Prima della Scala, la trama del Boris Godunov (e perché ha rischiato di non andare in scena)

Mercoledì 7 Dicembre 2022 di Marina Cappa
Prima della Scala, la trama del Boris Godunov (e perché ha rischiato di non andare in scena)

Ispirato al dramma di Puskin, Boris Godunov si svolge fra il1598 e il 1605. Racconta ascesa e caduta dello zar, realmente vissuto, che si narra fece uccidere il legittimo erede Dmitri, figlio di Ivan il terribile, per prenderne il posto.

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Prima della Scala, la trama del Boris Godunov

Divisa in sette scene, nella prima parte l'opera mostra il popolo che vuole a gran voce Godunov, e quindi la sua incoronazione. Passati gli anni però, affamati fa carestia e guerra, i russi credono di vedere i. Gregori lo zarrbitch Dmitri, che era stato assassinato. Mentre il falso Dmitri marcia dalla Lituania su Mosca, Boris Godunov è ossessionato dalla colpa e da Foschi presagi, in cui vede la morte dei propri figli, Ksenja e Fedor. Anche i boiardi gli si rivoltano contro, finché in Puskin muore per in ictus, nell'ur-Boris della Scala diretto da Chailly conosce avcoltellato. Ruolo fondamentale che attraversa tutta l'opera e quello del monaco Pimen, che aveva assistito all'assassinio del piccolo zarrbitch e che ne narra la cronaca, a guisa di giornalista. Le vicende messe in opera da Musorgskij attingono a fatti realmente accaduti nel cosiddetto Periodo dei torbidi, di povertà, sangue e continui sovvertimenti del potere. Tanto che di falsi Dmitri la storia ne contò diversi.

 

Le polemiche sulla guerra

Titolo scelto per la prima già tre anni fa, su suggerimento del cantate russo Ildar Asbrazakov, che oggi è Boris, e accolto con gran favore sia da Chailly sia dal sovrintendente Dominique Meyer: nessuno poteva immaginare che al momento di mandare in scena il Godunov ci sarebbe stata la guerra. L'invasione dell'Ucraina da parte della Russia ha così provocato una serie di polemiche e il console ucraino ha chiesto di cambiare opera. Fatto non solo impossibile, ma sbagliato. Come ha sottolineato Meyer, la Scala è stata da subito a fianco degli ucraini. Sia sospendendo il maestro Gergiev, che si era rifiutato di pronunciarsi per la pace, sia devolvendo ai profughi gli incassi dei concerti. Un'opera d'arte però non deve essere censurata, non si può smettere di leggere Dostoevskij perché c'è la guerra, dice il sovrintendente. Tanto più che Boris Godunov, come Macbeth, mette a nudo proprio quella violenza del potere in nome della quale si sta combattendo. Non tutti però concordano. «Voi non riuscite a capire ciò che capiamo noi, sulla propaganda russa, non leggete i loro social. A Mosca esplodono di gioia, perché questa prima significa che siete in ginocchio davanti alla Russia».

Le proteste

Davanti alla Scala, a un 'ora dal debutto, una cinquantina di ucraini protesta.«Se voi ascoltate un'opera russa significa che vi prostrato, significa più missili. Volete un violino, avrete un missile - prosegue il megafono in ottimo italiano - la cultura russa che voi condannate nasce da qui. Ammirate le poche cose che ci sono a Mosca e magari non conoscete il Duomo». A parlare è Xsenia, che sta in Italia da trent'anni, fa la guida turistica, ama il nostro Paese ma ci esorta a non illuderci: Boris Godunov non è solo arte, per i russi significa molto di più. E le polemiche si riaccendono.

Ultimo aggiornamento: 17:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA