Prato, ebbe un figlio con l'alunno di 13 anni: prof condannata a sei anni e mezzo

Martedì 2 Giugno 2020 di Omero Cambi

«In questo lungo anno ho avuto solo un desiderio. Dedicarmi a mio marito e ai miei due figli, cosa che ora posso fare con più distacco e tranquillità». Lo ha detto la donna di 32 anni di Prato, che due anni fa ebbe un figlio da un ragazzo allora 13enne a cui dava ripetizioni, al termine del processo che ieri l'ha vista condannata a 6 anni e sei mesi per violenza sessuale su minore.
L'accusa aveva chiesto una condanna a sette anni. Si è chiusa così, almeno per il momento, una vicenda dolorosa e difficile nata dalle confessioni fatte ai genitori dal ragazzo, che raccontò di quella relazione con la sua insegnante d'inglese e di essere addirittura il padre del secondo figlio della donna.

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LA DENUNCIA
A quel racconto seguì una denuncia da cui è partita un'indagine e il processo: per l'accusa si era trattato di violenza sessuale su un ragazzo non ancora 14enne, per la difesa una relazione di cui il giovanissimo era consapevole. Nella vicenda è rimasto coinvolto anche il marito della donna, accusato di alterazione di stato civile per essersi attribuito la paternità di un bambino che sapeva essere dell'allievo della moglie. Per lui la condanna ieri è stata a un anno e mezzo, contro i due anni chiesti dall'accusa.
Oggi sono tutti liberi, anche la donna, perché i domiciliari le sono stati revocati a fine febbraio. Per tutti è stato un processo difficile, data la delicatezza della storia: «Il compito di questa difesa era quello di reagire e portar fuori dalle vicende processuali la velata accusa di pedofilia, la reiterazione e il sospetto adescamento di altri minori - hanno spiegato i difensori, gli avvocati Massimo Nistri e Mattia Alfano - Siamo comunque soddisfatti per aver ricondotto sul giusto alveo tutta la vicenda e non avere una persona che patisce provvedimenti basati su accuse poi risultate prive di fondamento». Per i legali si è trattato di «una vicenda fattuale molto complessa nella dinamica dei rapporti interpersonali. Partivamo da una situazione in cui la realtà processuale era diversa dalla realtà fattuale».
Ora la difesa attende le motivazioni della sentenza, contro la quale hanno annunciato che sarà presentato appello. Fin d'ora comunque, senza misure cautelari e «senza i continui rinvii, senza essere continuamente ascoltata, lontana da una continua rivisitazione dei fatti che non rende sereno il clima familiare, la nostra assistita è finalmente tranquilla», hanno aggiunto i legali. La sentenza di condanna è stata emessa ieri dal giudice Daniela Migliorati al termine di un processo iniziato nel luglio scorso. Tutto era partito nel marzo 2019, dopo che il ragazzo, oggi 16enne, aveva raccontato ai genitori della relazione con la sua insegnante, operatrice socio sanitaria che il pomeriggio gli impartiva lezioni private d'inglese. Ai genitori il ragazzo aveva anche rivelato di essere il padre del secondo bambino della donna.

LE INDAGINI
Dopo questa confessione i genitori hanno sporto denuncia, dando così avvio alle indagini che sono state portate avanti dalla Squadra mobile di Prato. Gli investigatori acquisirono informazioni, testimonianze, e soprattutto i telefoni della donna e del ragazzo, raccogliendo prove consistenti, come le chat trovate sui telefoni del ragazzo e della sua insegnante.
Il test del dna infine ha confermato con certezza la paternità del neonato. La Procura di Prato nel marzo scorso chiese e ottenne l'arresto della donna ai domiciliari, conclusi nel febbraio scorso. Ora entrambe le famiglie coinvolte in questa storia avranno finalmente la serenità necessaria per superare la vicenda.

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