Rapporto Censis, fuga nell'irrazionale: virus inesistente, terrapiattisti e negazionisti, così cambia il Paese al tempo del Covid. Boom della povertà: +105% sul 2010

Per il 20% degli italiani il 5G è uno strumento sofisticato per controllare le persone. Salute: il 40% si sente insicuro

Venerdì 3 Dicembre 2021
Rapporto Censis, fuga nell'irrazionale: virus inesistente, terrapiattisti e negazionisti, così cambia il Paese al tempo del Covid. Boom della povertà: +105% sul 2010
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Il Covid ha accentuato la fuga nell'irrazionale. E proprio questa - irrazionale - è la parola chiave del 55esimo Rapporto Censis sulla condizione sociale del Paese. Il concetto è fin troppo chiaro: «L'irrazionale ha infiltrato il tessuto sociale. Per il 5,9% degli italiani (circa 3 milioni) il Covid non esiste, per il 10,9% il vaccino è inutile. E poi: il 5,8% è convinto che la Terra è piatta, per il 10% l'uomo non è mai sbarcato sulla Luna, per il 19,9% il 5G è uno strumento sofisticato per controllare le persone». Così, accanto alla maggioranza ragionevole e saggia «si leva un'onda di irrazionalità», si osserva nel rapporto, che vi legge «la spia di qualcosa di più profondo: le aspettative soggettive tradite provocano la fuga nel pensiero magico».

Per il 34% vaccino farmaco sperimentale

L'indagine evidenzia ancora come per il 31,4% il vaccino è un farmaco sperimentale e le persone che si vaccinano fanno da cavie. Per il 12,7% la scienza produce più danni che benefici. Si osserva una irragionevole disponibilità a credere a superstizioni premoderne, pregiudizi antiscientifici, teorie infondate e speculazioni complottiste. Dalle tecno-fobie al negazionismo storico-scientifico, fino alla teoria cospirazionistica del 'gran rimpiazzamento' che ha contagiato il 39,9% degli italiani, certi del pericolo della sostituzione etnica. Aumentano sia le posizioni scettiche individuali sia i movimenti di protesta «che quest'anno hanno infiammato le piazze, e si ritaglia uno spazio non modesto nel discorso pubblico, conquistando i vertici dei trending topic nei social network, scalando le classifiche di vendita dei libri, occupando le ribalte televisive», osserva il rapporto.

Non solo pandemia, anche aspettative insoddisfatte

«L'irrazionale che oggi si manifesta nella nostra società non è semplicemente una distorsione legata alla pandemia, ma ha radici socio-economiche profonde» e «dipende dal fatto che siamo entrati nel ciclo dei rendimenti decrescenti degli investimenti sociali» e «la fuga nell'irrazionale è l'esito di aspettative soggettive insoddisfatte». Infatti, l'81% degli italiani ritiene che oggi è molto difficile per un giovane vedersi riconosciuto nella vita l'investimento di tempo, energie e risorse profuso nello studio; il 35,5% è convinto che non conviene impegnarsi per laurearsi, conseguire master e specializzazioni, per poi ritrovarsi invariabilmente con guadagni minimi e rari attestati di riconoscimento. Per due terzi (il 66,2%) nel nostro Paese si viveva meglio in passato. Per il 51,2%, malgrado il robusto rimbalzo del Pil di quest'anno, non torneremo più alla crescita economica e al benessere del passato. Il Pil dell'Italia era cresciuto complessivamente del 45,2% in termini reali nel decennio degli anni '70, del 26,9% negli anni '80, del 17,3% negli anni '90, poi del 3,2% nel primo decennio del nuovo millennio e dello 0,9% nel decennio pre-pandemia, prima di crollare dell'8,9% nel 2020. Negli ultimi trent'anni di globalizzazione, tra il 1990 e oggi, l'Italia è l'unico Paese Ocse in cui le retribuzioni medie lorde annue sono diminuite: -2,9% in termini reali rispetto al +276,3% della Lituania, il primo Paese in graduatoria, al +33,7% in Germania e al +31,1% in Francia. L'82,3% degli italiani pensa di meritare di più nel lavoro e il 65,2% nella propria vita in generale. Il 69,6% si dichiara molto inquieto pensando al futuro, e il dato sale al 70,8% tra i giovani. 

 

Ultimo aggiornamento: 4 Dicembre, 00:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA