Censis: «Italiani soli e incattiviti in un Paese che non cresce più»

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Censis: «Italiani soli e incattiviti in un Paese che non cresce più»

di Valeria Arnaldi

«Soli, arrabbiati e diffidenti». Così il 52esimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese ritrae gli italiani. L'Italia è preda di un «sovranismo psichico». Le cause sarebbero da ricercare nella delusione per lo sfiorire della ripresa e per l’atteso cambiamento miracoloso. L’Italia è il Paese dell’Unione Europea con il minor numero di persone che affermano di avere raggiunto una condizione socio-economica superiore a quella dei genitori: il 23% a fronte della media europea del 30%. Il 96% delle persone con basso titolo di studio e l’89% di quelle a basso reddito sono convinte che non potranno cambiare la loro condizione e non potranno diventare benestanti. Solo il 45% ritiene di avere le stesse probabilità degli altri di migliorare. In Europa, la media è del 58%. Per il 56,3% degli italiani non è vero che le cose nel nostro Paese hanno iniziato a cambiare. Non solo. Il 63,6% è convinto che nessuno ne difende interessi e identità: la percentuale sale al 71,3% tra chi ha redditi bassi e addirittura al 72% tra chi ha un basso titolo di studio. Guardando al futuro, solo il 33,1% è ottimista. Il 35,6% è pessimista. Il 31,3% è incerto.

PREGIUDIZI
In Italia i pregiudizi sono diffusi. Il 69,7% degli italiani non vorrebbe dei rom come vicini di casa. Il 69,4% non vorrebbe vicino persone con dipendenze da droga o alcol. Il 52% pensa che si fa più per gli stranieri che per gli italiani. E tra le persone con redditi bassi, la percentuale sale, arrivando al 57%. E ancora, il 63% vede in modo negativo l’immigrazione da Paesi non comunitari - la media Ue è del 52% - e il 45% anche da quelli comunitari. Il 58% pensa che gli immigrati tolgono lavoro agli italiani. Il 63% li giudica un peso per il welfare. A dare un giudizio positivo per il loro impatto sull’economia è il 37%. Il 75% ritiene l’immigrazione un fattore che aumenta il rischio di criminalità. Il 59,3% è convinto che, tra dieci anni, nel nostro Paese non ci sarà un buon livello di integrazione tra etnie e culture diverse.

CONSUMI
Il potere d’acquisto delle famiglie italiane è inferiore del 6,3% in termini reali rispetto al 2008. Nel 2017 si sono registrati +12,5% in termini reali del valore della liquidità rispetto al 2008 e +4,4% nel portafoglio delle attività finanziarie delle famiglie. Ampia la “distanza” tra i gruppi sociali quando si guarda ai consumi. Nel periodo 2014-2017 le famiglie operaie hanno riscontrato un calo dell’1,8% in termini reali della spesa per i consumi. Tra le famiglie di imprenditori,invece, si è registrato +6,6%.  A crescere sono i consumi ibridi, evolutivi, di alta qualità percepita e di lusso, esperienziali, dai processi trasparenti e tracciabili, sperimentali.
 
CRESCITA
A fine 2017 il Paese era quattro punti percentuali sotto il valore del Pil del 2008. In pieno recupero: Lombardia, con -1,3%,  ed Emilia Romagna, con -1,5%. In arretramento il Lazio con -5%, il Piemonte, con -6,2%, la Campania, con -7,9%, la Sicilia, con -10,3%, e la Liguria con -10,7%.
 
IN RETE
Il 78,4% degli italiani usa internet. Il 73,8% gli smartphone con connessioni mobili. Il 72,5% i social network. Le percentuali salgono quando si guarda ai giovani, tra 14 e 29 anni. A usare internet è il 90,2%. L’86,3% utilizza gli smartphone con connessione mobili. E per quanto riguarda i social network il dato è 85,1%. I consumi complessivi delle famiglie sono ancora più bassi del periodo precedente la crisi, con -2,7% in termini reali nel 2017 rispetto al 2007 - ma la spesa per i telefoni è più che triplicata, con ben il 221,6%.
 
SOCIETÀ
Oggi, ognuno può diventare famoso, secondo il 49,5% degli italiani. Nella fascia 18-34 anni si arriva al 53,3%. Il 30,2% ritiene che la notorietà sui social network sia fondamentale per acquisire la fama. Tra, i giovani, è il 41,6% a pensarla così. Il 41,8%, che diventa il 52,3% tra i giovani - crede di poter trovare in rete le risposte a qualsiasi domanda.  Non si trovano invece modelli a giudicare dai numeri sui “miti”. Il 24,6% afferma che oggi i divi non esistono più. Solo il 9,9% dichiara di ispirarsi alle celebrità.
 
