Nave riporta 108 migranti in Libia, svolta italiana. Salvini: «Tutto gestito da Tripoli». Ira Ong

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L'Onu: «E' respingimento»
Per il governo non c'è nessun giallo e nessun dubbio. La Asso Ventotto, la nave che lunedì ha tratto in salvo 101 migranti e li ha sbarcati nel porto di Tripoli, ha agito nel rispetto del diritto internazionale e in base ai nuovi accordi tra Italia e la Libia, che ha una propria zona Sar (ossia di ricerca e salvataggio). I ministri delle Infrastrutture e dell'Interno, Danilo Toninelli e Matteo Salvini, respingono ogni polemica e puntualizzano: «Le operazioni sono state coordinate direttamente dalla Libia», circostanza confermata dalla Guardia costiera e da Augusta Offshore, armatore della nave, che opera da oltre trenta anni a supporto delle attività estrattive in mare del Gruppo Eni in Libia e, dal 2012, sotto il coordinamento della Guardia costiera italiana, ha salvato oltre 20mila persone.

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Potrebbe essere un nuovo corso per le politiche sull'immigrazione, dal momento che i profughi non entrano in acque italiane e vengono riportati nel porto di Tripoli, ma questa linea potrebbe aprire un conflitto con l'Europa. È comunque il segnale chiaro che gli accordi tra l'Italia e la Libia, per fermare i flussi, sono esecutivi. A sollevare i dubbi, mentre l'Ue attende chiarimenti, però, non è solo l'opposizione, per l'Unhcr, l'Oim e gli esperti di diritto internazionale, ci sarebbe stato un respingimento: soccorsi in acque internazionali, i migranti, a bordo di una nave italiana, si sarebbero di fatto trovati sul nostro territorio e avrebbero dovuto essere sbarcati in un porto sicuro, quindi non in Libia. Il giallo riguarda anche le informazioni giunte a Roma, Nicola Fratoianni di Leu, su una nave di Open arms sostiene che la Ong abbia contattato il Centro di coordinamento di Roma per segnalare i gommoni senza ottenere indicazioni, i libici, invece, avrebbero risposto che sarebbero intervenuti loro.

LA RICOSTRUZIONE
La nota dell'Augusta Offshore ricostruisce i fatti: alle 14.30 la Asso Ventotto si trovava nei pressi della piattaforma petrolifera Sabratha, gestita in joint venture tra Eni e la libica Noc, a 57 miglia marine da Tripoli, 105 da Lampedusa, 156 da Malta e 213 da Pozzallo. Alle 15, la nave ha ricevuto istruzioni dal Marine Dept di Sabratha di procedere in direzione di un gommone a circa 1,5 miglia sud est dalla piattaforma. Dopo aver imbarcato rappresentanti dell'Authority libica, la nave ha avvicinato il gommone «ricevendo, dal rappresentante dell'Authority che era a bordo, istruzioni di recuperare i migranti e procedere verso Tripoli». Alle 16.30 è iniziato il soccorso ai migranti (tra i quali c'erano cinque bambini e cinque donne incinte). «Al termine delle operazioni la nave italiana è stata scortata fino a Tripoli da una motovedetta libica. In porto, senza disordini, è avvenuto il trasbordo dei profughi su una nave libica. Lo scenario cambia. Per effetto di due novità: la linea dura anti-sbarchi del governo e il riconoscimento della zona Sar della Libia. Adesso non è più il Centro di coordinamento di Roma a gestire le operazioni di soccorso in mezzo Mediterraneo.

GLI INTERVENTI
Nelle acque Sar libiche adesso interviene il Centro di Tripoli e la Guardia costiera italiana, tutte le volte che riceve segnalazioni, le invia all'organismo libico, autorità competente sulla propria zona Sar, che assume il coordinamento dei soccorsi. «Se non conosciamo i dettagli dell'operazione di soccorso e sotto quale autorità la nave opera, non commentiamo il caso. Siamo in contatto con le autorità italiane per saperne di più». Da Bruxelles non arrivano altri commenti. Intanto è Marina Castellaneta, professore di Diritto Internazionale a sostenere che l'Italia possa incorrere in una condanna da parte della Corte europea, come avvenuto nel 2009. «La nave è italiana, quindi lo Stato è responsabile come se fosse il suo territorio» ragiona la docente.

 

 
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Martedì 31 Luglio 2018, 07:34






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5 di 49 commenti presenti
2018-08-01 13:12:56
Aggiungo: parliamo dell'accusa di respingimento. Le Nazioni Unite per l'immigrazione (UNHCR), la OIM (l'Organizzazzione Internazionale per le Migrazioni) ed "esperti del diritto internazionale (CHI sono?)" sono conflittuali verso quello che le Nazioni Unite --leggi della Organizzazione Internazionale Marittima che governa tutti i mari e oceani -- dicono (come ho citato precedentemente). Quindi non e' vero che ci sia chiarezza in tutta questa faccenda. Il principio di territorialita' e di difesa del territorio di un Paese e' superiore al principio di traghettare, accogliere e spesare migranti economici che vogliono entrare senza alcun permesso in un Paese. La nave Asso 28 ha fatto la cosa giusta (sembra): ha salvato vite umane in mare e le ha consegnate a chi aveva autorita' in quelle acque. Quindi, l'accusa di respingimento va rigettata.
2018-08-01 12:44:50
... sicuro alla partenza ma non al ritorno.. è evidente che qualcuno non la racconta giusta.. se la prima barchetta fosse stata riportata alla partenza le cose probabilmnete sarebbero andate in altro modo.. no affari
2018-08-01 12:36:27
E' respingimento? quello che stanno facendo gli altri paesi europei, tranne la Spagna in questo momento a regime comunista che deve far vedere la diversita', non so ancora per quanto gli spagnoli sopporteranno questo slancio di "umanità".
2018-08-01 13:57:39
ho letto proprio oggi i commenti su El Pais in relazione all'aiuto che Sanchez ha chiesto alla EU per far fronte all'emergenza immigrazione.Eccone alcuni:Ci stiamo riducendo come l'Italia; non ci sono soldi per ospedali e scuole ma per i migranti si;da solo 2 mesi dall'insediamento del governo stiamo per essere invasi dall'Africa......Com'era il proverbio cinese FN?siediti sulla riva del fiume e aspetta....vedrai........Non ci aveva trattato da razzisti fetenti quel cuor di leone di Sanchez? a quanto pare ha già telefonato a quel buontempone di Juncker per elemosinare un aiutino...
2018-08-01 11:47:22
Io vorrei sapere di quale definizione di "porto sicuro" le Nazioni Unite, e certa gente in Europa ed in Italia parlano. Che io sappia, non c'e' alcuna chiara definizione esistente e l'Agenzia Internazionale Marittima non contempla neppure tale definizione. Sono invece contemplati e permessi (anche se controversi) i principi di DIFESA, di sovranita' di un Paese, verso quelli di soccorso in mare per via di "forza maggiore" (NEGATI anche a navi come l' Erika ed il Castor) ed molte altre imbarcazioni.