Il verbale di Cesare Battisti: «I poliziotti brasiliani mi hanno consegnato agli italiani»

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Il verbale di Cesare Battisti: «I poliziotti brasiliani mi hanno consegnato agli italiani»
Si stava imbarcando, dopo l'arresto in Bolivia, salendo «la scaletta» di un aereo «della polizia federale brasiliana», dopo essere stato preso in carico da «sette agenti» brasiliani, ma poi «c'è stato un conciliabolo» tra loro e gli agenti boliviani e alla fine l'aereo brasiliano è ripartito «senza di me» e sono poi arrivati i poliziotti italiani. Così Cesare Battisti nel primo verbale reso ieri nel carcere di Oristano, dopo la latitanza durata quasi 40 anni, ha raccontato la sua «consegna».

Battisti, infatti, è stato sentito ieri nel carcere di Oristano dal magistrato di Sorveglianza di Cagliari, in vista dell'incidente di esecuzione che si terrà lunedì prossimo davanti ai giudici della Corte d'Assise d'appello di Milano. «Le modalità riferite dal detenuto - ha spiegato l'avvocato Davide Steccanella, che lo assiste col legale Gianfranco Sollai - trasferito praticamente sulla pista di decollo dell'aeroporto da un aereo brasiliano ad uno italiano, confermano che si è trattato di una mera consegna diretta alla polizia italiana di soggetto estradato dal Brasile. Si impone - ha aggiunto - quindi l'applicazione di quell'estradizione, perché non penso che lo Stato italiano possa eseguire una pena nei confronti di chi è stato condannato per avere violato la legge, senza a sua volta rispettarla».

Nelle scorse settimane, infatti, la difesa di Battisti ha depositato un'istanza di commutazione della pena dall'ergastolo a 30 anni, proprio sulla base dell'unico accordo di estradizione valido, secondo i difensori, ossia quello tra Italia e Brasile (nel Paese sudamericano non è previsto il carcere a vita). Da qui l'incidente di esecuzione e le dichiarazioni di ieri dell'ex terrorista ai magistrati per ricostruire i momenti della sua consegna all'Italia. In un'ulteriore nota, da poco depositata dalla difesa alla Corte assieme a tre memorie, si riassume così la fase della consegna: «giunto in aeroporto è stato raggiunto da sette agenti della polizia brasiliana e accompagnato fino alla scaletta dell'aereo brasiliano che si trovata sulla pista; mentre saliva la scala vi è stato un conciliabolo tra polizia boliviana e brasiliana e sono rientrati nella sala da dove erano usciti; quindi l'aereo brasiliano è ripartito senza di lui». Infine, «verso le 17 sono arrivati i poliziotti italiani che lo hanno imbarcato sull'aereo italiano che lo ha riportato in Italia». 

«Mi sono recato in Bolivia nel dicembre 2018 per incontrare dei colleghi per il progetto di un libro» ha spiegato l'ex terrorista Cesare Battisti nel suo primo verbale di ieri al magistrato di Sorveglianza di Cagliari. In Bolivia «mi sono trattenuto per Natale e Capodanno e sono stato arrestato il 12 gennaio». Sulle modalità della sua consegna Battisti ha detto di non aver mai ricevuto «spiegazioni».

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«Ero residente in Brasile con documenti legali - ha spiegato l'ex terrorista dei Pac all'inizio del suo verbale reso ieri in carcere -. Lavoravo e avevo famiglia (moglie e figlio)». Lavorava, ha aggiunto, «nell'ambiente editoriale, come scrittore e traduttore e scrivevo articoli giornalistici su eventi culturali. I miei documenti - ha proseguito - mi permettevano di uscire dal Brasile e recarmi nei Paesi confinanti e questo è capitato talvolta. Mi sono recato in Argentina, Uruguay e Bolivia (dove sono stato arrestato). Mi sono recato in Bolivia nel dicembre 2018 per incontrare dei colleghi per il progetto di un libro, là mi sono trattenuto per Natale e Capodanno e sono stato arrestato il 12 gennaio 2019 dall'Interpol boliviana e trasportato nei loro locali». Lunedì 14 gennaio, ha aggiunto Battisti, «un agente mi ha notificato un'espulsione, un provvedimento di espulsione dalla Bolivia, ho firmato il documento e mi è stato spiegato (e così era anche scritto nel documento) che avevo tre giorni per presentare un ricorso e che la risposta sarebbe giunta nei successivi cinque giorni, dal momento della risposta avrei avuto ulteriori venti giorni per lasciare la Bolivia e far rientro al mio Paese d'origine, ossia quello in cui avevo la residenza, ossia il Brasile». Una procedura, invece, che poi, secondo Battisti e la sua difesa, non venne rispettata, ma ci fu la sua consegna «diretta» ai poliziotti italiani.

 
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Venerdì 15 Marzo 2019, 12:32






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4 di 4 commenti presenti
2019-03-15 14:18:00
Meglio tardi che mai. Non c'e' piu' il comunista Lula che lo protegge.
2019-03-15 14:04:43
un coniglio.
2019-03-15 13:55:52
Ed il problema dove sarebbe? Era ricercato ed i poliziotti lo hanno consegnato a chi lo cercava.
2019-03-15 13:44:37
Trent'anni, se li fa tutti fino ai 94 d'eta', forse possono bastare. Poi puo' ricominciare a fare la lotta proletaria. Ma temo che lo rivedremo presto a fare la vittima del cattivo stato capitalista in TV