Totoministri, è ancora rebus sui nomi

Lunedì 17 Febbraio 2014
Totoministri, è ancora rebus sui nomi
Quando vedrete i nomi del governo Renzi, scoprirete che sono infinitamente meglio di noi veri amici che gli abbiamo detto no.

Anche Oscar Farinetti, patron di Eataly e grande sostenitore del segretario Pd, si tira fuori dalla partita. Come già l'ad di Luxottica Andrea Guerra e lo scrittore Alessandro Baricco, ammette che «s'è parlato» di un suo ingresso nella squadra di Renzi a Palazzo Chigi, ma declina l'invito: «Devo fare impresa nel mondo».



Sembra dunque perdere quota la componente 'Leopolda' nell'esecutivo nascente. E complicarsi, per il sindaco, il rebus dei ministeri. Anche se gli «amici» del premier incaricato assicurano che sarà un governo di alto profilo. A partire dal ruolo chiave di ministro dell'Economia, per il quale, nel giorno in cui scoppia il 'caso Barcà, spunta il nome dell'ex premier Giuliano Amato, anche se non trova nessuna conferma da fonti ufficiali.



È come sempre la casella più delicata, quella del titolare di via XX Settembre. Dopo le esperienze dei tecnici, Renzi starebbe cercando un ministro dal profilo più politico. Ma la scelta di una figura forte, che sia in grado di rassicurare anche l'Ue e la Bce, si starebbe rivelando non semplice. Mentre scendono le quotazioni dell'economista Lucrezia Reichlin, si sarebbe sondato Romano Prodi. Ma, anche viste le perplessità del Professore, si stanno cercando altre soluzioni. E, in questo contesto complicato, è girato in serata anche il nome del «dottor Sottile».



Per il ruolo si era pensato anche a un nome dal profilo più 'di sinistrà, come quello di Fabrizio Barca. Ma l'ex ministro si tira fuori. E lo rivela a un imitatore di Nichi Vendola, cadendo nell'ennesimo tranello de 'La Zanzarà: «Sono sotto una pressione crescente. Ma non ci penso proprio!», si sfoga. «Ho parlato con Graziano (Delrio, ndr) e pensavo 48 ore fa di averla stoppata questa cosa» alla quale «sarei forzato». Ieri sera, intanto, Renzi avrebbe incontrato Luca Cordero di Montezemolo. Per lui starebbe pensando a una delega come quella del Made in Italy. Ma al momento, raccontano, «non si segnalano avanzamenti». Resta poi in pista il nome dell'ex presidente Telecom Franco Bernabè, come possibile ministro dello Sviluppo economico. In discesa, l'ad delle Ferrovie, Mauro Moretti. Altra casella delicata è quella dell'Interno.



Ncd punterebbe a mantenere in quel ruolo Angelino Alfano. E, in un possibile schema con 18 ministri, a conservare anche la Salute a Beatrice Lorenzin e i Trasporti a Maurizio Lupi. Ma per il Viminale non sono escluse alternative, come quella di Dario Franceschini, che è in predicato anche per il minisero della Cultura. Scelta civica, che dovrebbe riunirsi in serata per discuterne, punterebbe su Stefania Giannini all'Istruzione. Ma non si esclude che in extremis la scelta possa virare su Irene Tinagli o su Andrea Romano. Mario Mauro potrebbe restare nell'esecutivo in rappresentanza dei Popolari, Gianpiero D'Alia per l'Udc. Andrea Orlando dovrebbe tenere l'Ambiente, ma potrebbe non essere l'unico rappresentante della minoranza Pd. E allora resta in pista il nome di Guglielmo Epifani al Lavoro (ma si parla anche di Cesare Damiano o Tito Boeri).



Non si esclude neanche una rappresentanza per Pippo Civati, ma lui declina. Alla giustizia si fa il nome di un garantista come Guido Calvi. Ma si parla anche di due donne come Livia Pomodoro e Paola Severino. In discesa le quotazioni di Michele Vietti. Alla Farnesina dovrebbe restare Emma Bonino. Agli Affari europei dovrebbe andare Federica Mogherini. Dei rapporti col Parlamento potrebbe essere incaricato Lorenzo Guerini o anche Maria Elena Boschi, che potrebbe unire la delega alle Riforme. Infine, l'unica casella che tutti considerano certa: Graziano Delrio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
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