VOTO
L’area del non voto è salita dall’11,3% del 1968 fino al 29,4% del 2018. Per il 49,5% degli italiani, i politici attuali sono tutti uguali. La percentuale sale tra chi ha basso reddito e basso titolo di studio. Per il 52,9% l’uso dei social network in politica è dannosa. Il 68,3% sostiene che le fake news hanno un impatto importante sulla formazione dell’opinione pubblica.
 
EUROPA
Investimenti e consumi sono ancora al livello del valore del 2010. È cresciuto però l’export, con +26,2%. L’Italia è il nono Paese al mondo per esportazioni, con una quota di mercato del 2,9%. Il 55,6% del valore dell’export si svolge in Europa. Nonostante ciò, è solo il 43% degli italiani a credere che l’appartenenza all’Ue abbia giovato al Paese. La media europea è del 68%. L’Italia all’ultimo posto in Europa. Nei Paesi nei quali la fiducia nell’Europa è bassa - come Italia appunto, Francia, Regno Unito, Spagna e Grecia - il giudizio sulla situazione interna è negativo. Nel nostro Paese, il 69% dei cittadini ha paura di rimanere senza occupazione. La media europea è del 44%. L’Italia è il Paese Ue con la più bassa percentuale di giovani, che nel decennio è diminuita del 9,3%. Libera circolazione, euro e diversità culturale sono i primi concetti che i giovani associano all’Europa.

LAVORO
Il salario medio nel nostro Paese è aumentato appena dell’1,4%  in termini reali dal 2007 al 2017. In Germania nello stesso intervallo di tempo è salito del 13,6%. In Francia addirittura del 20,4%. Nel decennio in Italia gli occupati con età compresa tra 25 e 34 anni sono calati del 27,3%. Quelli tra 55 e 64 anni sono aumentati del 72,8%. Non solo. Nel 2017, 237mila giovani tra 15 e 34 anni erano sottoimpiegati.
 
FORMAZIONE
L’Italia investe in istruzione e formazione il 3,9% del Pil a fronte della media europea del 4,7%. Tra 2014 e 2017 i laureati di 30-34 anni sono aumentati, passando da 23,9% a 26,9%. La media europea nello stesso periodo è salita da 37,9% a 39,9%. In Europa in media si registra il 10,6% di abbandoni del percorso di istruzione da parte di ragazzi tra 18 e 24. Nel nostro Paese è il 14%.
 
COPPIA E FAMIGLIA
I matrimoni sono diminuiti del 17,4% dal 2006 al 2016. Le nozze religiose sono calate del 33,6%. Quelle civili sono aumentate del 14,1%. Le separazioni sono cresciute del 14%. I divorzi, complice quello breve, sono raddoppiati, con una crescita del 100%. Aumentati anche i single: +50,3%.
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Venerdì 7 Dicembre 2018, 09:59






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5 di 10 commenti presenti
2018-12-07 18:56:03
certo perchè la popolazione anziana è troppo prevalente sulla popolazione giovane case di riposo allegre non ne ho mai viste!!
2018-12-07 18:21:36
Ieri sera a Piazza pulita il sindaco De magistris ha affermato che l'invasione di migranti e' una fandonia. Lo dice lui che gira con la scorta come il suo amichetto Saviano. Lo dice lui che frequenta dalla mattina alla sera gli studi televisivi, ma non lo si vede mai girare solo soletto per i quartieri Spagnoli o Forcella o Marianella.
2018-12-07 18:15:00
Ma dite la verità: cx'e' ancora qualcuno che bada a quello che dice il Censis? Non sarebbe l'ora di abolirllo?
2018-12-07 17:43:22
Il Censis, o chi per lui, dovrebbe presentare le sue statistiche senza condirle di commenti faziosi ed ipocriti. Gli italiani sarebbero egoisti perche' non si rassegnano ad essere le vittime designate della delinquenza? "Il 75% RITIENE l'immigrazione un fattore che aumenta il rischio di criminalita'" perche', forse non e' vero? In che mondo vive il rimanente 25%? In italia gli stranieri sono circa l'8%, un abitante su dodici, ma dal sito del Ministero delle Giustizia risulta che al 30 novembre nelle patrie galere c'erano 60.002 detenuti, di cui 20.306 stranieri: piu' di uno su tre! Ovvero tra gli stranieri il tasso di delinquenza e' il QUADRUPLO di quello degli italiani, che pure e' gia' alto di suo. Perche' il Censis non lo dice? Questi sono fatti, non pregiudizi. Quanto ad avere dei rom come vicini di casa, qualcosa mi dice che questi signori, che demonizzano il 70% degli italiani che non ne vorrebbe, sono gente benestante che abita in quartieri residenziali dove non ce ne sono proprio.
2018-12-07 15:20:26
ma non era questo governo, definito dai 5S e dalla Lega il governo del cambiamento, che doveva portare benessere e felicità a tutti gli italiani.