Siri, mossa di Salvini: meglio andare dai pm prima di vedere Conte

Siri, mossa di Salvini: dai pm prima di vedere Conte

di Marco Conti


ROMA «Siri resta dov'è». Le uniche tre parole della Lega sull'argomento, le pronuncia a metà mattina Matteo Salvini. Sul resto delle bordate grilline contro il sottosegretario, che il M5S scaglia per l'intera giornata, dal Carroccio filtra solo un lapidario «chiacchiere da bar». Definire il vicepremier Di Maio e il Guardasigilli Bonafede come un paio di perdigiorno che si intrattengono su questioni che non conoscono o sulle quali non hanno potere di incidere, la dice lunga sulla stato dei rapporti tra i due alleati. Per Salvini il sottosegretario resta al suo posto e questo rende alquanto inutile interrogarsi sui meccanismi della sua rimozione. Dimissionare in consiglio dei ministri il sottosegretario Siri senza l'assenso del Carroccio equivale ad aprire una crisi di governo e il M5S ne è consapevole al netto della propaganda.

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LA FACCENDA
La questione è quindi destinata a trascinarsi ancora. Con il M5S che sfrutta a piene mani l'inchiesta per la campagna elettorale coinvolgendo il presidente del Consiglio che la prossima settimana dovrebbe incontrare il sottosegretario. Giuseppe Conte è da oggi in Cina - dove adottano procedure alquanto diverse per ottenere le dimissioni - per partecipare al raduno dei firmatari il memorandum sulla Via della Seta. Non è comunque detto che l'incontro a palazzo Chigi avvenga lunedì - come sostengono i grillini - e prima dell'incontro di Siri con i magistrati che lo indagano. Prendere tempo significa per Salvini conoscere ancora meglio i contorni dell'inchiesta ed evitare che la faccenda arrivi rapidamente in consiglio dei ministri dove si consumerebbe uno strappo, e quindi la crisi, qualora Conte dovesse proporre le dimissioni senza il via libera leghista.

Resta il fatto che Salvini continua a difendere a spada tratta il suo sottosegretario ma il nervosismo è palpabile. Al punto che ieri il ministro dell'Interno sono scappate un paio di frasi garantiste che a molti leghisti della prima ora non possono non ricordare l'alleato di Arcore: «In un Paese civile se si indaga qualcuno bisogna ascoltarlo un'ora dopo, no una settimana dopo». Il secondo affondo salviniano è ancora più preciso: «Anche i giudici che sbagliano devono pagare, come tutti gli altri lavoratori». Due concetti garantisti che stridono con il giustizialismo dell'alleato che continua a chiedere le dimissioni di Siri con sempre maggiore insistenza.

Quanto possa durare il teatrino è difficile dirlo, ma anche ieri è riuscito ad oscurare le pessime news che arrivano sul fronte dei conti pubblici e dello spread volato a 270 punti. Per ora il diretto interessato continua a negare ogni addebito, ma è di fatto anche un po' ostaggio della contesa che rischia anche di ripercuotersi su chi indaga qualora dovesse preoccuparsi di non deludere i grillini. Qualora Siri dovesse riuscire ad incontrare il presidente del Consiglio dopo i magistrati potrebbe avere nuovi argomenti per sostenere la sua innocenza o per lasciare spontaneamente il ministero dei Trasporti senza essere brutalmente dimissionato.

IL TEMPO
La vicenda approfondisce vieppiù il fossato tra M5S e Lega e mostra la corda l'intesa basata su un contratto che non prevede regole per la contesa elettorale. A Salvini la vicenda pesa anche perché non giova all'immagine del Carroccio essere chiamato a rispondere, in ogni occasione pubblica, su una vicenda che si presta molto alla strumentalizzazione. Di Maio invece ci punta molto e anche ieri ha scatenato tutti i big del movimento contro l'alleato. Il coinvolgimento di Conte da parte del M5S, e il clima di rissa che si generato, non è detto però che giovi. Peraltro Conte ha dalla sua solo l'arma della moral-suasion, mentre per avviare eventuali procedure burocratiche per ottenere le dimissioni, c'è bisogno del via libera di Salvini. Ammesso che si arrivi mai ad una conclusione del genere, dato che il senatore Siri potrebbe a quel punto decidere il passo indietro in assoluta autonomia.

 
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Venerdì 26 Aprile 2019, 07:44






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5 di 12 commenti presenti
2019-04-26 19:17:33
Se l'On. Armando Siri, della Lega, non si dimette per le notizie diffuse in questi ultimi giorni dagli Organi di Informazione, a mio giudizio molto preoccupanti, è meglio che il M5S lasci il Governo. Punto.
2019-04-26 21:49:35
basta Amburgo !, l'onoreviole Siri è stato proposto da Di Battista, noto per essersi iscritto ad un corso da falegname, a ministro dell'economia !!!! Per favore, non continui a rendersi ridicolo !!
2019-04-26 17:58:40
Ma non mi risulta che la Raggi si sia Dimessa quando era inquisita...Ah vero. Per i 5Stelle ci sono altre regole..
2019-04-26 19:04:58
La Raggi è indagata perchè un tizio ex 5S ha fatto un esposto contro di lei, se io faccio un esposto contro di lei sig. Comico la indagano, perchè in Italia c'è l'azione penale obbligatoria e i giudici sono obbligati ad indagare, per la Raggi la procura aveva chiesto l'archiviazione e fino ad oggi è stata sempre assolta o archiviata. Dopodichè l'Italia è piena di sindaci, consiglieri e politici indagati,pure della Lega,nessuno ne ha mai chiesto le dimissioni, anche perchè sennò basterebbe un esposto di chiunque per fare cadere città e regioni, andremmo a votare tutti i giorni. Il caso di Siri è diverso c'è un'accusa grave e un'indagine della magistratura che rischia di allargarsi, un passo indietro da sottosegretario, non da parlamentare, servirebbe pure a lui per difendersi meglio. Poi se vogliamo restare sui 5stelle, quando De Vito a Roma è stato arrestato, Di Maio lo ha espulso subito, bisogna valutare caso per caso. Un abuso d'ufficio in Italia non si nega a nessuno, i casi di corruzione sono più gravi.
2019-04-26 21:34:38
Concordo con quanto ha scritto la Sig.ra Clara P.