Salvini: «Riaperture? Non facciamo la schedina del totocalcio. Copasir, si dimettano tutti»

Sabato 10 Aprile 2021
Salvini: «Riaperture? Non facciamo la schedina del totocalcio. Copasir, si dimettano tutti»
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«Noi non facciamo la schedina del totocalcio sulle riaperture, ma ci affidiamo alla scienza - ha detto Matteo Salvini prima di entrare nell'aula bunker di Bicocca a Catania per l'udienza preliminare dell'inchiesta Gregoretti -. Quando la scienza impone chiusure è giusto chiudere, quando gli stessi dati scientifici, come accade fortunatamente da giorni e giorni dicono che calano i ricoveri e la situazione torna più tranquillo, se la scienza vale quando si torna al rosso vale anche quando si passa al giallo». 

 

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Copasir, Salvini: «Si dimettano tutti»

 

 

 

E sul Copasir, Salvini dice stop ai litigi con Fratelli d'Italia per la presidenza: «Si dimettano tutti, si riparte daccapo». Il leader della Lega è oggi a Catania per l'udienza preliminare dell'inchiesta Gregoretti nell'aula bunker di Bicocca. Queste le sue parole: «Se si dimettono tutti si riparte daccapo. Basta star lì a litigare, non c'è tempo da perdere. Questa settimana ho incontrato Draghi, ho incontrato Letta, la prossima settimana vedrò altri leader di partito, esponenti del mondo sindacale. Non c'è tempo di questionare sulle poltrone. Si dimettano tutti e si ricomincia daccapo».

 

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Gregoretti, il pm: «Non luogo a procedere per Salvini»

 

L'ex ministro dell'Interno, Matteo Salvini, nella vicenda dello sbarco dei migranti da nave Gregoretti al centro dell'udienza preliminare in corso nell'aula bunker di Catania, «non ha violato alcuna delle convenzioni internazionali», le sue scelte sono state «condivise dal governo» e la sua posizione «non integra gli estremi del reato di sequestro di persona» perché «il fatto non sussiste». Lo ha detto il Pm Andrea Bonomo che, a conclusione del suo intervento in aula davanti al Gup Nunzio Sarpietro, ha ribadito la richiesta di non luogo a procedere nei confronti dell'ex ministro La Procura di Catania nella richiesta di archiviazione aveva scritto che «l'attesa di tre giorni non può considerarsi una illegittima privazione della 'libertà'», visto che le «limitazioni sono proseguite nell'hot spot di Pozzallo» e che «manca un obbligo per lo Stato di uno sbarco immediato».

Inoltre, aveva osservato il pm, «le direttive politiche erano cambiate» e dal 28 novembre il Viminale aveva espresso la volontà di assegnare il Pos e di «farlo in tempi brevi», giustificando «i tempi amministrativi» per attuare lo sbarco dei migranti «con la volontà del ministro Salvini di ottenere una ridistribuzione in sede europea». Inoltre sulla nave «sono stati garantiti assistenza medica, viveri e beni di prima necessità» e «lo sbarco immediato di malati e minorenni».

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 11:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA