Salvini e M5S: «Nessun gruppo unico per le Europee»

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Salvini: «Nessun gruppo unico con M5S per le Europee»
Sia Matteo Salvini che M5S escludono l'ipotesi di un gruppo unico per le Europee. Il ministro dell'Interno ha parlato stamani a Rtl 102.5. sulle ipotesi di un accordo rafforzato con M5s in vista delle europee. «Non sto ragionando di gruppi unici di alleanze: le europee saranno un'opportunità di cambiamento, come Lega abbiamo le idee chiare su come deve cambiare l'Europa». Nessun gruppo unico? «Assolutamente no, abbiamo già i nostri alleati a livello internazionale», ha detto. «Sugli equilibri politici scopro sui giornali di pensare cose che non sapevo che io pensassi».
 
«Abbiamo già i nostri alleati a livello internazionale, in Francia, in Germania, in Belgio, in Polonia, in Svezia, e fortunatamente come Lega siamo centrali», ha detto Salvini. «In queste ore - ha aggiunto - al di là della vicenda sui pastori sardi su cui stiamo lavorando giorno e notte, le vicende della giunta per le immunità delle elezioni europee mi sono lontane. Abbiamo una situazione economica complicata da seguire e a questo ci stiamo dedicando. Stiamo studiano come poter scendere dal 23 al 20% sull'aliquota Irpef per dare ossigeno ai lavoratori dipendenti: il resto lo leggo sui giornali la mattina».

Sulla stessa posizione anche i pentastellati che in un post sul blog spiegano: «Il M5S nel prossimo Parlamento Europeo farà parte di un nuovo gruppo fondato sui valori della democrazia diretta. Le prime 4 forze politiche che lo comporranno sono state presentate a Roma da Luigi Di Maio. Siamo in contatto con altre forze politiche di altri Paesi per allargare ulteriormente il gruppo. Non esiste e non è mai stata presa in considerazione l'idea di entrare nel gruppo della Lega e Le Pen o in altri gruppi che propongono da decenni la stessa vecchia ricetta». «Noi infatti non abbiamo alcuna intenzione di uscire dall'Europa, ma di dare nuova vita al sogno europeo occupandoci dei bisogni dei cittadini e abbandonando definitivamente l'era dell'austerità».

Il tema Alitalia. A Rtl Salvini parla anche di Alitalia: «A me interessa che chi deve arrivare in Italia ci arrivi: il turismo per noi è come il petrolio per l'Arabia Saudita. Mi interessa che non ci sia una compagnia di bandiera venduta o svenduta a compagnie estere che poi farebbero gli interessi dei loro paesi. Senza commettere gli errori del passato, è troppo importante avere una compagnia di bandiera che punti sull'Italia e che riapra alcune rotte che sono state chiuse». Lo ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini a Rtl 102.5 interpellato sul dossier Alitalia e sulla possibilità che lo Stato salga fino al 51%.
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Mercoledì 20 Febbraio 2019, 08:53






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5 di 5 commenti presenti
2019-02-20 15:38:59
Ma questi qua sono sempre in campagna elettorale???....pensa quanto gli interessa a loro dei problemi dell'Italia e degli italiani....
2019-02-20 13:18:45
Non è un allarme perché al Viminale spetta presiedere alla sicurezza dei cittadini, ma è certamente preoccupante la mappatura ed anche la “radiografia” politica dei centri sociali in Italia diffuse oggi dal ministero dell’Interno. Da quando Matteo Salvini è arrivato al Viminale, le polemiche sui centri sociali hanno registrato un’impennata che ci ha riportato agli anni ’70, epoca in cui agivano i cosiddetti “collettivi“, spesso covi di sprangatori con licenza di spaccare teste e con tanto di soccorso rosso da parte di avvocati, scrittori, giornalisti e gente di spettacolo pronto a scattare nella fase delle indagini e assicurato negli eventuali processi. Oggi, per fortuna, non si vive più quella plumbea temperie, ma i centri sociali continuano a dividere il mondo politico. Sopratutto tra chi li paragona ad innocui laboratori sociali e chi. al contrario, vi intravede delle vere centrali di professionisti di guerriglia e di violenza. Il Viminale sembra accostarsi più a questa seconda versione, soprattutto per quel che riguarda i centri sociali autogestiti. Qui in particolare – informano dal ministero dell’Interno – i movimenti antagonista ed anarchico «estrinsecano la loro attività». E questa è l’unica caratteristica che li accomuna. Quanto al resto, infatti, essi risultato «diversificati fra loro in ragione dei diversi indirizzi politico-ideologici delle varie componenti organizzative accomunate dalla gestione di uno spazio pubblico quale luogo di aggregazione per attività d’area». Questa la situazione in tutta Italia come rilevata dal Viminale: i centri sociali attivi attualmente sono 165. Di questi «87 in posizione di legalità» mentre ammontano a ben 78 «quelli occupati abusivamente». Scendendo nel dettaglio, sono La Lombardia e il Lazio le regioni italiane in cui è in attività il maggior numero di centri sociali autogestiti: rispettivamente 33 e 28 strutture, per la maggior parte situate nei capoluoghi. A Milano ci sono 24 centri sociali, a Roma 27. A seguire, si evince dalla mappa fornita dal Viminale, la Campania con 15 centri sociali (di cui circa sette solo a Napoli), l’Emilia Romagna con 14 ( di cui cinque a Bologna), il Piemonte con 13 (undici a Torino), la Toscana con 12 (sette a Firenze), le Marche con 11 (sei dei quali ad Ancona) e il Veneto con 10 (4 a Venezia). Molise e Sardegna sono le uniche due regioni italiane in cui non figurano centri sociali in attività...POI SALVINI NON FA IL SUO LAVORO, FA ABCHE QUELLO CHE LA SINISTRA PD IN PRIMIS, NON HA MAI VOLUTO FARE, NON POTEVA...AHAHAHAH!!!!
2019-02-20 11:57:11
Mai....che parolone, avevi anche detto di voler essere processato poi ti sei nascosto dietro i 5stelle.
2019-02-20 11:39:29
Contro le politiche di Matteo Salvini ora scende in campo anche il Garante della concorrenza e dei consumatori, che mette nel mirino la tassa dell'1,5% sui money transfer, sistema utilizzato dagli immigrati per spedire soldi nei Paesi di provenienza (novità introdotta dal decreto fiscale 2018). Secondo l'antitrust si tratta di una norma "ingiustificatamente discriminatoria". I money transfer, secondo il Garante, sarebbero stati colpiti dal fatto che non possono assicurare ai loro clienti offerte competitive rispetto a banche e Poste, non coinvolte dalla nuova tassa che - scrive l'Antitrust - ridurrebbe pure "il grado di trasparenza sulle condizioni economiche praticate per il servizio di rimesse di denaro". La tassa si applica su tutte le operazioni oltre i 10 euro, eccezion fatta per quelle effettuate con fini commerciali. La sinistra, ovviamente, aveva da subito bollato come "discriminatorio" il balzello. Ma chi la ha proposta, spiega che la tassa sia un modo per trattenere nella casse italiane parte di quei guadagni che, realizzati nel Belpaese, poi prendono la strada per l'estero (senza dunque essere spesi nelle attività commerciali nostrane). Trasferimenti che, secondo la Fondazione Moressa, nel 2018 valevano qualcosa come 5 miliardi di euro. Un mucchio di soldi. MA QUALE 1.5%, 10% COME MINIMO LA TASSA, CON QUELLO CHE CI COSTANO ...I LORO FRATELLI.
2019-02-20 10:42:28
Mi pare che ormai le cose siano chiare a tutti, La Casaleggio associati e Grillo hanno costruito un movimento in cui milioni di citadini ci hanno creduto e con roboanti promese e proposte fantascientifiche gli hanno fatto fare un grande giro per approdare poi al loro vero obiettivo, cioè fondersi con i nazional-leghisti di salvini, tutto lecito naturalmente, ecco diciamo che li hanno potati in giro.