordinare la nostra azione per affrontare la pandemia e le sue conseguenze. La situazione epidemiologica rimane grave con le varianti che pongono delle sfide», ha detto il presidente del Consiglio Ue Charles Michel. «Dobbiamo quindi mantenere rigide restrizioni e intensificare gli sforzi per accelerare la fornitura di vaccini», ha aggiunto. 

«Sul fronte della vaccinazione le prossime settimane resteranno difficili, ma vorrei trasmettere un messaggio di speranza e ottimismo perché disponiamo dei mezzi e delle risorse per garantire l'uscita da questa crisi». «La situazione attuale è difficile, la pressione è molto forte in tutti gli Stati membri e le aspettative tra i cittadini sono molto elevate perché vogliono ritrovare la possibilità di vivere in una società aperta», ha ammesso inoltre Michel.

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Vaccini, Sassoli: rifuggire nazionalismi

Resta la volontà di procedere uniti. «La via europea - ha sottolineato il presidente dell'Europarlamento David Sassoli al vertice Ue - ci ha permesso di evitare la concorrenza tra i paesi europei e impedire che paesi ricchi si accaparrassero la maggior parte dei vaccini. Sono fortemente contrario a qualsiasi accordo bilaterale e vi chiedo di essere chiari nel rifuggire ogni tentazione di nazionalismo sui vaccini». «Un approccio comune consente anche di monitorare, indagare e sanzionare ogni tentativo di frode ai danni degli stati membri - ha aggiunto - La nostra è una corsa contro il tempo».

 

Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio, 11:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA