Terrorismo, il Viminale: più posti di blocco e controlli ai caselli. Alfano: «Ok alla banca dati del dna»

Venerdì 25 Marzo 2016
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L'attivazione di «mirati e frequenti posti di blocco», nonché «l'intensificazione dei controlli su strade e autostrade, soprattutto in prossimità di caselli, barriere e snodi stradali maggiormente congestionati». Lo prevede una circolare inviata in seguito agli attacchi di Bruxelles dal capo della polizia, Alessandro Pansa, a prefetti e questori, per invitarli a predisporre ogni misura anche di «soccorso tecnico e sanitario, per gestire efficacemente eventuali emergenze». Lo stato di allerta 2, si sottolinea, comporta «una fase di pre allarme per probabili o imminenti atti terroristici».

«Abbiamo approvato il regolamento sulla banca dati del Dna, che è uno strumento di formidabile potenza dal punto di vista informatico. Insieme al ministro Andrea Orlando, abbiamo realizzato un passo in avanti che ha pochi precedenti in Europa e che consentirà l'archiviazione di dati, dal punto di vista scientifico e del Dna, che saranno importantissimi sia nella lotta al terrorismo che nella lotta criminalità organizzata e nel contrasto all'immigrazione irregolare», aveva detto oggi il ministro dell'Interno Angelino Alfano, a Palazzo Chigi al termine del Consiglio dei minitri dove ha fatto anche il punto sul vertice di ieri a Bruxelles dopo gli attentati.

«Ieri a Bruxelles si è fissato una sorta di indice dei lavori da fare, il problema è lo sviluppo. È la seconda o terza volta che viene redatto questo indice delle cose da fare e poi la questione non va mai avanti. Noi il nostro lo facciamo: anche ieri sera abbiamo espulso un marocchino di 37 anni per motivi legati alla sicurezza nazionale. Fin qui l'Italia è stata un paese sicuro in un quadro in cui il rischio zero non esiste e l'Europa ha un problema di velocità. Il terrorismo si muove con velocità, ma spesso la risposta è di lentezza».

«Dunque noi abbiamo chiesto, ancora una volta - prosegue Alfano - di esportare il modello italiano che prevede che, attorno a un tavolo, si siedano tutti, dunque Polizia, Carabinieri, tutte le forze dell'ordine, intelligence, militari, e che si scambino informazioni. Dopodiché, quelle che servono alla magistratura per arresti o per le indagini vanno alla magistratura, quelle che servono alle forze di polizie per azioni di prevenzione rimangono in dotazione alla polizia per fare tutto il lavoro che ha reso sin qui il nostro un paese sicuro. Il nostro è un modello che è stato vincente, e secondo me l'Europa dovrebbe muoversi su questo modello di cooperazione tra forze di polizia e intelligence, ed anche tra forze di polizie tra di loro e intelligence europee tra di loro».

 

Ultimo aggiornamento: 17:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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