Vaticano, la beatificazione di Aldo Moro è congelata: «Falso che siano state chieste mazzette»

Giovedì 15 Aprile 2021 di Franca Giansoldati
Vaticano, la beatificazione di Aldo Moro è congelata: «Falso che siano state chieste mazzette»
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Città del Vaticano – La beatificazione di Aldo Moro dovrà aspettare ancora un po'. Probabilmente i tempi non sono ancora maturi. Al momento tutto è stato congelato. Stavolta è stato il Vaticano ad intervenire con forza per sciogliere dubbi e chiarire definitivamente che dal punto di vista tecnico la causa di beatificazione dello statista democristiano ucciso nel 1978 dalle Br, contrariamente a quello che era stato affermato alcuni anni prima dai promotori della causa, non è mai stata formalmente attivata. Il Vicariato di Roma, inoltre, non ha mai chiesto l'autorizzazione al di là del Tevere per procedere.

Nel 2012 la Federazione dei Centri Studi "Aldo Moro e Renato dell’Andro" scrisse al Vicariato per chiedere l’apertura in fase diocesana. Il 16 luglio di quello stesso anno la richiesta venne ricevuta, ma «senza che la causa si apra né che Moro possa essere qualificato come Servo di Dio». 

A questo garbuglio si aggiunse anche un dissidio formale sul primo postulatore incaricato dal centro studi su Aldo Moro, Nicola Giampaolo, al quale però in seguito fu revocato l'incarico. Venne così nominato un secondo postulatore, un frate domenicano, padre Gianni Festa, che iniziò a vagliare il materiale. Poco dopo, però, anche lui abbandonò l'incarico perchè si trattava di un impegno impossibile da portare avanti da solo. Padre Festa interpellato dal Messaggero spiega: «Attualmente si può dire che la causa di Aldo Moro sia come congelata. E' stata fermata dopo che alcuni anni fa erano sorti un po' di problemi nel comitato dei promotori». 

Padre Festa spiega inoltre che la decisione di abbandonare l'incarico dopo quasi un anno di lavoro si deve «solo ed esclusivamente al fatto che si trattava di un incarico immane, tenendo conto che la postulazione dei domenicani sta già seguendo una ottantina di cause di beatificazione. Da solo non riuscivo. La beatificazione di Moro richiederebbe un comitato di esperti e di storici in grado di fare fronte alla gigantesca quantità di materiale. Non si tratta di una cosa semplice».

Padre Festa mette in chiaro: «Noi domenicani della postulazione siamo un po' come dei manovali, siamo in pochi e lavoriamo per spirito di servizio, fa parte della nostra missione». In ogni caso, padre Festa, nel periodo in cui prese a leggere gli scritti lasciati da Moro ha avuto modo di farsi una idea ben precisa: che effettivamente si tratta di una figura «dotata di una spiritualità altissima, un cristiano esemplare».

Perchè hanno affidato all'Ordine Domenicano questo compito? «Perché Moro era un terziario domenicano» aggiunge il religioso.

Nel 2019 la figlia di Moro, Maria Fida Moro, stanca di continui problemi - dopo le fasi avviate in Puglia dal centro studi - il 15 maggio scrisse alcune lettere in Vaticano, tra cui una lettera alla Congregazione dei Santi dicendo che stavano succedendo cose terribili attorno alla beatificazione e che lei stessa era stata «turlupinata e strumentalizzata».

 

Il cardinale che all'epoca guidava il dicastero che si occupava dei santi, Angelo Becciu le rispose il 27 giugno con una lettera di sostegno, nella quale le forniva una serie di informazioni deplorando quello che stava accadendo. «Posso assicurare che presso questo dicastero non è stato avviato alcun procedimento canonico». Poi le manifestava vicinanza per l'ennesima dura prova alla quale la figlia dello statista democristiano era sottoposta.

 

Successivamente Maria Fida Moro fu ricevuta in udienza da Papa Francesco. Un lungo colloquio e poco dopo la causa si arenò definitivamente. Alcuni giorni fa il tema è tornato di attualità perchè la trasmissione Report ha dedicato all'argomento una puntata nella quale ha ipotizzato che siano state richieste mazzette per velocizzare l'iter di alcune pratiche. Ma il Vaticano è intervenuto per smentire le ricostruzioni e i fatti. 

La Congregazione delle Cause dei Santi, si legge in una  nota, «in riferimento alle affermazioni del signor Nicola Giampaolo - secondo il quale sarebbero state avanzate nei suoi confronti richieste finanziarie da parte del sottosegretario del Dicastero per favorire la Causa di beatificazione» precisa che «presso la Congregazione non vi e' alcuna causa di beatificazione e di conseguenza a Giampaolo Nicola non e' stato mai ratificato da questo Dicastero come postulatore della Causa in questione».

Inoltre, «nel mese di aprile 2018 questa Congregazione è stata informata che i promotori della Causa avevano autonomamente revocato a Nicola Giampaolo il mandato di postulatore per la fase diocesana provvedendo a nominarne uno nuovo. Va notato, pertanto, che la presunta richiesta finanziaria non poteva essere avanzata  a Giampaolo nel mese di giugno 2018, come egli asserisce, in quanto non era piu' postulatore».

«Si precisa, altresì - aggiunge la nota -, che presso la Congregazione delle Cause dei Santi non esiste alcuna forma di accreditamento dei postulatori come il Giampaolo scrive nel suo 'curriculum vitae'». La Congregazione ha diffuso anche la lettera inviata il 9 aprile agli autori del programma da padre Boguslaw Turek, sottosegretario del Dicastero, con riferimento «all'accusa di Nicola Giampaolo circa la richiesta economica che gli avrei fatto per agevolare la Causa di beatificazione», in cui ribadisce che «quanto affermato non e' vero».

«Ho incontrato Nicola Giampaolo negli uffici della Congregazione - spiega padre Turek - per parlare della sua nomina a postulatore in fase romana di due Cause, non riguardanti quella dell'Onorevole Aldo Moro». In quell'occasione, prosegue, «come e' il mio dovere di sottosegretario, gli ho presentato e spiegato con cortesia i motivi che hanno portato il Congresso Ordinario del Dicastero (un organo collegiale che delibera sulle questioni riguardanti le Cause) a non ratificare la nomina per le menzionate due Cause a motivo della mancanza dei requisiti richiesti dalle norme canoniche. Non ho mai trattato o avuto a che fare con la Causa di Aldo Moro - aggiunge il sottosegretario - anche perchè nel Dicastero non è stata finora presentata. Infatti, il Vicariato di Roma, al quale è stata fatta domanda di aprire il relativo processo diocesano, non si è rivolto al Dicastero per chiedere l'autorizzazione ad iniziare la Causa».

Ultimo aggiornamento: 16 Aprile, 14:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA