Quirinale, a vuoto il primo voto. Renzi candida Mattarella. Berlusconi: patto tradito, vediamo se hanno i numeri

Giovedì 29 Gennaio 2015
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A vuoto il primo voto per l'lezione del presidente della Repubblica. Il premier Matteo Renzi ha indicato Sergio Mattarella come candidato del Pd, che però alla prima chiama ha votato scheda bianca. Forza Italia non lo voterà e anche il partito di Silvio Berlusconi ha votato scheda bianca. «Non siamo noi a non aver rispettato il patto ma Renzi», ha detto Silvio Berlusconi.

Nulla di fatto dunque come previsto al primo scrutinio. Il più votato è stato il candidato del Movimento 5 stelle Ferdinando Imposimato, con 120 preferenze, ma il numero maggiore è stato quello delle schede bianche che sono risultate 538.

Renzi indica Mattarella. Il premier il nome lo ha proposto all'assemblea dei grandi elettori del Pd ed è stato approvato all'unanimità. «Spero che da sabato mattina potremmo rivolgerci a lui come "signor presidente"», ha detto il premier (leggi il ritratto di Mattarella).​

La trattativa per convincere Silvio Berlusconi a convergere su Mattarella è andata avanti tutta la notte. Ma Renzi, nonostante il no del Cav non si è fermato. «Il nostro candidato è lui, non abbiamo altri nomi», è la decisione che il premier annuncia davanti ai grandi elettori del Pd, ricevendo il voto unanime di un Pd, fino a ieri diviso, e un applauso per sè e il candidato al Quirinale. Il Cav ed Angelino Alfano non cedono ma non rompono il Patto del Nazareno: sabato, il giorno decisivo dopo tre fumate nere, la prima oggi pomeriggio, voteranno scheda bianca.

Nell'atmosfera delle grandi occasioni, i 1009 grandi elettori arrivano alle 15 per la prima votazione per il presidente della Repubblica. Senza sorprese, la prima chiama si chiude con 538 schede bianche e i piccoli partiti compatti sui candidati di bandiera: i grillini votano Ferdinando Imposimato, primo eletto delle «quirinarie» M5S seguito da Romano Prodi e Nino Di Matteo; Fdi-Lega scrivono Vittorio Feltri e Sel sceglie per le prime tre votazioni Luciana Castellina. Ma è Nichi Vendola, con una chiamata mattutina a Renzi, a spostare Sel dall'opposizione al sostegno nella partita del Quirinale.

È all'asse del Pd con Sel e con Scelta Civica che il presidente del consiglio guarda per portare sabato, nella prima votazione a maggioranza assoluta di 505 voti Mattarella al Quirinale. Un pacchetto di 554 voti che, salvo imboscate di franchi tiratori, dovrebbero essere certi.

Berlusconi, dopo aver riflettuto e sentito per telefono il giudice costituzionale, non ci sta. «Renzi non ha rispettato i patti», attacca il Cav che vede nell'indicazione di Mattarella «un'altolà al patto del Nazareno» che a questo punto è stracciato «a metà». Tra il premier e Berlusconi Alfano sceglie il ritorno a casa, pur confermando l'alleanza al governo: «Il problema non è il nome ma il metodo. Il Pd ha scelto il suo candidato e noi voteremo scheda bianca. Ma il patto di governo tiene».

Nel risiko del Quirinale, numeri e convenienze politiche alla mano, il segretario dem ha infatti scelto di tenere unito il suo partito e di «sanare la ferita del 2013» quando su Franco Marini e poi su Romano Prodi il Pd arrivò sull'orlo dell'implosione e il Parlamento non riuscì ad eleggere il Capo dello Stato. E va avanti come un treno sul nome di Mattarella.

«È uomo della legalità, della battaglia contro le mafie e della politica con la P maiuscola», è l'elogio del premier che chiede il voto dei 505 grandi elettori. E avverte: «Una volta scelto un nome non si fanno giochini. Né falò per bruciare i nomi».

«Mattarella è giudice costituzionale, noi stiamo cambiando la Costituzione. Mattarella è difensore della Costituzione che non significa imporne l'intangibilità ma essere capace di difenderla e valorizzare i processi di transizione nel pieno rispetto delle regole», dice ancora Renzi.

Una sfida che tutti i big dem, da Enrico Letta a Pier Luigi Bersani, e la minoranza accettano. «Sono molto soddisfatto, alla quarta ce la faremo e un po' anche a me devono lealtà stavolta i grandi elettori», sostiene l'ex segretario Pd, facendo un po' sua la candidatura di Mattarella.

Se Prodi si era sfilato subito dopo il sondaggio M5S, «non voglio essere uno strumento di divisione», dal Pd è un coro di applausi per la scelta di Letta. E la «benedizione» sul suo successore arriva dall'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «È una persona di assoluta lealtà, correttezza, coerenza democratica e alta sensibilità costituzionale», dice ai giornalisti in Transatlantico il senatore a vita, accolto con un lungo applauso nel suo arrivo nell'emiciclo di Montecitorio.

Ora, con il fiato un po' sospeso, Renzi dovrà aspettare sabato per capire se Mattarella avrà i voti per essere eletto. Ma i renziani sono ottimisti che la maggioranza potrà allargarsi. «Fi e Ap non hanno chiuso del tutto, mancano tre giorni che in politica sono un'era geologica», incrocia le dita il ministro Maria Elena Boschi.

La candidatura di Mattarella «è una forzatura unilaterale del presidente del Consiglio, ovvero del segretario Pd. Non so se passerà ma certamente noi non lo votiamo», ha detto il capogruppo di Forza Italia al Senato, Paolo Romani. «La decisione unilaterale di Renzi di candidare Mattarella senza il nostro assenso,senza la nostra condivisione, evidentemente è uno strappo difficilmente sanabile», ha aggiunto Renato Brunetta, capogruppo Fi alla Camera, a SkyTg24.

Ultimo aggiornamento: 30 Gennaio, 08:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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