Coronavirus, sottosegretaria al turismo: «Stop agli affitti degli hotel. No alla fretta di riaprire, potrebbe portare a contagi di ritorno»

Martedì 31 Marzo 2020 di Marco Esposito
Lorenza Bonaccorsi: «Stop agli affitti degli hotel, aiuti ai lavoratori stagionali e vacanze in Italia. No alla fretta di riaprire, potrebbe portare ad un contagio di ritorno»

Lorenza Bonaccorsi, sottosegretaria al Ministero per i beni e le attività culturali con delega al turismo, si trova ad affrontare la più grande crisi del settore dal dopoguerra ad oggi. Ci sono circa un milione di posti di lavoro a rischio.
«È una situazione che non ha precedenti, c’è tutto il mondo bloccato»

Il turismo è fondamentale per il nostro Paese.
«Certo. La spesa turistica pesa per il 13% del Pil in Italia: nel 2018, ultimo anno con cifre ufficiali, abbiamo avuto 428 milioni di presenze. E si stima che nel 2019 siano cresciute del 2%. Senza contare che gli ospiti stranieri sono più del 50% dl totale».

Cosa sta facendo il governo per cercare di tamponare questa crisi?
«Già il 2 marzo abbiamo permesso alle imprese turistiche di sospendere gli oneri previdenziali e tutta una serie di pagamenti. E abbiamo dato il via libera ai voucher, con i quali si rimborsano sia i viaggiatori sia i vettori o gli alberghi, tutelando tutta la filiera. Poi nel decreto Cura Italia abbiamo esteso la cassa integrazione in deroga agli operatori del turismo, così come abbiamo allargato i 600 euro ai lavoratori stagionali inserendo misure di sostegno per la rinegoziazione dei prestiti. Perché il turismo italiano è fatto da piccole e medie imprese».

Altre misure?
«Dobbiamo tutelare gli stagionali estivi che a causa della crisi non saranno mai assunti. Quindi individuare gli strumenti per prenderci cura anche di loro».

Molti alberghi pagano affitti importanti, ma sono praticamente chiusi e senza introiti... «Nel prossimo decreto inseriremo una norma per mettere in sicurezza le imprese alberghiere che non ce la fanno a pagare gli affitti».

Cosa altro avete in mente?
«Servono misure strutturali per sostenere un minimo di ripresa. Un’altissima percentuale delle prenotazioni viene fatta nei primi tre mesi dell’anno, questo fa capire le dimensioni del problema. Abbiamo bisogno di mettere subito in atto una serie di misure per aiutare le imprese a far ripartire il turismo».

Si riuscirà a salvare almeno in parte la stagione estiva? Una questione fondamentale per molte regioni del Sud.
«É vero, per questo faremo di tutto per tamponare la situazione. Stiamo preparando una campagna che incentivi gli italiani a rimanere nel nostro Paese. Saranno vacanze diverse, fatte di periodi molto brevi e territoriali, nel senso che in moltissimi non si allontaneranno troppo».

C’è una buona notizia da comunicare?
«Si, siamo un Paese in cui tutti vogliono venire. Però è chiaro che da qui a quando ripartirà un turismo internazionale consistente, passeranno mesi. Dobbiamo sostenere il settore fino a quel momento».

Ha senso spingere sulla riapertura dell’Italia, come proposto da Matteo Renzi, per ripartire subito?
«Gli esperti hanno spiegato che se si riparte con troppa fretta c’è la possibilità di un contagio di ritorno. Sarebbe la cosa peggiore che potrebbe capitarci».

La crisi del turismo può mettere ulteriormente in difficoltà una città come Roma?
«Si. Basta pensare solo alla tassa di soggiorno che garantiva una cifra importante al bilancio del Campidoglio».

Cosa ci insegna tutto questo?
«Dobbiamo incanalare il modello economico del turismo verso un modello meno di massa, investendo su un sistema che punti sulla cura dei territori e sui servizi. Dobbiamo puntare sulla qualità, meno sulla quantità».

C’è un settore che la preoccupa più di altri?
«Quello congressuale è particolarmente in difficoltà. Gli eventi vengono pianificati sui due tre anni successivi. Sono state annullate importantissimi fiere, saloni. E stiamo parlando di un target alto-spendente».
 
Quanto ci vorrà per assorbire questa botta?
«Uno-due anni».

Ultimo aggiornamento: 11:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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