Reddito di cittadinanza, migranti, Ucraina: l'agenda del governo Meloni dopo l'ok alla Manovra. Ecco cosa farà

Su pensioni e rdc in manovra sono presenti manovre ponte che dovranno essere sostituite da riforme di ampio respiro. I dossier più urgenti però sono in politica estera

Martedì 22 Novembre 2022 di Fausto Caruso
Reddito di cittadinanza, migranti, Ucraina: l'agenda del governo Meloni dopo l'ok alla Manovra. Ecco cosa farà

Reddito di cittadinanza, pensioni e lavoro, senza dimenticare il tema migranti e il sostegno all'Ucraina. Temi che in gran parte sono stati toccati dalla legge di bilancio varata in extremis dal governo Meloni, ma che rappresentano tutt'altro che capitoli chiusi. La manovra dovrà ora intraprendere un iter parlamentare accelerato, mentre il Presidente del Consiglio dovrà risolvere tutti i nodi rimasti in sospeso sia sul fronte interno che nell'arena internazionale.

 

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Il fronte interno: pensioni e reddito di cittadinanza

Alcuni tra i dossier più caldi che rimangono aperti sul tavolo dell'esecutivo derivano direttamente dalla nanovra. Nell'illustrare le decisioni dell'esecutivo, la premier è stata chiara nell'affermare che i provvedimenti su reddito di cittadinanza e pensioni sono delle misure ponte dettate dai tempi stretti che prevedono il varo della manovra entro dicembre. Per ora il reddito di cittadinanza non è stato abolito, ma rimodulato: il sussidio continuerà ad essere erogato per i fragili che non sono in grado di lavorare, mentre gli “occupabili” lo potranno ricevere solo per otto mesi nel 2023, per poi andare verso l'eliminazione nel 2024. Meloni ha però precisato che comincerà subito il lavoro su una riforma complessiva per sostituire la misura grillina con un sistema che, pur continuando a tutelare i fragili, incentivi maggiormente all'inserimento nel mondo del lavoro attraverso corsi di formazione e premi alle aziende che assumono. Un compito non facile visto che gran parte dei 660mila “occupabili” sono over 50 con un basso livello di istruzione e decisamente poco appetibili per il mercato del lavoro.

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Discorso simile per le pensioni. In manovra è rientrata una sorta di quota 103, che permette di andare in pensione a partire da 62 anni con almeno 41 di contributi. Il leader della Lega Matteo Salvini ha però ribadito più volte come l'obiettivo resti una Quota 41 “pura”, ovvero l'uscita dal lavoro con 41 anni di contributi senza limiti di età. Il problema per entrambi i provvedimenti è che oltre a studiare i meccanismi bisognerà capire dove reperire le risorse economiche necessarie a coprirne gli ingenti costi.

Il fronte internazionale: l'Europa e i migranti

A cavallo tra politica interna ed estera, tra le questioni più urgenti dell'agenda Meloni c'è senza dubbio la ricucitura dei rapporti con la Francia dopo lo strappo seguito alla crisi dei migranti. Normalizzare i rapporti con Parigi è fondamentale per riprendere lo sviluppo di una politica comune sulla gestione dei flussi migratori che vedono ogni giorno centinaia di partenze dalla Libia verso le coste siciliane. Domenica la Commissione Europea ha presentato un piano in 20 punti per rafforzare la cooperazione e le misure di ricollocamento, che prevede la redistribuzione di oltre 8mila migranti l'anno. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi si è detto «soddisfatto» delle decisioni prese, ma non si tratta che del primo, necessario passo di una partita più ampia il cui obiettivo ultimo dovrebbe essere un meccanismo di ridistribuzione automatico, osteggiato dall'Ungheria e dai Paesi del Nord Europa. Il prossimo appuntamento è il vertice straordinario dei ministri degli Interni dell'Unione convocato ad hoc per questo venerdì, 25 novembre.

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Eventuali accordi sui migranti non sarebbero che propedeutici a un'unità di intenti tra Francia, Italia e, possibilmente, Germania per raggiungere un accordo sul price cap sul gas importato dalla Russia e il disaccoppiamento del prezzo dell'energia elettrica prodotta da altre fonti da quella più costosa prodotta proprio col gas. La manovra italiana all'esame del Parlamento prevede un parziale disaccoppiamento al livello nazionale, ma l'efficacia di una decisione europea sarebbe di gran lunga maggiore.

Capitolo Ucraina

Il fronte militare e politico sempre drammaticamente aperto per tutto l'Occidente è quello ucraino. Fin dalla campagna elettorale Giorgia Meloni ha fatto del posizionamento atlantista una caratteristica identitaria e ora che si trova al governo le rassicurazioni più volte rivolte agi alleati, primi tra tutti il presidente americano, Joe Biden, e quello Ucraino, Volodymir Zelensky, andranno tradotte in pratica con un nuovo invio di armi. Un sesto pacchetto di aiuti «non è al momento sul tavolo», ha dichiarato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che però ha si è detto intenzionato a proporre al Parlamento il prolungamento a tutto il 2023 della legge quadro che permette all'esecutivo di decidere quali e quante armi inviare senza dover passare di volta in volta dalle due Camere.

 

Ultimo aggiornamento: 18:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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